Ho molti ricordi e remotissimi legati ai peperoni. Mio padre fa, non si capisce perché, due tipi di peperonate, che vengono sempre cucinati contemporaneamente, in una sorta di competizione fra se stessi. Il nonno materno, che era un grande e avventuroso gastronomo, mi portava a bordo di grandi furgoni in Piemonte a prendere quantità irragionevoli di certi straordinari peperoni, che venivano descritti come un solido nettare divino. Sono passati quasi trent’anni. Quegli stessi peperoni sono anche protagonisti della parabola all’origine del movimento di Slow Food, raccontata da Carlin Petrini all’inizio di Buono, pulito e giusto, pubblicato per la prima volta nel 2005, quando avevo 15 anni e quel nonno era appena mancato: “Costigliole d’Asti. Di ritorno a casa mi fermai da un amico ristoratore e che sapeva cucinare una leggendaria peperonata. Volevo riassaggiarla per rinfrancarmi dal viaggio estenuante che stavo terminando; invece, con sommo disappunto, consumai una peperonata tremenda, …
Ho molti ricordi e remotissimi legati ai peperoni. Mio padre fa, non si capisce perché, due tipi di peperonate, che vengono sempre cucinati contemporaneamente, in una sorta di competizione fra se stessi. Il nonno materno, che era un grande e avventuroso gastronomo, mi portava a bordo di grandi furgoni in Piemonte a prendere quantità irragionevoli di certi straordinari peperoni, che venivano descritti come un solido nettare divino. Sono passati quasi trent’anni. Quegli stessi peperoni sono anche protagonisti della parabola all’origine del movimento di Slow Food, raccontata da Carlin Petrini all’inizio di Buono, pulito e giusto, pubblicato per la prima volta nel 2005, quando avevo 15 anni e quel nonno era appena mancato: “Costigliole d’Asti. Di ritorno a casa mi fermai da un amico ristoratore e che sapeva cucinare una leggendaria peperonata. Volevo riassaggiarla per rinfrancarmi dal viaggio estenuante che stavo terminando; invece, con sommo disappunto, consumai una peperonata tremenda, del tutto insapore. (…) L’amico mi spiegò che non utilizzava più la stessa materia prima con cui faceva quella peperonata: i peperoni quadrati d’Asti…”. Petrini scopre che quei peperoni tremendi venivano dall’Olanda, e proseguendo il viaggio trova dei contadini che coltivano… bulbi di tulipani. Proprio in questi giorni, dopo settimane di attesa, mi è giunta notizia che Stefano, che è anche uno dei pochi produttori di quel peperone quadrato, è infine pronto a consegnarli. Dui puvrun bagna’n’t l’oli è un’espressione che, oltre a testimoniare la piemontesità di chi la pronuncia, è anche a suo modo una ricetta.
Come procedere
Il modo migliore e più rapido per pelare i peperoni è armarsi di un cannello da cucina. Si compra in ferramenta, e risolve la questione in pochi focosi minuti. Tagliate i peperoni a metà, togliete il picciolo e i semi e posateli su una teglia di metallo. Accendete il cannello e bruciate ogni centimetro della buccia, finché non sarà nera e increspata. Intingeteli in acqua fredda e togliete la pelle con le dita, scolate e asciugate, condite con una punta di sale, poi olio e aglio sminuzzato.
Che cosa serve
2 peperoni 1 spicchio d’aglio. Abbondante olio d’oliva. Sale