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“La città proibita”, kung fu all’amatriciana

Yaxi Liu (Mei) e Enrico Morello (Marcello) in una scena di La città proibita del regista Gabriele Mainetti 
PSYCHO Vittorio Lingiardi recensisce il film di Gabriele Mainetti
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Volano molte sberle in piazza Vittorio. Ma vola anche un gran cinema, insomma quando uno lo sa fare. Come Gabriele Mainetti con il suo ultimo film La città proibita. Delicato nella maniacalità. Mica facile, falla tu una fiaba kung fu che è anche un omaggio alla nostra bella Roma multietnica, archeologica e faccendona, a un certo punto persino in vespa morettiana. Una storia pirotecnica e melò, surreale e naturale, con le facce popolari dei nostri attori più amati e la vitalità imprevedibile di chi, a dieci anni da Lo chiamavano Jeeg Robot, non si stanca di osare invenzioni. E siccome, con le sue arti marziali e marziane, sa costruire i colpi di scena, non vi sto a raccontare la storia.

Quindi evitate di googlare “La città proibita film 2025…

Volano molte sberle in piazza Vittorio. Ma vola anche un gran cinema, insomma quando uno lo sa fare. Come Gabriele Mainetti con il suo ultimo film La città proibita. Delicato nella maniacalità. Mica facile, falla tu una fiaba kung fu che è anche un omaggio alla nostra bella Roma multietnica, archeologica e faccendona, a un certo punto persino in vespa morettiana. Una storia pirotecnica e melò, surreale e naturale, con le facce popolari dei nostri attori più amati e la vitalità imprevedibile di chi, a dieci anni da Lo chiamavano Jeeg Robot, non si stanca di osare invenzioni. E siccome, con le sue arti marziali e marziane, sa costruire i colpi di scena, non vi sto a raccontare la storia.

Quindi evitate di googlare “La città proibita film 2025” su Wikipedia perché spiattella la trama per filo e per segno e questo sì dovrebbe essere proibito. Dico solo che inizia con due sorelle, Mei e Yun, nella Cina degli anni Novanta, quando la politica di controllo delle nascite impediva di fare più di un figlio. Wu-shu e origine della claustrofobia. Finché un giorno, basta aprire una porta, arriva a Roma una ragazza cinese in cerca della sorella scomparsa. Inizia da qui una storia di ristoranti e debiti, di amori, soldi e illusioni, di vendette, coltellate e calci nelle palle. Di sfruttamenti, tradimenti e destini incrociati. Di padri, di madri e di figli. Di canzoni italiane che cantiamo con il Dna. Soprattutto una storia a pieno ritmo, con battute divertenti e pensieri che vagano nel tempo e nello spazio. Tutto da vedere e da godere, La città proibita ha un inconscio archetipico e pirotecnico, gallerie sotterranee e personaggi teofrastici. Un revenge movie femminista e romantico, bellicoso e romanesco. Un Kung fu all’amatriciana, che pare fosse il titolo di partenza: questo,lo ammetto, l’ho letto su Wikipedia e spero che sia vero.

Sul Venerdì del 18 aprile 2025

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