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Invidio la forza di chi continua ad amare un fantasma

Disegno di Mojmir Jezek 

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Come fanno questi mariti con le mogli perdute nell’Alzheimer
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Cara Natalia, miei verdi 81 anni mi permettono, spero, di usare il tu, abitudine da giramondo. Le due lettere del numero del 6 giugno del Venerdì, di Flavio Viero e di Mauro di Firenze, mi hanno fatto piangere, ecco perché: dopo 48 anni di matrimonio, nel 2015 mia moglie ha cominciato a soffrire di Parkinson, dopo pochi anni si è presentato l’Alzheimer. Quando giravo il mondo, sveglia a orari notturni e bacio prima di correre a Pisa, prendere l’aereo e via per il mondo. Ora nel lettone purtroppo diviso da sbarre, per evitare sue cadute, lei vive nel suo mondo. Nessuno capisce se soffre. La mettiamo sulla sua sedia a rotelle e ci guarda come un gattino perduto. Prima di andare a letto ascolto il suo respiro, lei apre gli occhi e capisce che sono lì, un bacio e dormiamo mano nella mano con il mio braccio appoggiato alla sbarra che non è proprio la posizione migliore ma tant’è. E nel frattempo gli anni di matrimonio sono 58. Questo è uno sfogo per dire a tutti: siate felici e godetevi l…

Cara Natalia, miei verdi 81 anni mi permettono, spero, di usare il tu, abitudine da giramondo. Le due lettere del numero del 6 giugno del Venerdì, di Flavio Viero e di Mauro di Firenze, mi hanno fatto piangere, ecco perché: dopo 48 anni di matrimonio, nel 2015 mia moglie ha cominciato a soffrire di Parkinson, dopo pochi anni si è presentato l’Alzheimer. Quando giravo il mondo, sveglia a orari notturni e bacio prima di correre a Pisa, prendere l’aereo e via per il mondo. Ora nel lettone purtroppo diviso da sbarre, per evitare sue cadute, lei vive nel suo mondo. Nessuno capisce se soffre. La mettiamo sulla sua sedia a rotelle e ci guarda come un gattino perduto. Prima di andare a letto ascolto il suo respiro, lei apre gli occhi e capisce che sono lì, un bacio e dormiamo mano nella mano con il mio braccio appoggiato alla sbarra che non è proprio la posizione migliore ma tant’è. E nel frattempo gli anni di matrimonio sono 58. Questo è uno sfogo per dire a tutti: siate felici e godetevi la vita rispettando chi avete vicino, perché la vita è più breve di quanto si possa immaginare. Grazie per la tua attenzione. Un caro saluto ed un abbraccio!

Giovanni Ponzi

Un’altra donna che non c’è, un altro gattino perduto, che vive in un mondo altro. Questa è la quarta lettera scritta da uomini, che non hanno abbandonato nel vuoto la presenza e l’aiuto della loro donna. Vedo che lei ha pianto dopo aver letto due lettere di uomini che hanno parlato della loro moglie perduta nell’Alzheimer, ne hanno raccolto quella che era la loro vita insieme e l’hanno adattata a sé, cercando di renderla vivibile: una forma d’amore tra sconosciuti che non si conosceranno mai. Sì, mi dia pure del tu, anche se ho più anni (non lo dica) di lei. A me lasci darle il vecchio Lei che mi fa sentire a mio agio. Io non so se riuscirei ad accettare un fantasma, anche amandolo molto: invidio la sua capacità di trasformare quello che è nato come un amore tanti anni fa, e continua, nel vuoto, ad essere amore.

Ma che cosa vuol direquel “quasi quasi”?

Buonasera, le sarei molto grata se mi spiegasse il significato di “Sta a vedere che quasi quasi di Napoli vado orgogliosa anch’io...”. (Venerdì del 6 giugno). Grazie e cordiali saluti,

Silvia Iazzetta

Dunque, cara Lasysibillina, come lei si firma nell’indirizzo, oppure La Sibilla, il significato della frase c’è? Cosa vorrà dire? Che l’italiano è scorretto? Non si può scrivere “quasi quasi”? O che di Napoli “quasi quasi” non dovrei essere orgogliosa? Oppure mischiando le parole, come dovrei dirlo quel “quasi quasi” amare Napoli? In modo noioso per non far più leggere il resto della rubrica?

Il delitto nella mia Afragolami ha devastato il cuore

Gentile e cara Natalia, è trascorso un mese dall’uccisione di Martina Carbonaro, l’innocente quattordicenne di Afragola, barbaramente trucidata dal suo ex, e ancora mi tormenta l’angoscia che mi ha devastato il cuore! L’omicida, pure lui giovanissimo, invece di scegliere per riconquistarla le vie dell’Amore vero ha scelto una pietra e l’ha usata per colpire selvaggiamente l’indifesa ragazzina. Poi ne ha occultato il corpo, si è recato in pizzeria con gli amici e in seguito, come se nulla fosse accaduto, ha partecipato alla ricerca della ragazza che aveva ucciso poche ore prima. Stento a credere che questa orripilante tragedia sia davvero potuta accadere nella mia amata terra. Afragola affiora dai miei ricordi ammantata di luce, profumata dagli odori delle sue campagne e da fiori appena sbocciati che oscillano accarezzati da un venticello gentile di un luminoso giugno che accompagna la processione del nostro amatissimo Sant’Antonio tutto rivestito dai vari mantelli con le offerte dei suoi devoti. Sento ancora le voci gioiose dei miei compagni d’allora. Rivedo le vie e le case popolate da gente perbene e laboriosa. Ci volevamo tutti bene. No, questo orrore non può essere accaduto nella mia Afragola! Il maleficio del possesso ha trasformato il cuore di un ragazzo in un assassino. “Amore” non ha nulla da spartire col possesso, “Amore” è donare, non possedere! Ancora non riesco a credere che in quel luogo, dove sono nati i miei sogni di ragazzino che si affacciava alla vita, una nuvola nera abbia potuto vestire a lutto l’azzurro di un cielo immacolato!

R.P.

Penso che la sua Afragola sia davvero in lutto per la fine orribile della povera ragazzina, appena quattordicenne e stupidamente “fidanzata” da due anni (a 12 anni!) con il suo assassino, che lei non voleva più. Se ha visto nelle lettere indirizzate al Venerdi, avrà potuto leggere la bellissima missiva inviata a me dal Professor Leonardo Tondo, che vede il perché dei femminicidi non tanto nel famoso patriarcato, ma in una ovvia forma di follia che sogna di uccidere chi potrebbe, e dico potrebbe, procurargli dolore. Infatti lo vediamo dopo, quando, eliminata la ragione della loro disperazione, possibilmente a coltellate perché la vista del sangue piace, non c’è disperazione, la si cancella come non fosse mai avvenuta. Lei è morta, pazienza. Bisognerà sostituirla, Se ne troverà un’altra.

Schiacciati dal trattore, un appello a Lollobrigida

Lettera del curatore dell’Osservatorio morti sul lavoro di Bologna. Egregio Ministro Lollobrigida, chi le scrive è Carlo Soricelli, attivo dal 1° gennaio 2008, unico che “conta tutti i morti sul lavoro”, anche i non assicurati a Inail, ente che non monitora i morti in agricoltura e che spariscono da ogni statistica: negli ultimi giorni sono morti schiacciati dal trattore ben 5 agricoltori, diventano 67 nel 2025, nel 2024 sono morti in questo modo orrendo 143 guidatori di questo mezzo mortale, e oltre 3.000 da quando ho aperto l’Osservatorio, senza mai vedere fatto qualcosa di concreto per cercare di arginare questa strage. Su questo mezzo muoiono guidatori di ogni età: ma nessuno di loro e i loro familiari sanno che il trattore è una macchina di morte. Proprio non riesce a fare almeno una campagna informativa sulla pericolosità del mezzo? È allucinante vedere anche ragazzini di 14 anni che muoiono schiacciati da un trattore, non avendo la consapevolezza dei pericoli che corrono. Grazie dell’attenzione.

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