Odissee affettive
di Vittorio LingiardiL’Odissea è un poema archetipico che ci abita. Un patrimonio dell’umanità che dall’antichità ha raggiunto il nostro immaginario – avventuroso, erotico, guerresco, favoloso – percorrendo diverse strade. Una è la lettura scolastica del testo omerico. Alle medie, nell’ora di “epica”, lo leggevamo ad alta voce. Ricordo ancora il confronto tra la traduzione del Proemio di Pindemonte (“Musa, quell’uom di multiforme ingegno dimmi, che molto errò”) e quella di Rosa Calzecchi Onesti – nome triplice che da ragazzo ripetevo affascinato, come fosse una creatura composita, fata e strega della lingua (“L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo errò”). Un’altra strada è quella pittorica, infinite le tele a soggetto omerico. E naturalmente quella cinematografica, iniziata nel 1911 con l’opera muta di De Liguoro, poi Camerini nel 1954 con Kirk Douglas e Silvana Mangano.
L’Odissea è un poema archetipico che ci abita. Un patrimonio dell’umanità che dall’antichità ha raggiunto il nostro immaginario – avventuroso, erotico, guerresco, favoloso – percorrendo diverse strade. Una è la lettura scolastica del testo omerico. Alle medie, nell’ora di “epica”, lo leggevamo ad alta voce. Ricordo ancora il confronto tra la traduzione del Proemio di Pindemonte (“Musa, quell’uom di multiforme ingegno dimmi, che molto errò”) e quella di Rosa Calzecchi Onesti – nome triplice che da ragazzo ripetevo affascinato, come fosse una creatura composita, fata e strega della lingua (“L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo errò”). Un’altra strada è quella pittorica, infinite le tele a soggetto omerico. E naturalmente quella cinematografica, iniziata nel 1911 con l’opera muta di De Liguoro, poi Camerini nel 1954 con Kirk Douglas e Silvana Mangano.
La “mia” Odissea fu la grande produzione televisiva del 1968,ogni puntata introdotta da Ungaretti, Bekim Fehmiu come Ulisse e Irene Papas come Penelope. Per il 2026 è annunciata un’Odissea di Christopher Nolan. E ora Uberto Pasolini (il magnifico regista di Still Life) porta al cinema gli ultimi libri del poema omerico con il film Itaca. Il ritorno, che appunto racconta la fine del viaggio di Ulisse, che qui è Ralph Fiennes, Juliette Binoche è Penelope.
La particolarità del suo film è l’assenza delle divinità, la restituzione nuda della vicenda umana, narrata dalla prospettiva di ciascuno, compreso il disturbo post traumatico del reduce di guerra. Un’Odissea soprattutto affettiva, senza creature mitologiche, una trama familiare di lontananza, fedeltà, stanchezza, tenacia, conflitto, colpa. Sono passate settimane da quando l’ho visto e spesso mi visitano un’inquadratura, un dialogo. «Il mito continua a nutrirci» ha dichiarato il regista. Vale sia per Omero sia per il cinema.
Sul Venerdì del 7 febbraio 2025