Il Venerdì

Perché Musk vuole cambiare nome al Canale della Manica e altri misteri della Trumponomastica

Perché Musk vuole cambiare nome al Canale della Manica e altri misteri della Trumponomastica

VIAGGI DA FERMO Ipotesi paranoiche sulla fissazione di Donald & Elon per i nomi dei luoghi

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Non è piacevole scoprire di avere un interesse in comune con due delle persone che ritieni più esecrabili del pianeta, ma tant'è: come al sottoscritto, anche a Donald Trump ed Elon Musk piace la toponomastica, insomma sono (siamo) fissati con i nomi dei luoghi. Prima è stato il presidente, fin dal primo giorno del suo mandato, a ordinare che il Golfo del Messico sia ribattezzato Golfo d'America e il monte Denali (nome tradizionale assegnato dalle popolazioni native) torni a chiamarsi McKinley (nome di presidente bianco e amante dei dazi, come lui). Poi ci si è messo il compare Musk, che sul suo X ha pubblicato la cartina qui in alto, con la scritta: “il nuovo nome della Manica dev'essere The George Washington Channel". Perché? Che c'entra il primo presidente americano con lo stretto che separa l'Inghilterra dalla Francia? Boh, non c'è seguito, non ci sono spiegazioni, tutto fa pensare che il buon Elon abbia buttato lì la prima cosa che gli veniva in mente per fare traffico, far parlare di sé e far arrabbiare un sacco di gente, me compreso. L'ennesima trollata da ex nerd diventato bullo, insomma.

Ma a me che sto diventando paranoico (e del resto la premiata coppia me ne dà ampio motivo) è venuta in mente un'altra spiegazione. Vuoi vedere che la provocazione della Manica ne precede una ancora più grossa? Vuoi vedere che, sempre in spirito trollesco, Musk ha pensato di spedire Washington dall'altro lato dell'Atlantico per liberare il nome della capitale degli Stati Uniti? E in onore di chi ribattezzarla se non del suo amico Donald? Già in occasione dell'altro mandato si disse che Trump aveva fatto di tutto per farsi intestare non dico una città ma almeno un aeroporto o una portaerei, eppure niente. Stavolta il suo delirio di onnipotenza – combinato con quello del suo danaroso best friend – potrebbe portarlo a sognare una Trump City, una Trumpland, una Trumpville da ammirare dal balcone della Casa Bianca.

Ora, con ogni probabilità mi sto inventando tutto, ma da umile appassionato di toponomastica mi sento di dare un consiglio: di solito a cambiare i nomi delle città in proprio onore sono i dittatori, e la cosa non porta mai troppo bene, né a loro né alla città. In Unione Sovietica Stalingrado fu distrutta durante la guerra e diventò Volgograd pochi anni dopo la morte di Stalin, in Kazakistan l'ex presidente Nursultan Nazarbayev ha fatto in tempo a fondare la capitale Astana, a vederla ribattezzata Nursultan e poi a vederla tornare al vecchio nome quando lui è caduto in disgrazia. Ma quello a cui è andata peggio (e molto peggio al suo popolo) è il Generalísimo y Benefactor del Pueblo Rafael Leónidas Trujillo, presidente della Repubblica Dominicana, il quale nel 1936 osò rinominare Ciudad Trujillo la sua capitale Santo Domingo, antichissimo insediamento fondato nientemeno che dal fratello di Cristoforo Colombo. La città tornò al vecchio nome nel 1961, quando, dopo oltre trent'anni di sanguinosissima dittatura, Trujillo morì ammazzato da un colpo di fucile in un attentato. Sorte che – lo preciso anche se proprio Trump & Musk si presentano come alfieri della più sfrenata freedom of speech – non auguro assolutamente a nessuno.

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