Remigrazione, storia della nuova parola d’ordine delle destre globali
di Stefania ParmeggianiUna nuova parola ha fatto il suo ingresso nella politica italiana: remigrazione. Potreste averla letta passeggiando a Roma per i Fori imperiali, su uno striscione srotolato dal Colosseo. O in qualche post su X, sotto una delle foto dei migranti ammanettati e scaricati in Albania da una nave della Marina militare italiana. O come commento a una qualsiasi denuncia di insicurezza e degrado nelle nostre città.
In ogni caso, attenzione: non è una parola innocua. Indica la deportazione di massa degli “stranieri” ed è la naturale conseguenza di anni di teoria dell’invasione: se l’Occidente “è minacciato dall’arrivo dei migranti”, se “è in atto un piano per sostituire i bianchi con individui di altre etnie” – idee molto popolari nella galassia dei cospirazionisti – l’unica soluzione è chiudere i confini, respingere gli indesiderati e cacciare chi pur avendo i documenti in regola “non è assimilabile alla cultura nazionale”.
Dopo avere circolato in sordina per anni nei circoli e nei movimenti …
Una nuova parola ha fatto il suo ingresso nella politica italiana: remigrazione. Potreste averla letta passeggiando a Roma per i Fori imperiali, su uno striscione srotolato dal Colosseo. O in qualche post su X, sotto una delle foto dei migranti ammanettati e scaricati in Albania da una nave della Marina militare italiana. O come commento a una qualsiasi denuncia di insicurezza e degrado nelle nostre città.
In ogni caso, attenzione: non è una parola innocua. Indica la deportazione di massa degli “stranieri” ed è la naturale conseguenza di anni di teoria dell’invasione: se l’Occidente “è minacciato dall’arrivo dei migranti”, se “è in atto un piano per sostituire i bianchi con individui di altre etnie” – idee molto popolari nella galassia dei cospirazionisti – l’unica soluzione è chiudere i confini, respingere gli indesiderati e cacciare chi pur avendo i documenti in regola “non è assimilabile alla cultura nazionale”.
Dopo avere circolato in sordina per anni nei circoli e nei movimenti dell’estrema destra europea e statunitense, essere salita alla ribalta internazionale con la vittoria di Trump e l’ascesa dei sovranisti in Europa, da qualche mese la parola remigrazione ha messo radici anche da noi: viene pronunciata apertamente da parlamentari ed europarlamentari della Lega, raccoglie plausi da sottosegretari e ora rischia di presentarsi ufficialmente a Milano, città che suo malgrado potrebbe ospitare il 17 maggio una conferenza di leader, teorici e attivisti europei che pianificano la deportazione di milioni di persone.
Un passo indietro
Il termine, in uso nelle scienze sociali per indicare il ritorno volontario di un migrante nel suo Paese di origine, entra a far parte della propaganda dell’estrema destra francese negli anni Novanta. I quotidiani italiani la registrano nel 2017, quando una “nave nera” battente bandiera mongola inizia a ostacolare i soccorsi delle ong nel Mediterraneo.
A bordo “i pirati” di Generazione Identitaria – militanti neofascisti italiani, francesi e tedeschi – che con l’operazione Defend Europe vogliono impedire gli sbarchi. Falliscono, ma la parola remigrazione comincia a circolare anche sulle nostre coste. Diventa popolare dopo il 25 novembre 2023.
Quel giorno a Potsdam, in Germania, Martin Sellner – attivista austriaco, figura di spicco del Movimento Identitario, un’organizzazione di estrema destra che è stata sciolta in Francia per istigazione alla discriminazione, all’odio e alla violenza – annuncia ad alcuni esponenti del partito tedesco Alternative für Deutschland il suo progetto: creare uno Stato nell’Africa settentrionale dove trasferire circa due milioni di persone, richiedenti asilo, stranieri con permesso di residenza, cittadini di seconda o terza generazione “non assimilati”. Non dice mai deportazione di massa. Dice sempre: remigration.
Quando la notizia diventa pubblica, grazie a un’inchiesta del sito di giornalismo investigativo Correctiv, scoppia uno scandalo: manifestazioni di piazza, marce antirazziste, proteste…
I politici di Afd prendono le distanze dal vertice, ma solo formalmente: un anno dopo, in vista delle elezioni federali, recapitano a trentamila persone con background migratorio un falso biglietto di espulsione. In Austria il Partito della Libertà fa della remigrazione un pilastro del programma elettorale. Entrambi vengono premiati alle urne.
Capodanno 2024
In Italia, il termine entra nel dibattito pubblico a Capodanno dell’anno scorso. Il detonatore sono le violenze in piazza Duomo a Milano. Alcune ragazze denunciano di essere state circondate, aggredite, palpate e denudate in mezzo alla folla da gruppi di giovani uomini. Si parla di taharrush gamea, una espressione araba che identifica un’aggressione di gruppo in segno di disprezzo per il genere femminile.
Parte la caccia agli aggressori e subito Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega nord in Regione Lombardia, dichiara: «Anche in Italia dobbiamo parlare di remigrazione, ovvero rimpatriare non solo clandestini e criminali, ma anche stranieri che scelgono di non volersi integrare». Il deputato leghista Rossano Sasso ribadisce il concetto in aula: «Dal Parlamento italiano un messaggio per chi odia l’Italia e viola la legge: remigrazione unica soluzione».
A Como alcuni giovani leghisti parlano di «remigrazione anche per gli stranieri senza reati». Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia, ricondivide un articolo del quotidiano La Verità, che pronostica il grande successo nel 2025 della parola.
Si terrà il summit?
CasaPound tappezza di manifesti abusivi un centinaio di città italiane e a fine marzo srotola dal Colosseo il suo striscione. Infine, ciliegina sulla torta, l’annuncio del Remigration Summit. Su X circola un video in cui Sellner chiama a raccolta giornalisti, opinionisti, attivisti e politici anti-immigrazione di tutta Europa per pianificare strategie comuni. Non dice dove, gioca a carte coperte, ma poi filtra che la città-palcoscenico della remigrazione sarà Milano.Oltre quaranta sigle tra associazioni, ong e partiti chiedono che la conferenza venga vietata. Il sindaco Beppe Sala teme che la sua città, «medaglia d’oro della Resistenza, modello da decenni di accoglienza e convivenza civile», venga sfregiata da «adunanze che alimentano l’odio e la disumanità».
Il prefetto per decidere attende informazioni certe sul luogo e sulla natura dell’evento. Andrea Ballarati, ex militante di Gioventù Nazionale, la sezione giovanile di Fratelli d’Italia e oggi fedelissimo collaboratore di Sellner, fa sapere che «la pressione mediatica non funzionerà».
Nel momento in cui il Venerdì va in stampa non sappiamo se il Remigration summit si farà veramente il 17 maggio a Milano, se si terrà altrove o sarà annullato a causa delle polemiche, ma abbiamo una certezza: la nuova parola d’ordine delle destre non sparirà dai radar. Il pericolo è che venga normalizzata.