"Chiuso definitivamente" è la malinconica avvertenza che su Google Maps accompagna l'immagine dell'Anfiteatro Berico, straordinario reperto che si trova ad Arcugnano, provincia di Vicenza. Straordinario perché è tutto falso: una finta cavea romaneggiante, costruita sbancando una collina, usando per le gradinate blocchi di cemento invecchiati ad arte, aggiungendo colonne e statue di gesso, creando un laghetto artificiale. Il suo artefice, l'oggi 69enne Franco Malosso (cognome a cui ogni tanto aggiunge anche "Maltarel" e/o "von Rosenfranz"), sosteneva di averlo scoperto e scavato con l'aiuto di "archeologi dell'Unesco" e si faceva pagare fino a 40 euro per l'ingresso e le visite guidate. Eccolo in una lunga intervista video del 2016 al sito vicentino Tviweb: all'intervistatore che vorrebbe sapere da dove spunta fuori quest'anfiteatro sui colli Berici, Malosso ("se vuole definirmi dica: sognatore") risponde sproloquiando di un antico saggio tedesco di 3.000 pagine che sta finendo di tradurre, dei popoli veneti d'epoca pre-romana, del culto di Giano, di Romolo e Remo che sarebbero anche loro passati da quelle parti, di Giulietta (quella di Romeo) che anche lei era di Arcugnano o giù di lì, eccetera. A quello stesso anno risale un articolo del Venerdìche spiegava come Malosso e il suo manufatto avessero già attirato le attenzioni della Soprintendenza ai beni archeologici e della Procura.
La vicenda è tornata di attualità perché, come ha raccontato il Corriere del Veneto ripreso poi da altre testate, von Rosenfranz è stato condannato per abuso edilizio e contraffazione di opere d'arte in via definitiva e ora si trova detenuto nel carcere di Ventimiglia. Anche l'anfiteatro, essendo appunto un abuso, dovrebbe essere distrutto. Ma in rete non sono pochi a chiedere clemenza per il finto sito archeologico e soprattutto per il suo visionario – e a suo modo geniale – autore.
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