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Peppino di Capri: “Non ero un playboy ma in classifica sono stato vicino a Elvis e Michael Jackson”

Peppino di Capri, 85 anni, fotografato durante l’intervista nella sua casa di Mergellina, a Napoli 

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Prima di rivederlo in un film per la tv intitolato “Champagne – Peppino di Capri”, abbiamo parlato con il musicista, che ci ha aperto le porte di casa sua
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NAPOLI. «Sean Penn è una delle mie due canzoni più importanti. L’altra è Roberta». Ha 85 anni, Peppino di Capri, e la sua autoironia non si è scalfita di un millimetro. Accomodato sulla poltrona di casa all’ultimo piano di un palazzo di Mergellina, indossando un’esplosiva camicia turchese e cita il nome dell’attore americano che ricorda la fonetica della sua immortale Champagne.

E si intitola Champagne – Peppino di Capri il film-tv diretto da Cinzia Th Torrini, prodotto da Rai Fiction e O’Groove, su Rai1 lunedì 24 marzo alle 21.20. Di sicuro non sarà un musicarello, come quelli che si divertiva a girare negli anni 60 Giuseppe Faiella, questo il suo vero nome – da Maurizio, Peppino e le indossatrici a Twist, lolite e vitelloni. Eppure nel ritratto televisivo che si arresta alla prima vittoria a Sanremo, nel ’73, non tutto il racconto è reale. «Ad esempio il vizio del gioco d’azzardo della mia prima moglie (la modella Roberta Stoppa, ndr). Sì, ha perduto tanti soldi a poker e alla roule…

NAPOLI. «Sean Penn è una delle mie due canzoni più importanti. L’altra è Roberta». Ha 85 anni, Peppino di Capri, e la sua autoironia non si è scalfita di un millimetro. Accomodato sulla poltrona di casa all’ultimo piano di un palazzo di Mergellina, indossando un’esplosiva camicia turchese e cita il nome dell’attore americano che ricorda la fonetica della sua immortale Champagne.

E si intitola Champagne – Peppino di Capri il film-tv diretto da Cinzia Th Torrini, prodotto da Rai Fiction e O’Groove, su Rai1 lunedì 24 marzo alle 21.20. Di sicuro non sarà un musicarello, come quelli che si divertiva a girare negli anni 60 Giuseppe Faiella, questo il suo vero nome – da Maurizio, Peppino e le indossatrici a Twist, lolite e vitelloni. Eppure nel ritratto televisivo che si arresta alla prima vittoria a Sanremo, nel ’73, non tutto il racconto è reale. «Ad esempio il vizio del gioco d’azzardo della mia prima moglie (la modella Roberta Stoppa, ndr). Sì, ha perduto tanti soldi a poker e alla roulette, ma sul piccolo schermo i fatti sono un tantino forzati. Ricordo però che negli intervalli tra i concerti, quando facevo un paio di esibizioni al giorno, sfrecciavo guidando la mia spider Aurelia Super America per raggiungerla, pagare il debito, invitarla a smettere e ritornare indietro per risalire sul palco».

Nel cast, Francesco Del Gaudio interpreta Peppino, Arianna Di Claudio e Gaja Masciale sono le due spose (Roberta e Giuliana), Antonia Truppo e Pio Stellaccio i genitori (mamma Giovanna e papà Bernardo) e il piccolo Alessandro Gervasi – ospite al recente Festival di Sanremo – è l’artista all’età di 5 anni. Nella colonna sonora, brani suoi e di suo figlio Edoardo (amico di banco alle elementari di uno dei produttori, Verga), mentre l’altro figlio Dario interpreta Mimmo Di Francia. Non compare Igor, il figlio del primo matrimonio.

Peppino è il simbolo di un canto e di un ritmo onnivoro in cui convivono il boogie woogie, il rock’n’roll, il twist, le serenate, il ragtime, i ballabili cheek to cheek, l’introspezione e le atmosfere dance-pop. Come E mo e mo, con cui stupì la platea del Festival di Sanremo 1985: «Con quel pezzo ho capito che le canzoni non hanno età. Custodisco un video di centinaia di persone che la ballano in strada a Napoli. Il famoso dj francese Bob Sinclar ci ha chiesto i file originali per farne un remix ma un paio di anni fa lo abbiamo concesso già al trio di falsari Mixed by Erry. Inutile strafare».

Dosa le parole e dosa il business, ancora adesso, mentre annuncia che dopo il recente singolo La verità, una ballad a fil di voce, a breve uscirà sulle piattaforme digitali la raccolta 50° Champagne pubblicata in doppio vinile un anno fa. Oltre alle due canzoni più note e che ama di più, contiene anche Luna caprese di Augusto Cesareo, le cover di Let’s Twist Again e Voce ’e notte, St. Tropez Twist, Malatia, Il sognatore, Nun è peccato, Un grande amore e niente più sui versi di Franco Califano. Ci conosciamo da almeno vent’anni, mi chiede di dargli del tu.

Nel film emerge un rapporto assai aspro e contrastato con tuo padre, anche lui musicista.
«Papà Bernardo suonava sax, clarino, violoncello, contrabbasso: puro one-man-band. Era contrario quando suonavo per i militari Usa del generale Clark e mi pagavano con le Am-lire. È stato felice quando sono diventato professionista. Rientrato a Capri dalla guerra, sulla carta per avvolgere la pasta in vendita nelle botteghe alimentari, con la riga, mi disegnava le cinque linee del pentagramma e mi spiegava le note. Un giorno, poi, mi comunica che devo andare a lezione vicino alla grotta di Matermania da una maestra tedesca di pianoforte. Per impormi la corretta postura delle dita affinché suonassi musica classica, lei mi bacchettava. Ero birichino, sedotto dai ritmi americani che sentivo alla radio…».

La passione per il pianoforte è merito di tua madre?
«Eh già. Il pianoforte era il mio giocattolo perché di veri giocattoli non ne avevamo nessuno. Mamma sapeva pure suonare sui tasti neri, i più difficili. Fino a che ho scoperto che sapeva cantare. Quando intonava l’intoccabile Voce ’e notte mi commuoveva. Devo a lei il desiderio di rifarla a modo mio, scontrandomi frontalmente con i puristi dell’epoca».

Davanti a casa tua stanno recuperando un molo arrugginito e pericolante. Lo hanno battezzato St Tropez. È un destino che non ti abbandona?
«Me ne sono accorto passeggiando su via Caracciolo. Chissà quando lo finiranno. C’è scritto next opening da un anno e più».

Quando hai visto il film, che emozioni si sono scatenate in te?
«Rivedere le scene ambientate nella mia vera casa di Capri mi ha fatto effetto. Non aspettavo questo film con paura, ma ogni frammento mi colpisce in pieno. L’attore che incarna il mio personaggio è bravissimo. Identico a me anche nelle mossette della bocca e nei tic delle spalle. Io compaio nel finale, in una ripresa a colori girata da una emittente straniera. Vuo’ sape’ ’na cosa? Il mio vero sosia è il cameriere del ristorante Da Paolino a Capri. Isso nun canta e è nu poco poco bruttulill’».

Tu invece ti sei sentito un sex symbol in passato?
«Quando mai! Né sex symbol né playboy. Di musica e tendenze sì, sono stato un emblema. Anche nei look. Una volta mi sono ritrovato persino al terzo posto sul podio in una classifica stilata dal magazine Billboard con Michael Jackson e Elvis Presley».

Il duetto mai realizzato?
«Sarebbe stato splendido cantare con Lucio Dalla ma forse i mondi erano troppo distanti. Mi accontento di aver accolto il suo sassofono nel disco Il sognatore per due brani: Am I Blue e Alta marea. Quando Lucio venne nella mia sala Splash, ai Camaldoli, per registrarli mi fece ascoltare in anteprima la sua Caruso. L’aveva scritta a Sorrento da una notte appena. Io ho lacrimato tanto. E lui mi ha chiesto di sistemare la sua pronuncia delle strofe invitandomi a non trascurare mai l’esecuzione della mia Malatia in concerto».

Hai inciso Dimane, scritta da Pino Daniele. Che ricordo hai di lui?
«Era un musicista con le palle. Con un suo linguaggio e idee molto precise. C’è mancato poco così che cedesse proprio a me la sua Napule è. Chissà come sarebbe andata la sua carriera».

Ultimamente la band dei Fitness Forever ti ha coinvolto nel brano Ischia dedicato a Fred Bongusto. Con lui c’era rivalità?
«Una sera mi invitò a fare un patto: “Damm’ ’a mano ’a omm’ (siamo uomini, stringiamoci la mano, ndr): usciamo allo stesso cachet e facciamo concerti in serenità”. Poi scopro che al Capriccio e al Club 84, due locali storici di Roma, canta sempre lui. Interpello il proprietario e mi rivela che io costo troppo: Fred mi aveva raggirato. “Da domani mi paghi 130 mila lire, 10 mila meno di lui”, fu la mia proposta».

A Sanremo hai partecipato 15 volte, vincendo nel 1973 con Un amore grande e niente più e poi nel ’76 con la scabrosa Non lo faccio più che raccontava di un uomo maturo e una giovanissima impegnata in uno spogliarello. Hai visto l’ultima edizione?
«Il pezzo di Olly mi è piaciuto, sebbene non abbia un impatto immediato. Va ascoltato più volte ma ha un bel giro armonico. Negli anni recenti in gara arrivano più outsider, vedi Lucio Corsi. Lo considero la Gigliola Cinquetti di quest’anno».

Peppino, a chi devi dire grazie per la tua storia musicale?
«A mio padre».

E si commuove dolcemente. Si è fatta già ora di pranzo. Per Peppino, sul tavolo di legno, c’è un piatto di formaggio e fave fresche.

Sul Venerdì del 21 marzo 2025

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