Il Venerdì

Cosa succede al Cecot, la prigione del Salvador che piace tanto a Trump

Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza interna Usa, durante la sua visita al Cecot la scorsa settimana
Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza interna Usa, durante la sua visita al Cecot la scorsa settimana 

VIAGGI DA FERMO Il presidente americano ci ha spedito centinaia di migranti, “criminali” e no. E un’immagine satellitare solleva dubbi atroci sul loro trattamento

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Sul Venerdì di oggi Stefania Parmeggiani racconta la storia del Piano Condor, il patto segreto tra i dittatori sudamericani degli anni 70 per far fuori gli oppositori politici con l'avallo e spesso la collaborazione della Cia. Sono passati i decenni, non è più tempo di dittature militari ma di "democrazie autoritarie" o come vogliamo chiamarle, ma tra Washington e certi governanti latinoamericani dai modi spicci la sintonia sembra ancora bella intensa. Come si è visto durante l'amichevolissimo incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e il presidente del Salvador Nayib Bukele, in cui il tycoon ha invitato il collega a costruire nuove carceri per spedirci sempre più criminali, sia stranieri che, perché no, magari, sarebbe un sogno, anche "homegrown", cioè fatti in casa, cioè proprio americani. Intanto Bukele ha già messo a disposizione di Trump (in cambio di un "affitto" di 20 mila dollari l'anno a detenuto) la sua creatura prediletta: il Cecot, Centro de Confinamiento del Terrorismo, la più grande prigione del Salvador e di tutta l'America Latina, che di detenuti può ospitarne fino a 40 mila. È lì che sono finiti i migranti accusati dall'amministrazione Trump di essere terroristi o adepti di gang criminali, messi su un aereo e deportati su due piedi senza rispettare alcuna garanzia fissata dalla legge. Pazienza se questo sta scatenando una crisi costituzionale tra la presidenza e la magistratura Usa. Pazienza se in mezzo ai deportati è finito anche un muratore padre di famiglia fuggito dal Salvador 14 anni fa proprio perché minacciato dalle gang, o un truccatore colpevole, dicono le testimonianze, soltanto di avere tatuaggi simili a quelli usati dalle bande. E pazienza anche se i rapporti di numerose ong dicono che nel Cecot le condizioni dei detenuti sono disumane.

https://maps.app.goo.gl/ZwZQwhskw11QQjkQ7
https://maps.app.goo.gl/ZwZQwhskw11QQjkQ7 

Da qualche giorno circola sui social questa schermata di Google Maps: è il massimo ingrandimento possibile della vista satellitare di uno dei cortili del Cecot. Chi lo posta e lo rilancia sostiene che siano chiaramente distinguibili una vasta macchia di sangue e un mucchio di cadaveri. Sarebbe questa la sorte dei prigionieri del carcere da cui "non c'è via di uscita", come si vantava lo stesso Bukele al momento dell'inaugurazione. Ora, l'immagine non è così chiara e l'etica giornalistica ci impone di non dar credito ai complottismi social, da qualsiasi parte provengano. Quello su cui però siamo pronti a scommettere è che Trump e i suoi non indagheranno troppo sulla questione. Anzi, a una come "cattivissima me" Kristi Noem – la segretaria alla Sicurezza interna, quella che ha sparato al suo cane, quella che al Cecot ci è andata per farsi orgogliosamente riprendere davanti a una gabbia strapiena di prigionieri ammassati l'uno sull'altro – se qualche detenuto venisse sbrigativamente "smaltito" nel cortile non dovrebbe dispiacere più di tanto.

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