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Kazakistan, tornano le tigri. In elicottero

Il rilascio di una delle tigri nella riserva di Ile-Balkhash ( Living Image_WWF) 
A causa di caccia e distruzione dell’habitat, erano scomparse oltre settant’anni fa. Ora un progetto internazionale prova a reintrodurle. A partire da due esemplari arrivati dall’Olanda: Bodhana e Kuma
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Lo scorso settembre, un elicottero è atterrato nella riserva Ile-Balkhash, in Kazakistan sud-orientale. Trasportava un carico speciale: Bodhana e Kuma, una coppia di tigri dell’Amur o tigri siberiane (Panthera tigris altaica) provenienti dalla Fondazione Leeuw, un centro di recupero per felini nei Paesi Bassi. Un lungo viaggio via terra dall’Olanda alla Germania, poi un aereo cargo fino alla città kazaka di Almaty, infine l’elicottero per raggiungere il parco, preparato in ogni dettaglio, dall’abituazione degli animali ai “trasportini”, alla quarantena una volta arrivati in Kazakistan. Ma il trasferimento di Bodhana e Kuma è stato solo l’ultimo atto di un progetto iniziato nel 2010, quando il governo kazako annunciò di voler riportare la tigre nel Paese a oltre 70 anni dalla sua scomparsa dovuta a caccia e distruzione dell’habitat.

Lo scorso settembre, un elicottero è atterrato nella riserva Ile-Balkhash, in Kazakistan sud-orientale. Trasportava un carico speciale: Bodhana e Kuma, una coppia di tigri dell’Amur o tigri siberiane (Panthera tigris altaica) provenienti dalla Fondazione Leeuw, un centro di recupero per felini nei Paesi Bassi. Un lungo viaggio via terra dall’Olanda alla Germania, poi un aereo cargo fino alla città kazaka di Almaty, infine l’elicottero per raggiungere il parco, preparato in ogni dettaglio, dall’abituazione degli animali ai “trasportini”, alla quarantena una volta arrivati in Kazakistan. Ma il trasferimento di Bodhana e Kuma è stato solo l’ultimo atto di un progetto iniziato nel 2010, quando il governo kazako annunciò di voler riportare la tigre nel Paese a oltre 70 anni dalla sua scomparsa dovuta a caccia e distruzione dell’habitat.

Il Tiger Reintroduction Program ha preso forma negli anni grazie alla collaborazione con Wwf e United Nations Development Program, prima con la creazione, nel 2018, della riserva Ile-Balkhash, oltre 4 mila ettari di pianure alluvionali, deserti e foreste di saxaul (un piccolo arbusto delle zone aride dell’Asia centrale), poi con la partnership con la Fondazione Leeuw che ha offerto le “sue” tigri per la reintroduzione. In verità, Bodhana e Kuma sono di una sottospecie diversa da quella che abitava il Kazakistan, la tigre del Caspio (Panthera tigris virgata); ma essendo quest’ultima ormai estinta ovunque, per forza si è dovuto puntare su un’altra sottospecie. «Abbiamo scelto tigri siberiane perché sono abituate agli inverni molto freddi e alle estati molto calde tipiche del Kazakistan e, sebbene Bodhana e Kuma siano nate e cresciute nella temperata Europa, confidiamo possano adattarsi a condizioni climatiche più “estreme”», ci spiega Gert Polet, esperto di fauna selvatica del Wwf olandese che ha partecipato al progetto.

Sulla carta, poi, sono la coppia perfetta. «Bodhana, la femmina, è nata nel 2012 in uno zoo tedesco mentre Kuma, il maschio, nel 2015 in un parco safari italiano» racconta l’esperto. «Dopo un paio d’anni, visto che le strutture non riuscivano più a occuparsene, sono state trasferite alla Fondazione Leeuw, in grandi recinti dove avevano un contatto minimo con i visitatori. Anche se non sono mai state assieme, si conoscono da molto tempo e la possibilità che possano avere dei cuccioli è molto alta». Perché questa è la speranza, che Bodhana e Kuma diventino i capostipiti di una nuova generazione di tigri che ripopolerà il Kazakistan.

A lezione

Ma un passo alla volta. Per ora stanno bene e si sono adattate alla nuova casa, due recinzioni di un ettaro e mezzo: sono separate ma si cercano, si annusano e corrono assieme lungo la rete che li divide. «A prescindere dal fatto che si riproducano o meno» precisa Polet «non torneranno mai libere: sono state allevate dagli umani e dipendono dalle loro cure». Ma avranno una vita il più possibile “selvaggia”. «La Fondazione Leeuw possiede simulatori di caccia: un sistema di carrucole per spostare velocemente il cibo da una parte all’altra dei recinti» dice l’esperto «e questo “allenamento” ha mantenuto le tigri vigili e in forma e anche ora, a Ile-Balkhash, sono state viste catturare e mangiare corvi e gazze finiti nelle loro recinzioni.

I loro cuccioli, invece, verranno addestrati a cacciare prede vive e quando saranno pronti verranno rilasciati in natura con radiocollari per seguirne gli spostamenti, speriamo tra 2-3 anni». Una volta fuori, dovranno cavarsela da soli, ma il programma ha creato le migliori condizioni affinché possano farcela. Nella riserva è stato portato avanti uno sforzo di rewilding per ripristinare flora e fauna originarie, pesantemente disturbate da un secolo di attività umane: sono state piantate foreste e reintrodotte le prede dei felini. «Per sostenere una popolazione vitale di tigri (“a regime” Ile-Balkhash potrebbe ospitarne un centinaio, ndr) bisogna avere un buon numero di prede nella riserva» chiarisce Polet «il progetto ha impiegato anni per incrementare la popolazione di cinghiali e reintrodurre prede che si erano estinte nell’area come il cervo di Bukhara e l’asino selvatico kulan.Gran parte dell’ecosistema naturale della riserva, la cui gestione è in capo al governo kazako, è stato restaurato, ma c’è ancora molto da fare». Anche per garantire una pacifica convivenza con le popolazioni del luogo. «La riserva è disabitata, il villaggio più vicino si trova a 90 chilometri di distanza, ma il supporto di questa comunità è essenziale per il successo del progetto. Stiamo formando una brigata di guardiaparco: allontaneranno le tigri se si avvicineranno troppo agli abitati e potranno contare sull’intervento di specialisti per addormentare i felini e trasferirli in luoghi sicuri. In caso di perdita di bestiame a causa delle tigri, poi, gli agricoltori riceveranno indennizzi».

Estinte in Laos

Il conflitto uomo-tigre è globalmente una delle minacce alla sopravvivenza della specie, che è in ripresa ma non dappertutto. Dal 2010 al 2023 la popolazione delle tigri è aumentata del 74 per cento, passando da 3.200 a 5.537 individui (Global Tiger Recovery Program), ma gli sforzi di conservazione non hanno funzionato ovunque: mentre in Nepal questi grandi felini sono triplicati, in Laos si sono estinti e continuano a diminuire in Malesia, Myanmar e Indonesia. Le tigri hanno perso il 93 per cento del loro territorio secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e hanno bisogno di nuovo spazio. Come quello che il Kazakistan gli sta offrendo per contribuire alla loro rinascita in Asia.

Sul Venerdì del 21 febbraio 2025

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