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Carlo Lucarelli: non è sempre colpa del caldo

Giuseppe Bausoni uccise Enza Perrella alla fine di Luglio del 1947 

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BRUTTE STORIE Un delitto durante la “Grande canicola”. E un imputato che si appella al solito raptus
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Siamo alla fine di luglio e a Palermo fa un caldo bestiale, come nel resto dell’Italia in quell’estate rovente del 1947. L’hanno chiamata la Grande Canicola, e a un certo punto hanno anche pensato di utilizzarla come attenuante per quello che era successo, ma poi hanno cambiato idea.

Lei si chiama Enza, detta la Francesina, ha vent’anni e fa la ballerina di fila nella compagnia di riviste Valenti-Ari. Qualche giorno prima, mentre si esibiva a Messina, Giuseppe l’ha vista sul palcoscenico e se ne è innamorato. Di più, ci ha proprio perso la testa e l’ha seguita a Palermo dove la compagnia ha in programma una serie di spettacoli all’Arena Trianon.

Giuseppe prende una stanza in una pensione vicina, va a vederla a teatro, la segue nella trattoria dove va a mangiare con i colleghi dopo lo spettacolo e scopre dove alloggia con le compagne di ballo. Le sta addosso per tre giorni, riesce a conoscerla e comincia a corteggiarla.

Siamo alla fine di luglio e a Palermo fa un caldo bestiale, come nel resto dell’Italia in quell’estate rovente del 1947. L’hanno chiamata la Grande Canicola, e a un certo punto hanno anche pensato di utilizzarla come attenuante per quello che era successo, ma poi hanno cambiato idea.

Lei si chiama Enza, detta la Francesina, ha vent’anni e fa la ballerina di fila nella compagnia di riviste Valenti-Ari. Qualche giorno prima, mentre si esibiva a Messina, Giuseppe l’ha vista sul palcoscenico e se ne è innamorato. Di più, ci ha proprio perso la testa e l’ha seguita a Palermo dove la compagnia ha in programma una serie di spettacoli all’Arena Trianon.

Giuseppe prende una stanza in una pensione vicina, va a vederla a teatro, la segue nella trattoria dove va a mangiare con i colleghi dopo lo spettacolo e scopre dove alloggia con le compagne di ballo. Le sta addosso per tre giorni, riesce a conoscerla e comincia a corteggiarla.

Enza, però, non ci sta. Magari Giuseppe si fida delle voci che girano sulle ballerine da rivista, ma la Francesina è una brava ragazza e comunque quel giovanotto così insistente non le piace. Tra l’altro, Giuseppe è già sposato e ha una famiglia in provincia di Enna che non vuole lasciare. A furia di insistere lui le strappa un paio di passeggiate e un appuntamento a cena, da cui non esce niente. Allora un giro in carrozzella, quando la canicola si affievolisce, con la brezza del trotto. Le amiche le dicono di non accettare, ma Enza si sente in colpa a mollarlo così. Solo un giro, l’ultimo, gli dirà di lasciarla in pace e finisce lì.

Fa un caldo bestiale quel pomeriggio di luglio del 1947. Il vetturino fa correre il cavallo per le stradine più in ombra di Palermo ed è all’altezza del Parco della Favorita quando sente un colpo di pistola alle sue spalle. Si volta e sul divanetto della carrozzella c’è Giuseppe che scarica altri dodici colpi sulla povera Enza, uccidendola. Poi punta la pistola sul vetturino e gli ordina di portarlo alla più vicina caserma dei carabinieri.

Giuseppe finisce sotto processo e all’inizio la difesa si chiede se accampare come scusante quel gran caldo che attanaglia la penisola, con punte estreme al Nord che provocano grandinate devastanti. Il mondo non è ancora abituato al riscaldamento globale e i trentasei gradi di Palermo potrebbero essere utili, ma poi l’idea viene accantonata.Meglio puntare su qualcos’altro, qualcosa di più usuale e sicuro: un uragano, sì, ma un uragano psichico. Insomma, un raptus. Giuseppe era innamorato, insana passione, certo, ma sempre passione, la Francesina è una ballerina di fila che si sa come sono fatte, magari un po’ l’ha irretito, insomma, un uragano che lo ha travolto all’improvviso. Peccato per lui che Giuseppe incontri una corte negazionista.Niente uragano, è colpevole di omicidio e finisce dentro.

Sul Venerdì dell’11 luglio 2025

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