✕

Annalisa Cuzzocrea: Sorvegliare e punire

Ascolta l'audio

È quella del voto in condotta basata sulla paura la scuola che vuole il ministro Valditara per i nostri ragazzi?
2 minuti di lettura

Me lo ricordo, l’unico sette in condotta della mia vita. Andò così. Alla fine degli anni 80, inizio dei 90, l’Anonima sequestri aveva rapito due ragazzi, prima Cesare Casella, poi Carlo Celadon. Sapevamo che erano tenuti prigionieri in Aspromonte, il complesso montuoso subito sopra a Reggio Calabria. Che erano in catene, trattati come bestie, che le loro famiglie erano ricattate, che avevano già pagato miliardi di riscatto senza riaverli indietro. Così, i ragazzi delle scuole superiori di Reggio Calabria decisero di fare sciopero per dire: «La ‘ndrangheta non ci spaventa». Soprattutto: «La ‘ndrangheta non siamo noi». E di andare a urlarlo sul corso Garibaldi e davanti al palazzo del Comune. Il preside ci aveva avvertiti: era un prete molto inserito, viveva proprio in Aspromonte. Disse: «Ve lo vieto». E poi: «Tanto non li libereranno». Infine minacciò di farci abbassare il voto in condotta, e così andò. Bisognerebbe chiedersi a cosa serva, la stretta sul voto in condotta decisa dall’in…

Me lo ricordo, l’unico sette in condotta della mia vita. Andò così. Alla fine degli anni 80, inizio dei 90, l’Anonima sequestri aveva rapito due ragazzi, prima Cesare Casella, poi Carlo Celadon. Sapevamo che erano tenuti prigionieri in Aspromonte, il complesso montuoso subito sopra a Reggio Calabria. Che erano in catene, trattati come bestie, che le loro famiglie erano ricattate, che avevano già pagato miliardi di riscatto senza riaverli indietro. Così, i ragazzi delle scuole superiori di Reggio Calabria decisero di fare sciopero per dire: «La ‘ndrangheta non ci spaventa». Soprattutto: «La ‘ndrangheta non siamo noi». E di andare a urlarlo sul corso Garibaldi e davanti al palazzo del Comune. Il preside ci aveva avvertiti: era un prete molto inserito, viveva proprio in Aspromonte. Disse: «Ve lo vieto». E poi: «Tanto non li libereranno». Infine minacciò di farci abbassare il voto in condotta, e così andò. Bisognerebbe chiedersi a cosa serva, la stretta sul voto in condotta decisa dall’ineffabile ministro Valditara.

A cosa serva far entrare la Digos dentro a un liceo per contrastare un sit-in pacifico, com’è successo in uno Scientifico di Roma. Che senso abbia far vivere gli studenti sotto a una costante minaccia: se non hanno 9 in condotta negli ultimi tre anni non potranno avere il massimo dei voti alla maturità. Se hanno 5 non possono accedervi. Se hanno 6, devono fare un esame di riparazione. Che studenti vuole Valditara? Ragazzi che rinunciano a scendere in piazza per qualcosa che ritengono giusto per paura delle ritorsioni dello Stato? Minacciati di continue punizioni, in caso facciano sentire la loro voce? Davvero, dopo trent’anni di studi di pedagogia, c’è ancora qualcuno che crede che sia la pena a sortire effetti? Nessuno di noi ha mai studiato per paura. Del giorno in cui la maestra mi costrinse a stare per ore in ginocchio sulla sedia di ferro, per non aver fatto le 37 pagine di analisi grammaticale assegnate, non ricordo nient’altro che l’umiliazione. Del motivo per cui mi sono appassionata alle parole, alla letteratura, alla storia, alla filosofia, al francese, ricordo invece lezioni incantevoli, libri che mi aprivano mondi, professori che ascoltavano e sapevano comunicare. ? davvero quella del sorvegliare e punire la scuola cui si vuole tornare? In questi giorni in cui non si parla d’altro che di disagio giovanile, confrontandomi con chi di “ragazzi interrotti” si intende, come Matteo Lancini, Massimo Ammaniti e Massimo Recalcati, una sola cosa ho capito: agli adolescenti serve, oggi più che mai, una relazione sana con un adulto di riferimento. Lì, possono trovare il canale in cui il disagio si esprime prima della tragedia. Lì possono scattare i campanelli d’allarme. Lì si curano le ferite. Nessuna relazione sana si è mai fondata sulla minaccia o sulla paura. Basterebbe seguire la logica, per capirlo. Ma per questo governo è molto più semplice affidarsi alla propaganda, che al ragionamento. Ed è esattamente qui, che cominciano i problemi.

Sul Venerdì dell’11 aprile

Leggi i commenti