✕

Annalisa Cuzzocrea: Cambiare registro

Ascolta l'audio

Ma non solo quello elettronico: nella scuola servirebbe adesso un’alleanza tra studenti, genitori e professori
2 minuti di lettura

A lungo mi sono detta che però, è anche utile. Come faremmo a sopravvivere, senza sapere ogni minuto che cosa stanno facendo i nostri figli a scuola? Com’è andata l’interrogazione di latino? Se sono arrivati in ritardo: «Ma come, ti ho accompagnato io, che hai fatto fino alle 8 e 10?». Come faremmo senza le ineffabili note del tipo: «Faceva rumore con lo zaino mentre scendeva le scale»? A rimettere in fila i registri elettronici della vita scolastica dei miei figli, si entra in un incubo che neanche il George Orwell di 1984 avrebbe saputo immaginare. Notifiche che si accendono nei momenti più assurdi: è libero il colloquio di matematica, anzi no, l’ha preso un’altra mamma. Sveglia puntata alle sette per prenotare il successivo (è successo davvero). Voto di inglese, verifica di arte, domani cappellino per la gita. Ma davvero è necessario? Ha davvero senso togliere ai bambini e ai ragazzi ogni margine di autonomia creando un collegamento così invadente tra scuola e famiglia? Una volta p…

A lungo mi sono detta che però, è anche utile. Come faremmo a sopravvivere, senza sapere ogni minuto che cosa stanno facendo i nostri figli a scuola? Com’è andata l’interrogazione di latino? Se sono arrivati in ritardo: «Ma come, ti ho accompagnato io, che hai fatto fino alle 8 e 10?». Come faremmo senza le ineffabili note del tipo: «Faceva rumore con lo zaino mentre scendeva le scale»? A rimettere in fila i registri elettronici della vita scolastica dei miei figli, si entra in un incubo che neanche il George Orwell di 1984 avrebbe saputo immaginare. Notifiche che si accendono nei momenti più assurdi: è libero il colloquio di matematica, anzi no, l’ha preso un’altra mamma. Sveglia puntata alle sette per prenotare il successivo (è successo davvero). Voto di inglese, verifica di arte, domani cappellino per la gita. Ma davvero è necessario? Ha davvero senso togliere ai bambini e ai ragazzi ogni margine di autonomia creando un collegamento così invadente tra scuola e famiglia? Una volta presi 5 in un compito in classe a sorpresa di latino. Non avevo mai preso un 5, e mia madre insegnava latino. Pregai il professore di non dirlo al colloquio, promisi che avrei recuperato. Poi ovviamente arrivai a casa e confessai tutto.

Giunto il momento dei colloqui – ve li ricordate quelli solo una o due volte l’anno, tutti in fila davanti alle porte degli insegnanti? – mia madre chiese subito del 5. «Ma come, gliel’ha detto?», fu la risposta sorpresa del prof. Seppi per i restanti quattro anni che potevo fidarmi di lui, e lui che poteva fidarsi di me. C’è uno spazio a scuola, nell’incontro con i compagni, con gli insegnanti, con gli inciampi, con i rimproveri, in cui credo che i genitori non dovrebbero entrare. Attendendo con fiducia che da quelle relazioni nasca qualcosa di buono. Tutto questo è impedito dall’ossessione del controllo. Dice il pedagogista Daniele Novara che «a scuola si va per imparare, non è un luogo di espiazioni di comportamenti o di raddrizzamento». E che il registro elettronico, con la sua ossessione della media matematica e dell’aggiornamento continuo, è dannoso per ogni tipo di apprendimento. Oltre – aggiungo io – che per la salute mentale del genitore medio. Nel suo bellissimo Magister: la scuola la fanno i maestri non i ministri, edito da Laterza, Ivano Dionigi, già rettore dell’università di Bologna, dice – in un testo che condivido dalla prima all’ultima parola - che è “il momento di stipulare l’alleanza tra adulti e giovani, docenti e discenti, padri e figli”. Perché, “noi alla loro età, col futuro assicurato e col vento alle spalle, i fratelli maggiori, i padri, i maestri li abbiamo contestati e rimossi. Loro, col futuro incerto e col vento in faccia, li cercano e spesso non li trovano. Se non avvertiamo questa chiamata, li condanniamo a una lenta, silenziosa, irreversibile secessione”.

Sul Venerdì del 23 maggio 2025

Leggi i commenti