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Massimo Giannini: la musica del tempo

Il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. (C) Mark Peterson/Redux Pictures 

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D’accordo: ci sarebbero cose più divertenti delle quali varrebbe la pena di occuparsi. Che so, i trionfi cinematografici del politicamente scorretto Angelo Duro, il Sanremo politicamente perfetto di Carlo Conti, o il pancione politicamente sospetto di Maria Rosaria Boccia. Ma uno sguardo ai destini del mondo, ogni tanto, bisogna pur darlo. Il ritorno dell’autocrazia personale incarnata da Trump, e il contorno della plutocrazia digitale guidata da Musk, ci impongono cattivi pensieri sulla democrazia liberale. Due cose colpiscono: l’adesione a un modello di potere cesarista e neo-imperiale, la seduzione di una nuova genìa di miliardari non temuti ma amati da un pianeta che ha poco pane, ma si nutre di smartphone e si ciba di tweet su X, di post su Facebook, di reel su Instagram, di foto-story su TikTok.

D’accordo: ci sarebbero cose più divertenti delle quali varrebbe la pena di occuparsi. Che so, i trionfi cinematografici del politicamente scorretto Angelo Duro, il Sanremo politicamente perfetto di Carlo Conti, o il pancione politicamente sospetto di Maria Rosaria Boccia. Ma uno sguardo ai destini del mondo, ogni tanto, bisogna pur darlo. Il ritorno dell’autocrazia personale incarnata da Trump, e il contorno della plutocrazia digitale guidata da Musk, ci impongono cattivi pensieri sulla democrazia liberale. Due cose colpiscono: l’adesione a un modello di potere cesarista e neo-imperiale, la seduzione di una nuova genìa di miliardari non temuti ma amati da un pianeta che ha poco pane, ma si nutre di smartphone e si ciba di tweet su X, di post su Facebook, di reel su Instagram, di foto-story su TikTok.

Per questo il nuovo potere non ha nemici né limiti. E qui mi fermo. Lascio parlare un libro magnifico, sul presente già distopico che viviamo e sul futuro dispotico che potremmo vivere. Si intitola Il canto del profeta, l’ha scritto un giovane irlandese, Paul Lynch, e l’ha pubblicato da poco 66Thand2nd Bookclub. Leggetelo. È il racconto, angosciante ma del tutto realistico, di come una civiltà può cadere, senza rendersene conto, dalla libertà alla democratura, dalla pace sociale alla guerra civile. Si scivola da un gradino all’altro, per regressioni progressive, impercettibili e intollerabili. Un governo che comincia a varare leggi speciali, per cacciare gli stranieri, reprimere il dissenso, inasprire le pene.A un certo punto una moglie dice al marito sindacalista perseguitato dalla polizia: «Larry, quanti dei nostri diritti costituzionali possono sospendere sotto questi poteri d’emergenza? Il potere d’arresto è ancora soggetto alla legge, ma cos’è la legge se succedono certe cose?». Poco più oltre: «Noi tutti apparteniamo a una tradizione, ma la tradizione non è altro che ciò su cui tutti concordano, gli scienziati, gli insegnanti, le istituzioni. Ma se si riesce a cambiare la “proprietà” delle istituzioni, allora si riesce a cambiare anche la proprietà dei fatti, si può alterare la struttura dell’opinione, di quello che si stabilisce di credere, tutti. Ed è esattamente quello che stanno facendo… Cambiare quella che chiamiamo “realtà”, la vogliono intorbidire come l’acqua, se dici che una cosa è un’altra cosa e lo ripeti abbastanza spesso, allora dev’essere così, e se continui a ripeterlo tante volte la gente crederà che sia vero…». Verso il gran finale: «L’Habeas Corpus è stato sospeso, lo Stato si è arrogato poteri speciali e ha neutralizzato la magistratura». L’epilogo: «Il canto dei profeti non è altro che lo stesso canto sempre cantato nel corso tempo, l’avvento della spada, il mondo divorato dalle fiamme, il sole che cade sulla terra a mezzogiorno…». Non so voi, ma io questo canto lo sento, qui ed ora. È la musica del nostro tempo.

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