Incubo americano: davvero gli Usa rischiano il fascismo?
di Gabriele Romagnoli“It can’t happen here”, Qui non può succedere, è il rassicurante tormentone con cui i contrari al regime instaurato da un presidente americano con vocazione dittatoriale si rassicurano. Invano. Sta per succedere e succederà, anche lì. Almeno nella finzione narrativa di Sinclair Lewis, pubblicata nel 1935, mentre il presunto impossibile accadeva in Europa. Una profezia? Qualsiasi testo che preveda un futuro, se tenuto d’occhio per decenni, secoli, contiene una parte destinata ad avverarsi. È come la scimmia che battendo a macchina per l’eternità prima o poi scriverà la Divina Commedia. Tuttavia, novant’anni dopo quel romanzo, l’interrogativo del titolo diventa attuale. La risposta prevalente è ancora: no, non può succedere negli Stati Uniti d’America. Ottant’anni fa ci liberarono dal fascismo, non per emularlo adesso, o domani, o mai. Su che cosa si basa questa convinzione?
“It can’t happen here”, Qui non può succedere, è il rassicurante tormentone con cui i contrari al regime instaurato da un presidente americano con vocazione dittatoriale si rassicurano. Invano. Sta per succedere e succederà, anche lì. Almeno nella finzione narrativa di Sinclair Lewis, pubblicata nel 1935, mentre il presunto impossibile accadeva in Europa. Una profezia? Qualsiasi testo che preveda un futuro, se tenuto d’occhio per decenni, secoli, contiene una parte destinata ad avverarsi. È come la scimmia che battendo a macchina per l’eternità prima o poi scriverà la Divina Commedia. Tuttavia, novant’anni dopo quel romanzo, l’interrogativo del titolo diventa attuale. La risposta prevalente è ancora: no, non può succedere negli Stati Uniti d’America. Ottant’anni fa ci liberarono dal fascismo, non per emularlo adesso, o domani, o mai. Su che cosa si basa questa convinzione?
Per prima cosa sul senso di improbabilità che sempre accompagna l’inedito. È un’affermazione logica (soltanto in apparenza): se non è mai avvenuto finora significa che non può accadere, mancano le condizioni, il terreno respinge le radici, la pianta non crescerà mai, è una specie aliena e non importabile. Non succede, finché succede. Gli Stati Uniti erano considerati invulnerabili, o almeno inattaccabili sul proprio suolo. Fino alla mattina dell’11 settembre 2001. Non da un esercito aviotrasportato o da armi sofisticate, ma da qualche aereo pilotato da kamikaze appena addestrati. E da quel giorno la percezione dell’impossibile è cambiata. Quello tuttavia fu un attacco esterno, ma uno dall’interno?
Qui scatta la seconda obiezione: le istituzioni reggono e reggeranno. Esiste un tracciato costituzionale più rigido degli individui a cui vengono o verranno assegnate le cariche, capace di impedire che le forme di controllo ed equilibrio su cui si regge la democrazia vengano spazzate via. È un’idea fideistica che pone l’astrattezza del sistema e della carica al di sopra della concretezza dell’individuo, che è corrotto o corruttibile. Davvero l’America ha questa forza intrinseca? Chi lo pensa dovrebbe riguardarsi su YouTube il monologo tratto dalla serie The Newsroom, quando alla studentessa che domanda “Perché l’America è il Paese più grande del mondo?” il giornalista interpretato da Jeff Daniels risponde: “Non lo siamo. Siamo primi solo in tre cose: numero di carcerati in rapporto alla popolazione; numero di persone che crede negli angeli; spese militari. I più grandi? Lo siamo stati. Non lo siamo più”. Tra il pubblico qualcuno alza un cartello: “Non lo siamo”, poi lo gira: “Ma potremmo”.
Ecco, la storia è una fune tesa su cui si cammina; quando viene scossa si cade, dalla parte della rete o nel vuoto. L’America di oggi è sottoposta a uno stress-test. È cominciato il 6 gennaio 2021 e prosegue ora con le voci su terzi mandati e restrizione di diritti civili. La fune viene agitata per vedere la reazione. Il punto non è il presidente, non questo, per età e reputazione. È lo scenario che va aprendosi, la prova a cui può essere sottoposta quella che è stata, a torto o a ragione, la più grande democrazia occidentale. Prevedere l’esito è difficile, ma di certo riguarda tutti.
La fine della storia è stata erroneamente predetta con la caduta del Muro e l’apertura della Cina al turbo-capitalismo. In realtà la fine della storia avverrebbe se anche in America si instaurasse una dittatura di fatto, se tutte le grandi potenze del mondo divenissero Stati illiberali e chiusi dove ogni cosa può accadere fuori dal controllo interno ed esterno. La conseguenza sarebbe l’assenza di conseguenze, ossia la fine assoluta. Può succedere lì, ma non deve succedere anche lì.
Sul Venerdì del 16 maggio 2025