Gualtieri: “La mia Roma è come Shanghai. Ve lo dimostro”
di Riccardo StaglianòNel dicembre del 2022 avevamo titolato Inseguendo Gualtieri un articolo sul sindaco di Roma. Alludevamo alla velenosa vulgata di un sindaco che c’era, già da un anno, ma non si vedeva. Due anni e rotti dopo Roberto Gualtieri si vede eccome. Al ritmo di due-tre reel alla settimana, l’ex ministro dell’Economia e professore di Storia contemporanea inaugura di tutto. Col caschetto à la Marino, la ciclabile di Monte Ciocci. Con la pettorina, il prossimo palazzetto dello sport di Corviale. Con l’acquolina in bocca, la magnifica nuova caffetteria alla Casina del Salvi al Celio, sotto aule studio con vista Colosseo. Ma, contro ogni luogo comune sull’irreparabilità di Roma, eterna, oltre alla comunicazione sembra esserci – certo, salvo sorprese – anche parecchia sostanza. E mentre la stella di Milano si appanna sui grattacieli facili, quella di Roma splende.
Nel dicembre del 2022 avevamo titolato Inseguendo Gualtieri un articolo sul sindaco di Roma. Alludevamo alla velenosa vulgata di un sindaco che c’era, già da un anno, ma non si vedeva. Due anni e rotti dopo Roberto Gualtieri si vede eccome. Al ritmo di due-tre reel alla settimana, l’ex ministro dell’Economia e professore di Storia contemporanea inaugura di tutto. Col caschetto à la Marino, la ciclabile di Monte Ciocci. Con la pettorina, il prossimo palazzetto dello sport di Corviale. Con l’acquolina in bocca, la magnifica nuova caffetteria alla Casina del Salvi al Celio, sotto aule studio con vista Colosseo. Ma, contro ogni luogo comune sull’irreparabilità di Roma, eterna, oltre alla comunicazione sembra esserci – certo, salvo sorprese – anche parecchia sostanza. E mentre la stella di Milano si appanna sui grattacieli facili, quella di Roma splende.
Sarà per questo che, rispetto al nostro primo incontro – in cui all’ordine del giorno c’erano monnezza esondante, bus che andavano a fuoco e strade che sembravano bombardate di fresco – oggi il sindaco ha un altro sguardo. Più rilassato. Sorridente.
L’espressione sazia dello studente secchione consapevole di aver passato gli esami più difficili. Compresi i funerali di Francesco, che potevano andare male in mille modi. E invece...Prima di entrare nel suo ufficio che dà sui Fori, con stupefacente tempismo l’algoritmo di Instagram mi suggerisce di diventare suo follower. Iniziamo dunque l’intervista dalla strategia comunicativa. Per poi verificare quali, delle promesse iniziali, siano state mantenute e quanto resti da fare.
Due anni fa lei rivendicò che tra tagliare nastri e lavorare in ufficio preferiva la seconda via. Poi che è successo, ha cambiato idea e strategia?
«No, non è un cambiamento di strategia, ma di fase. All’inizio la mia scelta è stata di non puntare sui micro-interventi ma di affrontare i nodi strutturali della città. Reperire le risorse è stato un lavoro molto impegnativo: qui prima ci potevano volere dieci anni per aprire i cantieri, non per chiuderli. Per varare circa mille progetti serviva stare in ufficio. Poi, dopo 15 anni di immobilismo, i romani si sono ritrovati in un attivismo urbanistico modello Shanghai. E per accompagnarlo ho deciso di metterci la faccia con centinaia di video, perché ci sono centinaia di cose finite da mostrare. Ora penso che si cominci a comprendere che facevamo sul serio».
Cominciamo dai rifiuti. Un amico mi ha detto: “A me la situazione sembra uguale…”. Sotto casa mia, invece, è senz’altro meglio. Fuori dalla sagra degli aneddoti personali, lei che numeri può darci?
«I dati sono evidenti. Abbiamo assunto in Ama 700 giovani molto motivati. Era un’azienda decotta e ora ha grande efficienza. Sono stati sostituiti tutti i cassonetti. Messi 18mila cestini, tre volte di più di quelli di prima. Aumentato turni e frequenza della raccolta: 17.500 tonnellate in media alla settimana (due anni fa erano 16.500, ndr). La differenziata quasi al 50 per cento contro il 46 di tre anni fa. Lo spazzamento coi mezzi copre 2.800 chilometri di strade a settimana mentre quello manuale, che abbiamo reintrodotto noi, altri 600. Per non dire del sistema Ucronia che, grazie a un “gemello digitale” della città, con l’Ia prevede addirittura dove cadranno più foglie da raccogliere. Non siamo ancora dove vogliamo arrivare – definirei “dignitoso” il livello attuale – ma pur sempre ad anni luce rispetto al passato».
Al netto del termovalorizzatore di cui, però, il governo le ha appena tolto i poteri commissariali: cosa cambia?
«Guardi, quasi niente. In questi giorni stiamo concludendo la verifica del progetto. C’è stata la gara e avremo l’assegnazione definitiva ad Acea che comincerà i lavori entro l’estate: dureranno un paio d’anni».
Ci disse «sarà finito entro il ‘25-’26»…
«I tempi si sono un po’ allungati, estate 2027, ma sarà comunque il termovalorizzatore realizzato più in fretta in Italia, se non in Europa. Aggiunga due biodigestori per l’organico e due impianti per il riciclo di carta e plastica. Con cui risparmieremo circa 100 milioni di euro di conferimenti annui. Così potremo abbassare la Tari, che è già sotto la media nazionale. Una lotta all’evasione mostruosa ha portato, solo quest’anno, a 360 mila cartelle nei confronti di altrettante persone che non pagavano, e al recupero di 500 milioni, di cui 170 già incassati. Introiti del 53 per cento superiori a quelli del 2021».
Mobilità. Ero scettico sulla promessa di poter pagare, all’europea, con la carta di credito sui bus. E invece “il miracolo” è avvenuto. Anche se aspettare l’autobus resta a volte una roulette…
«Abbiamo fatto manutenzioni ignorate da vent’anni. Sostituito i binari della metro A che si rompevano sempre. Una gara per la più grande fornitura di treni e tram. Da luglio inizieranno a aumentare le corse della B, la più lenta. Abbiamo comprato 600 autobus nuovi. La fase della manutenzione, anche stradale, è alle spalle: ora inizia l’espansione. A settembre inauguriamo due nuove fermate-museo della metro C. E abbiamo i soldi per completarla. Quanto al cantiere di Piazza Venezia, tutti mi dicevano “aprilo nel secondo mandato perché sarà impopolare”. Se li avessi ascoltati avremmo perso altri anni mentre, dall’apertura di fine 2023, sarà completato nel 2034, forse addirittura nel 2032. Per non dire della tranvia, i cui cantieri partiranno a breve, e tante piste ciclabili. Tipo la bellissima Monte Ciocci-San Pietro, una specie di High Line italiana che ha rigenerato una ferrovia in disuso».
E però un’altra amica, che vive a Casal Bruciato definisce ancora “viaggio della speranza” quello per venire in centro nel weekend…
«L’80 per cento del trasporto di superficie è svolto da Atac. Il restante, soprattutto in periferia, da privati. I bus che bruciavano erano tendenzialmente i loro. Abbiamo fatto una gara per nuovi operatori. Abbiamo dimezzato, da 12 a 6 anni, l’età media della nostra flotta bus. Quanto alla frequenza, è vero ciò che lamenta: non è all’altezza, e la spiegazione è semplice. I bus vecchi si rompono e quindi saltano le corse. Per comprarne di nuovi però servono soldi, e Atac era in concordato e non poteva spenderne. L’abbiamo risanata. Ora può investire. Entro tre anni aumenteranno le frequenze. Ma ne serviranno 4-5 per arrivare al livello che vogliamo».
Case popolari. Due anni fa rivendicava il passaggio da 6 a 40 assegnazioni al mese. Oggi?
«Abbiamo decuplicato le risorse per le manutenzioni, cadevano a pezzi. Ne abbiamo anche comprate 200 nuove e, con i 200 milioni di euro stanziati, entro il mandato puntiamo a superare quota 1.500. Sempre parlando di alloggi Erp, quelli per i più poveri, vorremmo arrivare a 20 mila nuove case, grazie a fondi Ue e al ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale. Mentre per l’Ers, l’edilizia residenziale sociale per il ceto medio impoverito, realizzeremo 30 mila alloggi in 10 anni».
Quanto incide Airbnb e simili nella penuria di affitti a prezzi umani?
«Senz’altro non aiuta ma, personalmente, non credo sia il motivo principale. Giustissimo regolare l’extra-alberghiero, ma il vero problema è che da trent’anni mancano politiche per la casa. In Italia le case popolari sono meno del 5 per cento del totale. A Roma il 7. A Vienna il 40. Limitare gli affitti brevi eviterà lo svuotamento dei centri storici ma pensare che risolva il problema è utopia. Stiamo anche varando l’Agenzia per l’abitare che incoraggi i proprietari a dare in affitto le case garantendo loro i pagamenti del canone e l’eventuale rientro in possesso dell’immobile».
C’è stato un boom di alberghi ultralusso. Con relative polemiche. Lei che tipo di turismo ha in mente?
«L’ultralusso è un segmento importante che prima qui non c’era. Noi puntiamo sulla qualità, che non è solo legata al prezzo ma alla decongestione e l’allargamento dell’offerta. Penso a Gabii, al parco degli Acquedotti o al museo della Forma Urbis. Il progetto Carme, che si concluderà entro il 2026, trasformerà via dei Fori Imperiali, oggi un’autostrada, in un gran boulevard dove turisti e romani passeggeranno».Ho chiesto al vostro bot, Julia, cosa fare per Pasqua in città con una bambina e mi ha risposto “non sono autorizzata a rispondere”. Forse ha drammaticamente frainteso, però non funziona ancora benissimo…
«È la prima release, ma siamo già molto contenti di un tasso di errore sotto l’1 per cento. La versione non sperimentale parte ora. Rispetto alle altre Ia i suoi risultati saranno certificati: o sono giusti o ti dice non lo so. E funziona in tempo reale. Tipo (fa la prova in diretta, ndr) se le dici “sono in Campidoglio e ho bisogno di andare al pronto soccorso” lei risponde “Isola Tiberina: due persone in attesa. Santo Spirito: quattro”. Non è strepitoso?».
Bilancio Giubileo?
«Siamo usciti a concludere nei tempi tutte le opere più importanti, Piazza Pia, piazza Risorgimento, via Ottaviano, stazione San Pietro, San Giovanni, piazza della Repubblica e dei Cinquecento».
Su quest’ultima ci sono state polemiche social sulla distanza tra il rendering, con un sacco di alberelli, e la realtà, con tanta pietra e zero verde.
«È semplice. La parte dove, da progetto (peraltro ereditato dalla giunta precedente) deve sorgere il “bosco” non è ancora conclusa. Ci sarà. Se poi si riferisce a coloro, magari avvocati che si sentono agronomi, che obiettano “perché non li avete piantati dove sono le corsie dei bus” il motivo è altrettanto non misterioso: le radici metterebbero a repentaglio il soffitto della metro lì sotto».
C’è anche chi dice: il Comune di Roma esternalizza tutto il servizio giardini e ciò spiegherebbe un certo grilletto facile nell’abbattimento. È così?
«No: è una delle fake news più clamorose. Gli alberi non sono immortali. Si ammalano, anche per assenza di manutenzione o perché i lavori stradali han tagliato le radici rendendoli pericolosissimi, tant’è che hanno già ucciso due persone. L’ultima cosa che ci piace fare è abbatterli. L’esecuzione di potature e tagli, come tantissime altre cose, è appaltata fuori ma c’è sempre un doppio parere, con l’ultima parola che spetta al dipartimento ambiente. Quel che stiamo facendo sul verde è senza precedenti. A Roma ci sono circa 350 mila alberi pubblici e noi ne curiamo 70 mila all’anno. Prima di noi erano 6.000. E con Green Space abbiamo un altro “gemello digitale” con la cartella clinica di ogni albero. Purtroppo c’è sempre qualcuno che, invece di informarsi, preferisce fidarsi di suo cugino».
Tra un po’ sarà estate. Avete un ufficio clima: cosa sta facendo?
«Abbiamo redatto un “piano mitigazione” che ha potenziato l’obiettivo di ridurre del 66 per cento le nostre emissioni entro il 2030. Contiamo di raggiungerlo con le comunità energetiche, l’elettrificazione di parte del trasporto pubblico, meno traffico e forestazione urbana. Ovvero piantare 1 milione di alberi tra Roma (800 mila) e provincia. Le nostre 1.500 scuole passeranno al solare. Siamo stati anche la prima grande città italiana a varare il “piano di adattamento”. La città è così grande che tra zone diverse l’escursione può essere di cinque gradi. Contro le “isole di calore” pensiamo a meno asfalto e più verde. Le scuole avranno aria condizionata con le rinnovabili e d’estate diventeranno rifugi per gli anziani e i fragili. Contro bombe d’acqua e rischio idrogeologico stiamo predisponendo nuove condutture. Interventi strutturali invisibili quanto essenziali. Contro la siccità completeremo il raddoppio dell’Acquedotto del Peschiera. Con più di un miliardo di euro è il più grande investimento del genere in Europa che metterà in sicurezza l’approvvigionamento idrico per secoli».
E le periferie, in tutto questo?
«Abbiamo fatto il primo censimento ufficiale dei quartieri di Roma che sono diventati circa 400, perché la città è cresciuta. Stiamo facendo tantissimi interventi su aree verdi, sportive, mediche. Portiamo i servizi nelle periferie ma vorremmo anche riportare parte degli 800 mila che sono fuggiti oltre il Raccordo nella città storica. Su questo punto il tema degli affitti brevi ritorna importante. Coi soldi del Pnrr costruiremo 9 poli culturali, riqualificheremo 21 biblioteche. Abbiamo aperto 10 nuove aule studio. C’è un grandissimo progetto per il mare di Ostia vinto dai progettisti del lungomare di Rimini, che è il più bello del mondo: sarà pronto per l’inizio della seconda consiliatura».
Ma, visto che la prima termina a ottobre 2026, potrebbe non esserci più lei a tagliare il nastro…
«L’importante è il bene di Roma. Ma mi ricandido, dieci anni sono il minimo per cambiare la città. E conto di essere rieletto».
L’intervista sarebbe finita. Prestandosi alle richieste del nostro fotografo, Gualtieri continua a raccontare di migliori contratti per i lavoratori, del ricollocamento dei campi Rom, del 5G nelle stazioni della metro, di auto senza pilota... Dati, numeri, progetti. È in ritardo sulla sua agenda, ma non smetterebbe più. Sembra davvero che a Roma ci tenga. Viene persino da credergli.
Sul Venerdì del 16 maggio 2025