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La Turchia ha un “piccolo principe”: fabbrica droni ed è il genero di Erdogan

Selçuk Bayraktar su una portaerei: alle spalle, uno dei droni che produce 

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Chi è Selçuk Bayraktar, boss di Baykar, gigante della difesa che ha appena acquisito Piaggio Aerospace. Molti dicono che sarà lui a succedere al potente suocero
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«Il fattore principale che rende Baykar così competitiva e innovativa è la dedizione. Siamo un team dinamico: quattromila persone, metà dei quali ingegneri con un’età media di 29 anni. La nostra missione è rendere la tecnologia turca indipendente e metterla al servizio della nostra sovranità e di quella dei Paesi amici». Chi parla seduto nel suo studio di Istanbul è Selçuk Bayraktar, 45 anni, volto simbolo dei giovani turchi del nuovo millennio, l’artefice di quello che qui molti chiamano «un miracolo»: rendere Istanbul la capitale mondiale dei droni militari. Bayraktar guida – insieme al fratello Haluk – Baykar, azienda fondata dal padre nel 1986 e diventata in pochi anni leader nell’industria della difesa in Turchia: il gruppo è salito agli onori della cronache anche in Italia a fine 2024 per l’acquisizione di Piaggio Aerospace.

All’estero Baykar è conosciuta sopratutto per i droni: in un decennio 34 nazioni li hanno adottati, stingendo alleanze militari con Ankara. In questi mesi …

«Il fattore principale che rende Baykar così competitiva e innovativa è la dedizione. Siamo un team dinamico: quattromila persone, metà dei quali ingegneri con un’età media di 29 anni. La nostra missione è rendere la tecnologia turca indipendente e metterla al servizio della nostra sovranità e di quella dei Paesi amici». Chi parla seduto nel suo studio di Istanbul è Selçuk Bayraktar, 45 anni, volto simbolo dei giovani turchi del nuovo millennio, l’artefice di quello che qui molti chiamano «un miracolo»: rendere Istanbul la capitale mondiale dei droni militari. Bayraktar guida – insieme al fratello Haluk – Baykar, azienda fondata dal padre nel 1986 e diventata in pochi anni leader nell’industria della difesa in Turchia: il gruppo è salito agli onori della cronache anche in Italia a fine 2024 per l’acquisizione di Piaggio Aerospace.

All’estero Baykar è conosciuta sopratutto per i droni: in un decennio 34 nazioni li hanno adottati, stingendo alleanze militari con Ankara. In questi mesi sono stati protagonisti dei conflitti in Libia, in Azerbaijan, in Ucraina (oltre che dei raid turchi contro i miliziani curdi), arrivando in tutti i punti della sfera d’influenza che la Turchia ha costruito negli anni lungo quelli che furono i confini dell’impero ottomano, dall’Africa ai Balcani. Ma non sono solo queste le credenziali che fanno di Bayraktar molto più di un imprenditore: sua moglie è Sumeyye, la figlia più giovane del presidente Recep Tayyip Erdogan. Nel 2016 alle loro nozze parteciparono decine di leader internazionali, dal premier albanese Edi Rama a quello pachistano Nawaz Sharif, fino all’ex primo ministro libanese Saad Hariri. Da allora, le analisi che indicano l’imprenditore come successore del suocero al vertice del Partito della Giustizia e dello Sviluppo si sono moltiplicate. La candidatura non è mai stata accreditata dal suocero settantenne, che non vuole venire sospettato di nepotismo né compromettere le aspirazioni dei collaboratori più influenti che dal 2003 lo affiancano nel governo del Paese, come il ministro Esteri Hakan Fidan o l’ex titolare dell’Interno Süleyman Soylu. Tanto meno dal genero, che non ha mai accettato l’investitura a “piccolo principe”, pur amando come tutti gli appassionati del volo il libro di Antoine de Saint-Exupéry.

Dal mare al cielo

Fu il padre Ozdemir a insegnare al giovane Bayraktar i rudimenti del pilotaggio e a trasmettergli l’ossessione per gli aeroplani: un self-made man (come il suocero) figlio di pescatori del Mar Nero, che riuscì a laurearsi in Ingegneria e ad aprire una fabbrica di componenti per auto diventata nel tempo la Baykar. La madre Canan, economista di formazione, è stata invece una pioniera dell’informatica e ha lavorato come programmatrice di computer con le schede perforate. Sin da giovane, il capofamiglia aderì al movimento di Nekmettin Erbakan, l’ex primo ministro ideologo del nazionalismo islamico che avrebbe poi ispirato Erdogan. È una visione che oggi Selçuk Bayraktar condivide, pur preferendo parlare poco di politica e consolidare invece l’immagine di un outsider che ha bruciato le tappe. «Abbiamo cominciato a occuparci di droni – ci dice senza nascondere l’entusiasmo – con una start up nell’anno 2000: eravamo una piccola squadra e abbiamo realizzato il primo aereo senza pilota completamente turco. Il nostro segreto? Lavoriamo come un team di Formula Uno: siamo estremamente veloci, conosciamo il settore, seguiamo i nostri droni anche sul campo di battaglia».

Missione glocal

Negli hangar dell’azienda c’è una sintesi di orgoglio nazionale e respiro globale. L’ultimo record che ha preso vita fra questi capannoni si chiama Kizilema: è il primo jet al mondo senza pilota e ha l’ambizione di superare come diffusione e prestazioni l’F35 statunitense, un classico dell’aviazione militare mondiale. «Kizilema è una parola turca – spiega Bayraktar – per indicare “l’obiettivo finale, il sogno più grande”. Il mio sogno è sempre stato quello di costruire il primo caccia senza pilota, perché è credo che sia il futuro della guerra aerea: i caccia saranno rimpiazzati da droni combattenti». I laboratori della Baykar sono all’avanguardia anche nell’applicazione dell’intelligenza artificiale, altro settore in cui la Turchia sta compiendo passi da gigante. «La usiamo già per rendere più sicuro il volo dei droni, perché aiuta a evitare gli ostacoli e consente di pianificare autonomamente le rotte, garantendo sempre il ritorno della macchina alla base» continua. «Inoltre può gestire manovre molto sofisticate. Ma ci tengo a chiarire un punto: l’identificazione dei bersagli e l’uso delle armi sono sempre decisi dall’uomo».

Effetto Musk

A Bayraktar non piace essere paragonato a Elon Musk, anche se si sta muovendo per sfidarlo con satelliti da telecomunicazione in bassa orbita e una serie di navette spaziali che saranno lanciati a breve. E come Musk ha un’agenda che va oltre al mondo degli affari e ama controllare le cose nel dettaglio: nel suo ufficio, mentre parliamo, osserva in continuazione due schermi su cui segue i test delle sue macchine sorseggiando caffè. Non basta: la fabbrica della Baykar, sorta nella sterminata periferia di Istanbul, ricorda la Silicon Valley dei tempi d’oro: ci sono palestre, zone relax, un ristorante vegano e spazi creativi, ispirati alla saga di Matrix, pieni di componenti sparsi alla rinfusa. C’è anche una moschea: Selçuk Bayraktar è sempre stato osservante e la moglie indossa l’hijab. Dopo aver studiato in Turchia, l’imprenditore ha completato la sua formazione negli Stati Uniti e ha ricevuto offerte per rimanere a lavorare lì: ma non ha mai avuto dubbi sulla sua missione. «Vent’anni fa mi sono specializzato all’università della Pennsylvania e poi al Mit di Boston – ricorda – nessuno pensava che ci potesse essere una società di tecnologie avanzate in Turchia. Invece noi abbiamo creato la scintilla. Ora un giovane in questo Paese sa che è possibile realizzare qui i migliori prodotti tecnologici del mondo».

A fianco dell’imprenditore Bayraktar (primo a sinistra) c’è la moglie Sumeyye, figlia del presidente Recep Tayyip Erdogan e di sua moglie Emine (al centro della foto). A sinistra del leader, l’altra figlia Esra, e nipoti del “Sultano”. getty images 

Un’idea che va oltre l’ingegneria e il business, e che riporta alla politica e alle idee del suocero Erdogan. «Dalla rivoluzione digitale mi aspettavo una più equa ripartizione della ricchezza – ci spiega Bayraktar– invece abbiamo assistito alla nascita di monopoli. In Turchia abbiamo cercato di fare di questo settore il volano per una più giusta distribuzione del benessere: uno strumento di uguaglianza sociale. Questo messaggio dà la consapevolezza che è possibile costruire un futuro diverso».

Come una rockstar

È il programma per la rivoluzione del terzo millennio, che rievoca la svolta modernizzatrice voluta fra gli anni Venti e Trenta del Novecento dal “padre della patria” Mustafa Kemal Atatürk, ma che questa volta nella visione di Bayraktar – così come in quella di Erdogan – deve essere condotta nel segno dell’identità musulmana. L’obiettivo è portare i ragazzi poveri delle metropoli anatoliche, che fino ad ora sognavano di diventare calciatori, a credere che il successo possa arrivare dalle startup. Per questo una fondazione controllata dal gruppo seleziona nelle scuole gli studenti più capaci e determinati delle famiglie meno abbienti e permette loro di ricevere gratuitamente formazione di alto livello.

Un progetto che trova la sua materializzazione nel Teknofest, evento annuale ideato da Bayraktar, dove si radunano folle di studenti per una competizione tra prototipi di missili, concetti di satelliti, robot miniaturizzati. Lo scorso anno, su un palco degno di una rockstar, sono apparsi Erdogan e Bayraktar, entrambi con giubbotto da pilota rosso come la bandiera nazionale. Il presente e il futuro della Turchia.

Sul Venerdì del 17 gennaio 2025

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