La curva dell’oblio di Gian Andrea Cerone, Guanda, 384 pagine, 19 euro
Anche un paesaggio da cartolina come quello della Val di Fassa ha le sue zone d’ombra. La riservatezza e la gentilezza degli abitanti possono convivere con «i difetti universali dell’uomo, la paura e la malvagità, segreti indicibili che sarebbe meglio non rivelare mai». Lo scrive (bene) Gian Andrea Cerone che ambienta qui la quarta indagine della coppia Mandelli-Casalegno. Incaricati dai piani alti, il navigato ispettore e l’ombroso commissario dovranno far luce sulla lunga scia di omicidi rituali che anni prima ha sconvolto la provincia di Trento. Nel frattempo, a Milano, Fabiola Santini, Caterina Dei Cas e il resto dell’UACV — l’Unità di Analisi del Crimine Violento — sono alle prese con un caso altrettanto intricato: in un appartamento in zona Lambrate è stato ritrovato il cadavere dissanguato dell’assicuratore Massimo Fabiani, sul volto una maschera da medico della peste medievale e, come unico indizio, la foto…
La curva dell’oblio di Gian Andrea Cerone, Guanda, 384 pagine, 19 euro
Anche un paesaggio da cartolina come quello della Val di Fassa ha le sue zone d’ombra. La riservatezza e la gentilezza degli abitanti possono convivere con «i difetti universali dell’uomo, la paura e la malvagità, segreti indicibili che sarebbe meglio non rivelare mai». Lo scrive (bene) Gian Andrea Cerone che ambienta qui la quarta indagine della coppia Mandelli-Casalegno. Incaricati dai piani alti, il navigato ispettore e l’ombroso commissario dovranno far luce sulla lunga scia di omicidi rituali che anni prima ha sconvolto la provincia di Trento. Nel frattempo, a Milano, Fabiola Santini, Caterina Dei Cas e il resto dell’UACV — l’Unità di Analisi del Crimine Violento — sono alle prese con un caso altrettanto intricato: in un appartamento in zona Lambrate è stato ritrovato il cadavere dissanguato dell’assicuratore Massimo Fabiani, sul volto una maschera da medico della peste medievale e, come unico indizio, la fotografia in bianco e nero di una rosa. Iniziano così a delinearsi due piste, diverse forse nei contorni, ma unite dal sottile filo rosso della vendetta: ispirata dal mito e dal folklore in montagna, nascosta dietro volti insospettabili in città. Da questo gioco di rimandi tra cronaca e suggestione prende forma un’architettura narrativa dalla logica implacabile. Milanese d’adozione (è nato a Savona nel 1964), ideatore della piattaforma podcast Storielibere, Cerone torna in libreria con un noir che non ha bisogno di strizzare l’occhio al modello nordico, e avvince fino all’ultima pagina. (Arianna Passeri)
Se fossi stato al vostro posto. Ragionevole dubbio e matematiche risoluzioni, di Marco Malvaldi, Raffaello Cortina, 250 pagine, 20 euro. In uscita a fine agosto
Un libro che farà contenti molti. Si tratta di un saggio (colto e godibilissimo) che parla di omicidi, crimini irrisolti, processi controversi, indagini rocambolesche – ne abbiamo contezza quotidiana, con la cronaca che ci serve tutto questo menu e ce lo apparecchia all’ora dei pasti con il telegiornale. Perché ci interessa tanto? Semplice, dice Marco Malvaldi: noi esseri umani siamo morbosamente attratti dai morti ammazzati. L’accompagnatore di questo viaggio fra delitti da ricostruire è Edgar Allan Poe: a lui infatti dobbiamo, nel 1842, il racconto Il mistero Marie Rogêt, su un famoso assassinio newyorchese che è convinto di poter ricostruire (e risolvere) con l’aiuto del ragionamento logico e del calcolo delle probabilità. Malvaldi analizza la “narrazione” (ogni processo è tale) per valutare come la statistica, le leggi matematiche, la scienza in generale vengano usate (nella realtà e non solo in romanzi e fortunate serie crime) per ricostruire la probabilità degli eventi sulla base di osservazioni ed evidenze. E fra i casi secolari e quelli più recenti, confeziona un libro prezioso (in uscita a fine agosto), che lascia al lettore molti ragionevolissimi dubbi – uno per tutti: quello sull’analisi del Dna o altre tecniche di ricerca scientifica delle prove, che vengono usate con fiducia quasi religiosa, col risultato di danneggiare l’indagine razionale. Insomma, lettori di gialli: il banchetto è servito, gustate avidamente perché qui c’è proprio tanto da assaporare! (Marco Filoni)
Io, bambino zero di Davide Tonelli Galliera, Vallardi, 240 pagine, 19 euro
Li hanno chiamati i “Diavoli della Bassa modenese”. Mai però prima d’ora quella storia di pedofilia, satanismo, omicidi, famiglie distrutte era stata raccontata dal cosiddetto “bambino zero”, che con le sue dichiarazioni dette il via alla valanga. E ora eccolo: Davide Tonelli Galliera con questo libro dice di aver inventato tutto. Possibile? Tutto inizia con un bambino sotto choc che, affidato ad altra famiglia, nel 1997 accusa la sua di molestie sessuali e di aver venduto lui e la sorellina a un giro di pedofili tra Massa Finalese e Mirandola. Quel bambino è Davide Galliera. È una storia di Polaroid, case di campagna, oggetti fallici, cimiteri, bambini che uccidono, sangue. A ogni adulto, via i figli. Psicologhe e giudici si bevono tutto. Altri bambini si aggiungono. Le psicologhe, senza esperienza specifica, usano prassi scorrette. Davide, uno sradicamento dopo l’altro, ha nell’anima sempre più fessure nelle quali fischiano i suoi demoni. Li racconta agli adulti, che li fanno propri e glieli confermano. Diventano veri. Ci va di mezzo anche un prete. Ai processi, metà imputati sono assolti. Ma i loro figli non tornano a casa. Davide passa i vent’anni successivi tra farmaci, clinica, incubo, psichiatra, confusione, sedazione, miliardi di lattine di birra e sigarette. Fino a capire che era vero niente. E allora è ora di credere a Davide, ascoltarlo, capire attraverso il suo abbagliante dolore che quella storia è stata un disastro. Della giustizia, dei media e della psicologia. (Fabio Sanvitale)