Il Venerdì

Cisgiordania, la guerra degli scavi

Cisgiordania, la guerra degli scavi

VIAGGI DA FERMO I siti palestinesi “espropriati” dagli israeliani che cercano tracce del passato ebraico della regione

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L'orrore di Gaza non sembra avere mai fine, ma anche la Cisgiordania, l'altra regione dei Territori occupati palestinesi, è sotto attacco, con armi proprie (gli assalti dei coloni alle comunità locali) e improprie. Due giorni fa la Knesset, il parlamento israeliano, ha approvato a larghissima maggioranza una mozione che impegna il governo a "estendere la sovranità israeliana... su tutte le aree abitate da comunità ebraiche, in Giudea, Samaria e la Valle del Giordano", che sono i nomi di origine biblica che appunto corrispondono alla Cisgiordania o West Bank. La mozione non è vincolante, ma è evidente come una parte rilevante della classe dirigente israeliana non nasconda più il suo obiettivo finale, cioè l'annessione dei Territori, con buona pace di Macron che ha annunciato il riconoscimento dello stato di Palestina. Anche il linguaggio della mozione parla chiaro: "La Knesset afferma che lo Stato di Israele ha un diritto naturale, storico e legale sull'intera Terra di Israele, patria ancestrale del popolo ebraico".

E per dimostrare che quello è l'unico popolo ad avere diritto su quella terra, anche l'archeologia diventa un'arma. L’inviata del Venerdì Francesca Caferri è stata a Sebastia, una cittadina palestinese vicino a Nablus, le cui origini risalirebbero addirittura al 4.000 avanti Cristo. Secondo la Bibbia il re israelita Omri la acquistò dalla popolazione dei Cananei, battezzandola Samaria. Assiri, Babilonesi e Persiani la controllarono nei secoli seguenti, per lasciare poi il passo ad Alessandro Magno prima e ai Romani poi: quelle nella schermata di Google Maps sono appunto le rovine dell'anfiteatro romano. Di recente il governo israeliano ha tolto il controllo del sito all'Autorità palestinese per avviare una grande campagna di scavi che punta a portare alla luce i resti risalenti al regno israelita, trascurando se non distruggendo tutto il resto. Uno schema, spiega Caferri nel servizio sul Venerdì del 25 luglio, che si ripete in tante altre località, nonostante l'opposizione degli archeologi più seri.

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