Il Venerdì

Menopausa, sfatiamo i tabù

Gruppo di lavoro del Centro Menopausa dell’ospedale Macedonio Melloni di Milano, con la ginecologa responsabile Lucia Calò (seconda da destra). Fondato nel 2020, apre due giorni alla settimana (Nicola Marfisi/Agf)
Gruppo di lavoro del Centro Menopausa dell’ospedale Macedonio Melloni di Milano, con la ginecologa responsabile Lucia Calò (seconda da destra). Fondato nel 2020, apre due giorni alla settimana (Nicola Marfisi/Agf) 

Riguarda 17 milioni di italiane, e per la quasi totalità comporta disturbi da non sottovalutare. Eppure se ne parla ancora poco. Siamo andati nel centro specializzato dell’ospedale Macedonio Melloni di Milano per vederci più chiaro

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Sono nata femmina e, per questo, mi sono, da subito, sentita molto fortunata. Sono figlia degli anni 70 e una delle prime canzoni che ho imparato faceva: “Sebben che siamo donne paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue e ben ci difendiamo”. Ignorando quel “sebbene”, ho coltivato la convinzione di abitare, per privilegio di genere, un corpo capace di imprese straordinarie e una mente multitasking. A 11 anni, danzavo sul limitare dell’infanzia, sentendomi onnipotente e infinita. Poi sono arrivate le mestruazioni: «Evviva! Sei diventata grande!». Una seccatura, certo, ma anche la prova provata di un destino magnifico. «Guarda che ho anch’io diritto all’orgasmo!» ho dichiarato bellicosa a quel tapino del mio primo amore, subito dopo la nostra goffa prima volta. In quelle successive ho avuto la conferma che, anche sul fronte del sesso, gli organi femminili potevano regalare grandi soddisfazioni. Alcuni anni dopo sono arrivate le gravidanze («Wow! Il miracolo della nascita!»), il presunto istinto materno («Voi donne siete così accoglienti e competenti…». «Se lo dici tu…»), l’allattamento («Che magia perfetta»), il grande, infido talento della conciliazione («Solo voi riuscite a fare tutto»). Ci raccontano tutta la vita che siamo straordinarie, uniche, magnifiche. Noi, ingenue, finiamo per crederci sul serio, benché il dubbio che sia una trappola ci assalga periodicamente.

Un giorno però arriva la menopausa: vampate, insonnia, aumento di peso, sconquassi ormonali, calo del desiderio, confusione mentale, tristezza. E, tutt’intorno, scende il silenzio, proprio quando avremmo invece bisogno di parole. Siamo al tramonto? Inutili? Nate per soffrire? La festa è finita, abbiamo avuto i nostri momenti di gloria ma adesso basta, rassegniamoci. Talvolta persino i ginecologi che ci hanno accompagnato per tutte le stagioni, con partecipazione e professionalità, alzano le mani impreparati. La menopausa è ancora un tabù, uno stigma, l’imbarazzo di un corpo che era stato miracolo, la reticenza dei non detti, un implicito fallimento.E se fosse arrivato il momento di fare la rivoluzione e di alzare la voce su questo tempo lungo, insidioso, talvolta liberatorio, che riguarda 17 milioni di persone in Italia?

Asintomatica per 5 su cento

Ci sono per fortuna luoghi in cui questa consapevolezza è maturata, capaci di prendersi cura e accompagnare le donne nel cammino. «L’ingresso in menopausa avviene mediamente in Italia a 51 anni; per molte è uno tsunami mentre solo per il 5 per cento delle donne è asintomatico» spiega Lucia Calò, specialista in Ginecologia e Ostetricia, sessuologa clinica e responsabile del Centro Menopausa e della ginecologia endocrinologica dell’ospedale Macedonio Melloni di Milano. «In questa fase aumentano il rischio cardiovascolare, il rischio di osteoporosi e di diabete. Perciò accogliamo le donne in menopausa e le inquadriamo a 360 gradi, occupandoci anche degli appuntamenti per tutte le prestazioni specialistiche di cui hanno bisogno, per una terapia sartoriale per ognuna». In particolare Calò sottolinea l’importanza della collaborazione con l’endocrinologo per gli aspetti metabolici e ossei.

L’ambulatorio, interamente gestito al femminile, è aperto due giorni la settimana (Non sono pochi?, «Certo, questo è un servizio a cui tutte le donne con sintomi dovrebbero avere accesso – su richiesta del medico curante – ma mancano le risorse per allargare l’offerta»), per un costo di 17 euro per la visita ginecologica. «C’è poca consapevolezza. Molte donne pensano che, non essendo una malattia, la menopausa possa essere trascurata. Tante si rassegnano alla sofferenza e sopportano. È importante invece rivolgersi a professionisti esperti in materia e non tutti i ginecologi lo sono» dice Calò, che nel 2020 è stata incaricata di creare il Centro dal professor Michele Vignali, direttore dell’Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Melloni. «Di menopausa si parla troppo poco. Fino al 1800 il problema non si poneva perché si moriva molto presto, ma oggi le donne – indiscutibilmente il sesso forte – vivono in media quattro anni più degli uomini: la menopausa pertanto, in ambito medico e non solo, deve diventare centrale. Era necessario avere a Milano un centro pubblico dedicato» spiega Vignali.

Medici da aggiornare

Macedonio Melloni è un ospedale di genere; nei corridoi e negli ambulatori del pian terreno è un frenetico via vai di donne – mediche, specializzande, infermiere, pazienti – una virtuosa colonizzazione degli spazi di cura.Ma quali sono gli interrogativi e le paure delle pazienti che si affacciano alla menopausa e al suo prodromo, la perimenopausa? «C’è moltissima disinformazione sulle terapie ormonali sostitutive: molte donne ne sono terrorizzate per paura del possibile incremento di rischio del tumore al seno ma non si rendono conto che fumo, sovrappeso e alimentazione malsana sono ben più pericolosi per questo tipo di tumore», racconta Calò.«I benefici della terapia sostitutiva sono molto superiori ai rischi ma in Italia una grande barriera è rappresentata dai medici di base che ne sconsigliano l’assunzione. Occorre maggiore informazione tra professionisti», aggiunge Vignali. Calò sottolinea che esistono precise linee guida in merito: «La terapia ormonale va assunta in caso di menopausa sintomatica o asintomatica in presenza di osteoporosi. La finestra è limitata ai dieci anni dall’inizio della menopausa e, comunque, entro i 60 anni di età».

Calò cita anche la possibilità di ricorrere a integratori e all’agopuntura, «molto efficace per le vampate».L’aumento di peso è un altro cruccio, in quanto destino inevitabile a meno di prendere contromisure. «Il calo di estrogeni rallenta il metabolismo basale» spiega. E, con l’impietosa oggettività propria della categoria medica, prosegue: «Inoltre le mestruazioni provocano un consumo annuo di circa novemila calorie. La loro scomparsa si traduce in un guadagno di due chili di tessuto adiposo l’anno. È pertanto molto facile acquistare, nei 4-5 anni di perimenopausa, una decina di chili senza nemmeno accorgersene». Alessandra Gandolfi, endocrinologa, insiste sull’importanza di preservare le ossa, anch’esse vittime del calo di estrogeni. «È importante sottoporsi a una Moc, l’esame che misura la densità ossea». Cosa fare per proteggerle? «Ci sono varie terapie – quella sostitutiva è in prima linea – ma è anche importante eliminare fumo e alcol, fare attività fisica e non demonizzare i latticini, fondamentali per l’apporto di calcio».E nessuna si lamenta del calo del desiderio? «Non particolarmente, sebbene sia tra i sintomi più drammatici», dice Calò. «Poiché con la menopausa si perde il desiderio spontaneo, bisogna coltivare quello responsivo, che reagisce agli stimoli esterni».È davvero finita la festa?Maria Gabriella è una paziente arrivata qui su indicazione della sua ginecologa. «Sono grata a questo percorso che, tra l’altro, è stato decisivo per la scoperta di un tumore, operato tempestivamente. La menopausa è stata per me traumatica: le vampate sono terribili però – aggiunge ridendo – sono sempre meglio dell’inferno».Anche per Marin Nancy, appena uscita dall’ambulatorio, «la menopausa è stata faticosa per le vampate». Lamenta poi la secchezza della pelle e delle mucose, l’età che avanza ma, ammette, «a livello psicologico sto bene». Elisabetta, anche lei seguita dal Centro, ha deciso di rinunciare alla terapia ormonale: «Il mio medico di base è contrarissimo».Letizia Angelini è infermiera e ribadisce: «Non ci deve essere vergogna a essere donna, ad avere le mestruazioni e ad andare in menopausa. Ma se ora almeno gli assorbenti sono sdoganati, bisogna cominciare a lavorare sugli altri tabù». Ricorda poi una paziente lasciata dal marito proprio in coincidenza con la menopausa. «Oggi ha ritrovato la serenità anche grazie alla psicologa». Perché il percorso donna del Centro Menopausa prevede anche, se necessario, un aiuto psicologico. Roberta Anniverno, psichiatra e responsabile del Centro Psiche Donna dell’ospedale, spiega che «ci sono due livelli che si integrano tra loro: quello psichiatrico-psicologico e quello biologico, legato al calo degli estrogeni, che può essere attivatore di esordio o ricorrenza di una sintomatologia come quella depressiva, scatenata ad esempio dai tipici disturbi del sonno».Vacillo. Allora è vero che è finita la festa? Imploro Calò di trovare un lato positivo della menopausa, a parte la liberazione dalle mestruazioni e dal rischio di gravidanze indesiderate. Lei tentenna poi si accende: «Si tratta di un momento di grande cambiamento biologico che può essere colto come opportunità per assumere comportamenti virtuosi a livello di nutrizione e di attività fisica (secondo uno studio scientifico bastano venti minuti al giorno per ridurre la mortalità)».Antonella Gaudiano, 27 anni, materana, specializzanda in Ginecologia, è approdata qui per caso due anni fa e ha scelto di restare a occuparsi di menopausa che non è eroica, non è sexy e, al momento, non la riguarda. Non è strano? «No. Trovo affascinanti i momenti di passaggio. Le donne vivono molte fasi nella vita e noi le aiutiamo ad affrontare un periodo complicato». Le chiedo se aiuta anche le donne della sua famiglia. Con la tua nonna parli di menopausa? «No, per lei io faccio solo nascere i bambini...».

Sul Venerdì dell’8 maggio 2025

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