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Previsioni dei tempi? Chiedete a Copernicus

L’incendio del gennaio scorso a Castaic, California. Una vasta aerea dello Stato non è neanche più coperta dalle assicurazioni. Bloomberg via Getty Images 
A Bologna un supercomputer immagazzina ogni giorno 800 milioni di osservazioni sul global warming. «Informazioni che valgono oro» ci dice il climatologo Carlo Buontempo
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La sfera di cristallo per prevedere il futuro esiste: è nelle mani di un italiano. Non può dirci cosa farà l’umanità, ma è in grado di farci sapere in anticipo come si comporterà il Pianeta. Questa sfera è il Servizio sui cambiamenti climatici di Copernicus, il sistema dell’Unione europea che grazie a 800 milioni di osservazioni ogni giorno ci restituisce lo stato attuale sulle condizioni della Terra, prevede e analizza le tendenze future di clima, mari, terreni. Di tutte le dinamiche del mondo.Le chiavi di questo sistema sono in tasca al fisico e climatologo italiano Carlo Buontempo, che oggi dirige il Copernicus Climate Change Service (C3S), centro che grazie al lavoro di oltre cento satelliti e migliaia di stazioni ottiene ogni giorno informazioni. C’è chi le ignora, come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che smantella le politiche climatiche e punta sulle trivellazioni disegnando un futuro insieme a Elon Musk basato su tecnologie del passato come i combustibili fossili…

La sfera di cristallo per prevedere il futuro esiste: è nelle mani di un italiano. Non può dirci cosa farà l’umanità, ma è in grado di farci sapere in anticipo come si comporterà il Pianeta. Questa sfera è il Servizio sui cambiamenti climatici di Copernicus, il sistema dell’Unione europea che grazie a 800 milioni di osservazioni ogni giorno ci restituisce lo stato attuale sulle condizioni della Terra, prevede e analizza le tendenze future di clima, mari, terreni. Di tutte le dinamiche del mondo.Le chiavi di questo sistema sono in tasca al fisico e climatologo italiano Carlo Buontempo, che oggi dirige il Copernicus Climate Change Service (C3S), centro che grazie al lavoro di oltre cento satelliti e migliaia di stazioni ottiene ogni giorno informazioni. C’è chi le ignora, come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che smantella le politiche climatiche e punta sulle trivellazioni disegnando un futuro insieme a Elon Musk basato su tecnologie del passato come i combustibili fossili.

E chi invece sta andando a caccia di quelle informazioni – come il settore privato, la finanza, banche, assicurazioni – per sapere quali scelte corrette fare. Che cosa ci dicono i dati, come potremmo utilizzarli e perché oggi fanno sempre più gola ai privati è un tema centrale.

Grazie alla “sfera” non vi avrà sorpreso che il 2024 sia stato l’anno più caldo di sempre, superando i famosi +1,5 gradi.

«Sì, non era così inaspettato, dato che il sistema climatico si sta scaldando in modo inesorabile ovunque, forse con la sola eccezione dell’Antartide. Sapevamo che a livello annuale avremmo raggiunto i + 1,6 gradi: significa che ci avviciniamo con passi da gigante a far fallire l’Accordo di Parigi, quello che mira a mantenere il Pianeta entro i +1,5 gradi ma su una media di decine di anni».

Come funziona Copernicus Climate Change e quali informazioni può darci?

«È un sistema meteorologico che utilizza ogni giorno qualcosa come 800 milioni di osservazioni diverse per avere valori su tutte le variabili, dalle temperature all’umidità, dalla velocità del vento alle condizioni dei mari o le variazioni solari, in ogni punto del Pianeta. I dati arrivano da circa 100 satelliti, da stazioni a terra, navi e aerei che li spediscono al super computer di Bologna dove vengono analizzati. Le informazioni ci permettono non solo di fare previsioni, ma di capire come il clima sta cambiando per ottenere tendenze per il futuro. I dataset ci garantiscono continuità nel tempo, a partire dal 1940, e oggi siamo in grado di sapere come si comporta ogni punto del globo nel raggio di 30 chilometri, presto in soli tredici chilometri. Tutti dati che valgono oro».

Perché oro e chi vuole questi dati?

«Qualunque attore finanziario li chiede: sono informazioni che hanno un grande valore economico. E noi ne abbiamo moltissimi, anche se non vengono utilizzati bene. Sapere che un luogo non sarà più abitabile, una costa inassicurabile o un terreno non darà più frutti sono informazioni chiave. Per questo società energetiche, banche o settore finanziario vogliono sapere. Abbiamo già relazioni strette con la Bei, la Banca europea di investimenti: a loro servono per scegliere in base agli impatti dei cambiamenti climatici. E poi i privati: ci invitano a sempre più seminari e chiedono dati per aiutarli a valutare il futuro».

Eppure una potenza economica come gli Usa, con Trump, nega addirittura la crisi climatica.

«Ormai il dibattito sul cambiamento climatico è diventato ideologico, si contesta l’incontestabile a livello scientifico. Il nostro lavoro è fornire i dati migliori, poi ognuno è libero di fare le sue scelte. Certo, se lo scopo è mantenere l’Accordo di Parigi da cui Trump vuole uscire, aumentare le emissioni e consumare più petrolio, non si è nella giusta direzione. Proprio negli Usa c’è però chi ha capito il valore delle informazioni: il settore assicurativo, perché per loro caratterizzare il rischio è business. Tra incendi come in California, siccità e uragani, sapere che ormai ci sono aree non assicurabili è una informazione importante nonché inquietante».

I satelliti ci dicono anche dove potremmo sopravvivere o meno?

«Forniscono indicazioni, tendenze. Se vivessi sulle Alpi mi preoccuperei nel sapere che dal 2022 al 2023 abbiamo perso il 10 per cento della massa di ghiaccio. Se vivessi in zone costiere incide apprendere che il livello del mare è aumentato di quasi 10 centimetri in vent’anni. Viviamo in un mondo nuovo, ma oggi abbiamo più conoscenza: sappiamo per esempio che ai tropici lo stress termico è ormai ai limiti della vivibilità. Sappiamo che dobbiamo adattarci e intere città si stanno preparando, pensiamo ad esempio a Singapore».

Lì prevedono addirittura più 5 gradi entro fine secolo…

«E infatti il governo ha messo come priorità assoluta l’impegno per mantenere la popolazione sicura e sufficientemente fresca attraverso tecnologie di raffreddamento, con sistemi di allerta, con protocolli per lavoratori. Io stesso ho lavorato per il board del loro servizio meteo: da come progettano è chiaro che per il clima prevedono seri rischi finanziari ed esistenziali».

Fra i dati quale la spaventa di più?

«Quello sul livello del mare. Sulla temperatura – pensiamo all’aria condizionata – in qualche modo possiamo avere controllo, ma sull’oceano no. Qualsiasi cosa faremo per il resto del secolo il livello del mare continuerà a salire. Però ciò che facciamo oggi con le emissioni è comunque decisivo, perché un conto è un innalzamento di due metri, un altro di dieci. Per agire rapidamente però dovremmo smarcarci dalle ideologie: i dati sull’aumento del livello del mare non sono né di destra né di sinistra».

E per il 2025 che cosa dicono i satelliti?

«Troppo presto. Ora c’è La Niña (che raffredda le acque superficiali dell’oceano, ndr) e, pur debole, porta in generale a temperature più basse, dunque il 2025 ha qualche chance di non superare il 2024, ma se dovessi scommettere sulla media dei prossimi cinque anni, direi che sarà comunque più alta degli ultimi. Questo fanno i dati: aiutano a vedere il futuro, ma per agire servono scelte politiche e ogni cittadino può spingere per un cambiamento con il proprio voto».

Sul Venerdì del 28 febbraio 2025

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