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Natalia Aspesi: mangiamoci su

Illustrazione di Mojmir JeŽek.?www.core-edizioni.it 

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QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Ciao carissima piccola bimba cresciuta. Voglio sottolineare un errore gravissimo da me commesso nel dimenticare tra i piatti delle festività la Galantina con corollario di Gelatina. Un piatto complicato e difficile che richiede più di un giorno per la sua consacrazione prima della messa in tavola. La galantina di cui parlo non è quella che si vende ora nei supermercati a mo’ di salamone. La galantina, quella vera, ha bisogno di una “Gallina” intera da disossare (una fatica infinita dove almeno due persone dovrebbero lavorare alla sua realizzazione). Poi con questo involucro a disposizione (l’intero busto s’intende) si inizia la farcitura che prevede la riduzione a grossi grani del resto della gallina (Ali, Cosce, ecc.) che viene arrostito. La farcitura include inoltre la presenza di olive disossate verdi e nere, capperi, più di un uovo lesso decapitato della punta, tartufo (se disp…

Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o Il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125 Milano.

Ciao carissima piccola bimba cresciuta. Voglio sottolineare un errore gravissimo da me commesso nel dimenticare tra i piatti delle festività la Galantina con corollario di Gelatina. Un piatto complicato e difficile che richiede più di un giorno per la sua consacrazione prima della messa in tavola. La galantina di cui parlo non è quella che si vende ora nei supermercati a mo’ di salamone. La galantina, quella vera, ha bisogno di una “Gallina” intera da disossare (una fatica infinita dove almeno due persone dovrebbero lavorare alla sua realizzazione). Poi con questo involucro a disposizione (l’intero busto s’intende) si inizia la farcitura che prevede la riduzione a grossi grani del resto della gallina (Ali, Cosce, ecc.) che viene arrostito. La farcitura include inoltre la presenza di olive disossate verdi e nere, capperi, più di un uovo lesso decapitato della punta, tartufo (se disponibile – la nostra è anche terra di tartufo nero, il meno pregiato) oltre al resto della gallina sminuzzata. Si cuce l’involucro con il suo ripieno e si pone a bollire. Il brodo che ne deriva verrà utilizzato per la classica gelatina, solidificata con l’additivo denominato “Colla di pesce” e fatta maturare nel frigorifero almeno per una notte. Si serve a tavola fredda tagliata a fette sottili con cucchiaiate di gelatina ridotta a tocchetti in forma cubica. Una prelibatezza senza confini. Non ti far venire l’acquolina in bocca perché anche volendo non si potrebbe trasportare da qui a Milano senza farle perdere la freschezza. Si dovrebbe predisporre in loco. Se la tua cucina ci ospitasse... decidi tu, sai che capitiamo a Milano con una certa frequenza, volendo si potrebbe realizzare. Tra l’altro la tua gattina ne sarebbe strafelice, immagina quando si ciberà con il suo piattino di questa prelibatezza. Ciao carissima, ti abbraccio forte e invio carezzevoli baci, sempre con la speranza che qualcuno arrivi a destinazione.

Serafino, Ascoli Piceno

Mi piacerebbe ospitarla a casa mia a patto che lei si tenga la sua “galantina con corollario di gelatina” che mi sembra pesantissima e da digerire chissà quando. Sono le cose squisite della campagna, che oltre a far perdere tanto tempo, necessitavano l’antica e corale regola del farlo insieme, tutte le donne della casa, dentro il vecchio grembiule, e una capacità di darsi al cibo che si sta facendo con squisita eleganza. Questo non sarebbe il compito suo e dei suoi amici che di solito puntualmente mi parlate di tutto, comprese persino le orrende inutili guerre con i superricchi, quelli che sfasceranno del tutto la vita di chi non ce la fa, proprio quelli che hanno votato la destra e continuano a votarla. Può darsi che la Galantina vi dia la voglia di tornare ai tempi belli del passato, e sì, come sarebbe bello!

Bocchino, Travaglio e quelle risse da talk show

Gentilissimi, vi prego di porre il presente messaggio alla cortese attenzione del Direttore Marco Travaglio. Grazie. Caro Marco Travaglio, torno un attimo su Italo Bocchino, direttore editoriale – pensate – del Secolo d’Italia, storico quotidiano del fu Msi, il quale ama definirsi “giornalista militante”, che oramai da parecchio tempo effettivamente va “militando” qua e là nei vari talk show televisivi, in studio oppure in collegamento da casa sua o da camere di albergo di alta montagna, tanto è ambito e conteso da varie emittenti, oso credere pagato, come è giusto che sia. Ma per quale ruolo? Quello, mi pare, dello “sparring partner” (di quel “macaco senza storia... il cui sguardo è una veranda”, di cui canta il supremo Paolo Conte), ben contento, e si vede, di prendere cazzotti, ganci e montanti, grande e disinvolto incassatore (tanto mi pagano per questo, anzi, pensa dentro di sé, più incasso e più … incasso) da tutti, che non lo lasciano mai finire quello che vuole dire. Nelle regole d’ingaggio dei salotti o studi in cui viene invitato, figura anche la possibilità che venga preso a pedate sotto i tavoli, assalti verbali, come non sai quello che c. stai dicendo, ultras del Napoli, fetente, uomm’ e m..., fascistello amoroso, “in fondo a destra”, vaffanculi e quant’altro. Ma lui è una sfinge contenta (per non dire una faccia di glutei) come Totò che, scompisciandosi dalle risate, prendeva schiaffi al posto di Pasquale... Pare che con il vaffanculo che gli mandò Cacciari (a cui lui si rivolgeva sfottente chiamandolo “maestro Cacciari”), si sia comprato una lussuosa garçonnière alla Balduina. D’altra parte, nulla quaestio sull’assoluta nobiltà di questo ruolo, che in teatro è quello della “spalla”, nei western quello dell’indiano, di chi piglia i pugni in testa da Bud Spencer, o di Ramon/Volonté nei film di Sergio Leone... In questo ruolo sei bravissimo, chapeau!
Michele De Luca

Non so perché mi arriva questa lettera, forse per simpatia o perché non rispondo mai alle lettere di Michele De Luca per pura pigrizia. È molto carino il modo intelligente con cui viene trattato Bocchino, ben contento di farsi prendere in giro, a cui non sa rispondere, come “una sfinge contenta”. Mi piacerebbe sapere se un uomo preparato come lei abbia voglia di ascoltare la conversazione dai goffi e sempre uguali andamenti, con le stesse persone, ogni giorno, e una volta vince la destra e la volta dopo la sinistra. Certo il Bocchino è una bella preda e riempie la serata. Allora diciamola tutta, il divertimento finisce qui. Giusto per capirsi, io detesto Travaglio ed è anche per lui che ormai sono anni che non vedo la televisione.

Si può attaccare Meloni anche se è una donna, no?

Buongiorno signora Aspesi, lei non tollera che si parli male della Meloni per partito preso e la difende per il semplice fatto che è donna. Io ritengo comunque che si possa fare politica anche senza tutte quelle smancerie: la testina storta e il sorrisetto compiaciuto ad ogni apparire di macchina fotografica o cinepresa. La politica la si fa stando seri e compassati sia nell’aspetto che nel tono dei discorsi. Cordialmente, Augusto Olivieri

Non so dove lei abbia saputo che io non accetto che si parli male della signora Meloni “perché è una donna”. Forse lei si riferisce a una mia risposta a una gentile signora, che l’accusava di essere malvestita o qualcos’altro; io le dicevo che avendo avuto sino a lei solo maschi come presidenti del Consiglio, eravamo abituati a non criticarli mai anche se bruttissimi, invece l’arrivo di una donna ha spinto la gente a trovarne i difetti. Vedo che lei non ha mai letto nulla di mio, se no saprebbe che io detesto la Meloni ed amici, soprattutto gli amici. Se poi la politica si deve fare compassati, come dice lei, forse bisognerebbe chiedere a Salvini o a Lollobrigida di essere meno sciocchi e deleteri. Ma scusi, chi fa oggi politica è “serio e compassato”?

Sul Venerdì del 14 marzo 2025

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