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Notti magiche mentre tutto bruciava: Beirut negli anni 2000

Una festa a bordo piscina nell’Hotel Saint Georges a inizio anni 2000: alle spalle dei giovani, il Phoenicia, altro albergo extralusso di Beirut. AFP via Getty Images 

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Per un periodo molto breve, all’inizio del secolo, la Parigi del Medio Oriente parve destinata a rinascere. Era un’illusione...
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All’inizio del millennio Beirut firmò una tregua con il proprio destino. Come sempre, fu una parentesi in cui entravano rimpianti e paure: chi vuol vivere nel presente? E allora vai con i nostalgici dell’adrenalina: ah, correre in auto oltre la Linea verde, aspettando il fuoco dei cecchini e contando sulla benevola noia che li induceva a sparare una volta su tre; abbassare le serrande dei bar o dei negozi e ballarci dentro fino all’alba mentre fuori la città brucia; aspettare la vendetta come un orgasmo e poi rinunciarci per aspettare ancora. L’amore è la fine dell’attesa, decretò uno scrittore tornato dall’esilio in Svezia, dove aveva cercato di far esplodere un’ambasciata. Non può durare, non durerà diceva il coro delle vedove.

Gli affaristi brindavano nei cantieri di Solidere, il centro senza più Storia, la casbah asettica costruita con mattoni di petrodollari; nei grattacieli vuoti che i sauditi avevano comprato come rifugio in caso di sciagura, come prenotarsi una vacanza a Sama…

All’inizio del millennio Beirut firmò una tregua con il proprio destino. Come sempre, fu una parentesi in cui entravano rimpianti e paure: chi vuol vivere nel presente? E allora vai con i nostalgici dell’adrenalina: ah, correre in auto oltre la Linea verde, aspettando il fuoco dei cecchini e contando sulla benevola noia che li induceva a sparare una volta su tre; abbassare le serrande dei bar o dei negozi e ballarci dentro fino all’alba mentre fuori la città brucia; aspettare la vendetta come un orgasmo e poi rinunciarci per aspettare ancora. L’amore è la fine dell’attesa, decretò uno scrittore tornato dall’esilio in Svezia, dove aveva cercato di far esplodere un’ambasciata. Non può durare, non durerà diceva il coro delle vedove.

Gli affaristi brindavano nei cantieri di Solidere, il centro senza più Storia, la casbah asettica costruita con mattoni di petrodollari; nei grattacieli vuoti che i sauditi avevano comprato come rifugio in caso di sciagura, come prenotarsi una vacanza a Samarcanda in compagnia della signora in nero; nei beach club sulla Corniche dove un Hezbollah avrebbe dato di matto –in teoria, in pratica ci passava i pomeriggi in incognito, i peccati lavati nel cloro della piscina. Non può durare, non durerà, diceva il coro dei vecchi.E poi gli orientalisti, insopportabili e strabici, che guardano avanti e vedono altrove: oh, la Parigi del Medio Oriente, lo yacht di Felice Riva, il profumo dei cedri, le notti al Phoenicia, le odalische in controluce alla finestra della camera d’albergo, lo senti come vibra ancora, qui e adesso? Non si sentiva altro che l’olezzo del contrabbando: una realtà per un’altra. Nei casinò i siriani passavano all’alba a portarsi via l’incasso. I trafficanti iraniani venivano a prendersi le armi e le donne. Gli americani continuavano a non capirci niente: per loro la Storia non si studia, si fa. Ma è la Storia, che ci fa. Non poteva durare, non sarebbe durata, lo sapevo perfino io, dal vagone degli ultimi arrivati.

Il mio migliore amico libanese mi chiese le chiavi di casa mentre ero in viaggio, per poterci portare l’amante, disse. La ritrovai svaligiata dai Servizi. Una notte andai a una festa dal Grande Gatsby, figlio del più noto politico sciita: aveva un campo da basket in terrazza, una collezione di dipinti e sculture raffiguranti croci, cento invitati e lui non si vedeva, poi arrivarono la notizia che era morto il Papa e l’ordine di sgomberare, una ragazza russa piangeva, per il lutto o la delusione.

Il fornaio sotto casa andò in Iraq per farsi saltare, la moglie appese la sua fotografia di martire dietro il banco, ma lui tornò dopo due mesi perché la lista d’attesa era troppo lunga e dicendo: cercherò qualcosa da fare qui. Vidi un uomo fotografare i genitori che avevano gli occhi cerchiati dei cadaveri. Allucinazione o profezia? Provai ad avvertirlo, ma era già troppo tardi. Non durava più, si era spezzata la tregua. L’indomani una voragine più grande di quella di Capaci inghiottì l’ex premier Hariri, ucciso da un accordo comune, simile a quello siglato per far fuori Kennedy. La guerra con Israele stava per ricominciare. Quando accadde ero in Germania a guardare l’Italia vincere i Mondiali. Mi tenni quella piccola gioia e non andai mai più a Beirut. Lei, da me, non se n’è andata mai

Sul Venerdì dell’11 aprile 2025

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