La Pallini compie 150 anni con Mistrà e Limoncello
di Matteo TonelliSe il Mistrà Pallini ha portato davvero fortuna a chi lo sa, come recitava un celebre spot che andava in onda alla fine degli anni 80, non è dato sapere. Sicuramente ha portato fortuna a chi lo fa. Basti pensare che la ditta di liquori che lo produce, nata ad Antrodoco 150 anni fa, festeggia a breve il compleanno. In attesa della festa, che si terrà il 24 maggio, e dell’arrivo di un francobollo celebrativo che sta per essere emesso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, la distilleria romana si gode l’aumento del fatturato: ha raggiunto 24,5 milioni di euro (cifra record, con più 12,5 per cento rispetto al 2023).
L’incontro decisivo
Tutto inizia nel paese in provincia di Rieti, dove Nicola Pallini si stabilisce nel 1875 aprendo un emporio, l’Ant…
Se il Mistrà Pallini ha portato davvero fortuna a chi lo sa, come recitava un celebre spot che andava in onda alla fine degli anni 80, non è dato sapere. Sicuramente ha portato fortuna a chi lo fa. Basti pensare che la ditta di liquori che lo produce, nata ad Antrodoco 150 anni fa, festeggia a breve il compleanno. In attesa della festa, che si terrà il 24 maggio, e dell’arrivo di un francobollo celebrativo che sta per essere emesso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, la distilleria romana si gode l’aumento del fatturato: ha raggiunto 24,5 milioni di euro (cifra record, con più 12,5 per cento rispetto al 2023).
L’incontro decisivo
Tutto inizia nel paese in provincia di Rieti, dove Nicola Pallini si stabilisce nel 1875 aprendo un emporio, l’Antica Casa Pallini. Già che c’è, costruisce anche un palazzo (poi passato di mano). Al piano terra piazza la bottega, nelle cantine un laboratorio per i liquori e ai pieni superiori la casa vera e propria. Nicola si sposa con Concetta Egidi e, dall’unione, nascono otto figli: due di loro, Virgilio e Fidelfo, hanno il fiuto per gli affari: uno tratta liquori, il secondo si dedica ai tessuti. A sconvolgere tutto arriva la Prima guerra mondiale. Virgilio viene ferito, si cura a Roma dove conosce un chimico russo che gli racconta i segreti della distillazione. È la svolta che porta all’apertura di un laboratorio in centro a Roma, a due passi dal Pantheon. Le generazioni si susseguono: Nicola e Giorgio, figli di Virgilio, decidono di seguire le orme paterne. Il pezzo forte è il Mistrà, un liquore a base di anice con cui si corregge il caffè e la Sambuca romana, sempre a base di anice. Le due bevande si affermano sempre di più, tanto che nel 1962 la produzione viene spostata fuori dal centro, in uno stabilimento sulla via Tiburtina, dove si trova ancora oggi. Nel frattempo, Virgilio jr, (il nipote di Virgilio), che fino a quel momento faceva il giornalista in America, entra in azienda. Nel 2001, poi, sarà la volta di sua figlia Micaela, che, dopo aver lasciato una carriera di ricercatrice chimica, darà il via alla quinta generazione Pallini. «All’inizio mio padre era contrario, in più venivo da un ambiente protetto, anche se non particolarmente premiante, come l’università. Mi sono guadagnata i mie spazi ascoltando e parlando al momento giusto. Quando sono arrivata avevo 32 anni e mi sono calata in un mondo completamente diverso, in cui i rapporti non erano paritari. Poi le cose sono cambiate. In più, in un’impresa familiare bisogna fare molta attenzione. Perché se da un lato c’è una maggiore unità di intenti, dall’altro se non si va d’accordo tutto si frantuma». Sorte che non è toccata alla Pallini, che adesso ha tra i marchi più di successo anche il Limoncello (volendo, in versione zero alcol e in lattina), vendutissimo nei duty free e negli Stati Uniti. «Siamo stati i primi ad abbassare la gradazione alcolica a 26 volumi, e non senza critiche. Mio padre pensava a un prodotto che potesse essere usato anche in miscelazione, come base dei drink, e ha avuto ragione». Nel 2023, poi, arriva anche l’amaro Formidabile (anche questo sbarcato da poco in America).
Questione di genere
Oggi la Pallini conta 40 dipendenti, di cui 20 donne, e Micaela Pallini, dal 2021, è anche a capo di Federvini-Confindustria. E qui si torna alla questione di genere. «È vero che negli ultimi anni sono state inserite alcune figure femminili in ruoli dirigenziali, ma resta da capire se questa scelta è stata dettata da un cambio di mentalità o da una mossa di facciata. Per quanto mi riguarda, mi sono trovata spesso ad essere l’unica donna in una riunione di soli uomini e mi sono sentita isolata. In questi casi è difficile creare uno spirito di squadra. Comunque, passi in avanti ne sono stati fatti e molti altri se ne dovranno fare. Fanno eccezione le produttrici di vino, che sono più numerose degli uomini».
Smart working e welfare
L’ad della Pallini ha due figli e non nasconde le difficoltà di conciliare vita privata e lavoro. Per questo dice che è fondamentale intervenire sui salari e sulle misure di sostegno alla vita familiare. A partire dalla parità salariale. «Le donne devono avere la possibilità di guadagnare anche più degli uomini. Un’indipendenza economica reale è la chiave per una parità effettiva, dentro e fuori dal lavoro». Con queste premesse viene da chiedersi come funzionino le cose in azienda. «Offriamo orari flessibili, smart working e premi di produzione e misure di welfare, come il pagamento di corsi estivi per i figli. Crediamo che un ambiente di lavoro attento alle esigenze personali possa fare la differenza in termini di benessere e produttività». In una ditta che fa dell’export un punto focale della sua attività, l’attuale situazione mondiale che definire delicata è poco, suscita più di un’inquietudine. Micaela Pallini non lo nasconde: «Sono molto preoccupata per il futuro, la politica sta andando verso il caos, c’è incapacità anche in Europa di lavorare insieme. La spinta protezionistica degli Usa è pericolosa. Inoltre vorrei che si lavorasse seriamente sul tema dell’ambiente. Se continua così, col clima che cambia, è difficile far andare le navi e gli aerei».
Sul Venerdì del 21 marzo 205