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Viaggi. La Budapest underground che sulle guide ancora non c’è

Un’immersione nella grotta Molnár János 

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Non solo terme. Sotto le strade della capitale ungherese c’è una fitta rete di grotte percorribili a piedi o con immersioni subacquee. Per chi non ne vuole sapere di fermarsi in superficie
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Il Castello e Andrássy Avenue, entrambi Patrimonio Unesco, la Basilica di Santo Stefano e il Parlamento. La capitale ungherese si mostra a chi la visita con le sue immagini da cartolina, compreso il ponte delle Catene, che collega Buda a Pest, le due parti in cui è divisa la città e sotto cui scorre il Danubio. C’è una leggenda che si racconta ai bambini su questo simbolo della città. Quando il ponte, sorvegliato da una coppia di leoni feroci (uno dei soggetti preferiti oggi per i selfie), venne inaugurato nel 1849, il progettista dichiarò che se qualcuno avesse trovato un difetto sarebbe stato disposto a gettarsi nel fiume. Un abitante urlò: «I leoni non hanno la lingua!». Il progettista non ebbe scampo.

In realtà le statue dei leoni vennero sistemate tre anni dopo e l’ingegnere inglese che progettò il ponte, William Tierney Clark, non era nemmeno presente... Ma il legame con l’acqua della città è fortissimo da sempre e va al di là del fiume che l’attraversa. Budapest ha ben 14 terme…

Il Castello e Andrássy Avenue, entrambi Patrimonio Unesco, la Basilica di Santo Stefano e il Parlamento. La capitale ungherese si mostra a chi la visita con le sue immagini da cartolina, compreso il ponte delle Catene, che collega Buda a Pest, le due parti in cui è divisa la città e sotto cui scorre il Danubio. C’è una leggenda che si racconta ai bambini su questo simbolo della città. Quando il ponte, sorvegliato da una coppia di leoni feroci (uno dei soggetti preferiti oggi per i selfie), venne inaugurato nel 1849, il progettista dichiarò che se qualcuno avesse trovato un difetto sarebbe stato disposto a gettarsi nel fiume. Un abitante urlò: «I leoni non hanno la lingua!». Il progettista non ebbe scampo.

In realtà le statue dei leoni vennero sistemate tre anni dopo e l’ingegnere inglese che progettò il ponte, William Tierney Clark, non era nemmeno presente... Ma il legame con l’acqua della città è fortissimo da sempre e va al di là del fiume che l’attraversa. Budapest ha ben 14 terme, una vocazione balneare che risale ai romani e prosegue con i turchi. A Széchenyi (21 piscine), Gellért e Lukács si sta a mollo ammirando mosaici, piastrelle turchesi e dettagli art nouveau. Ma da dove arriva tutta quell’acqua? Per scoprirlo bisogna scendere sotto terra, in un mondo che conta oltre 80 sorgenti geotermiche e, nel versante di Buda, fino a 200 grotte che si sono formate nel corso di milioni di anni in seguito all’erosione del calcare delle acque termali sotterranee. Budapest è l’unica capitale al mondo a vantare un imponente e articolato sistema di grotte di notevole estensione situato sotto i suoi edifici e le sue vie. Un ambiente caratterizzato da stalattiti, stalagmiti, cristalli di calcite, geyseriti e altre formazioni minerali dovute proprio alla presenza delle acque termali che risalgono verso l’alto.

Tutto questo è rimasto nascosto fino all’inizio del XX secolo, quando le grotte furono scoperte a causa dell’estrazione di minerali o dei lavori di drenaggio effettuati sulle colline.

La cave map della città parte da Pál-völgyi, la grotta più lunga dell’Ungheria, con stretti corridoi, ambienti dall’acustica perfetta, impronte di conchiglie preistoriche. Ci vuole un’ora per esplorarla, muniti di tuta, lampada e casco, un’avventura nelle viscere della terra in cui per 500 metri si avanza, si striscia, si superano scale e gradini. A soli 880 metri di distanza a piedi c’è Szeml?-hegyi, un mondo da fiaba ideale anche per i bambini, con una sala proiezioni e un’altra interattiva. Scoperta negli anni Trenta, è lunga circa 2.200 metri, con curve suggestive e pareti ricoperte da formazioni minerali rosate, un arazzo floreale che si deve ancora una volta alle origini termali. Alcune assomigliano a piccole teste di cavolfiore, altre a fiori – per questo la grotta è conosciuta come il “giardino fiorito sotterraneo”. È un percorso da brivido ma alla portata di tutti, dove si scende muniti di caschetto seguendo la guida. L’ideale è avere ai piedi scarpe da trekking e anche d’estate conviene coprirsi quando si scende: la temperatura è intorno agli 11- 12 gradi. La lingua del tour è ungherese, ma è possibile scaricare un’applicazione con audioguida in italiano.

Poco distante c’è un’altra grotta e questa è davvero speciale: si chiama Molnár János e per esplorarla bisogna essere dei sub esperti. Situata a pochi metri dalla riva del Danubio, è uno dei siti più importanti per le immersioni speleologiche in Europa, con un sistema che si estende per oltre 6 chilometri. In pratica una grotta sommersa ancora attiva e in formazione: la sua acqua tiepida viene ancora pompata nei famosi Bagni Lukács. La visita dura tre ore, inizia nel tunnel dove si trova l’attrezzatura e, una volta immersi, diventa impegnativa man mano che l’aria si fa più rarefatta e i passaggi più stretti.

Passeggiando per le strade di Budapest, è difficile immaginare che sotto la città si nasconda una rete di grotte così vasta. In realtà il labirinto sotto il Castello di Buda, con l’Ospedale nella roccia (usato in emergenza durante la Seconda guerra mondiale e la Rivoluzione del 1956) e la Chiesa nella Grotta, segnalano già una città più segreta tutta da scoprire. E che permette di capire l’origine delle famose terme a cui nessuno rinuncia una volta arrivato in città.

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