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In Giamaica c’era Bob Marley, ma anche Pablo Moses

La canzone della settimana è “A song” di Pablo Moses
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Questa per ribadire che il reggae non è solo Bob Marley, come il rock & roll non è solo Elvis. Ma la Giamaica è una piccola isola, il folk che la identifica uno soltanto, e la popolarità di Marley così schiacciante da aver relegato tutti gli altri alla periferia del reggae. Peter Tosh è morto giovane e il pioniere Jimmy Cliff (81 anni), che aveva esportato negli Usa la musica giamaicana nei primi anni Settanta, fu costretto a capitolare di fronte al carisma e al magnetismo di Skipper (uno dei molti nomignoli di Bob).

Tutti gli altri, e sono molti, anche geniali, sono rimasti relegati a livello regionale; incisioni per appassionati del genere, che sono comunque moltissimi nel mondo. Prendiamo Pablo Moses (che ha compiuto 77 anni lo scorso 28 giugno): quando nel 1975 pubblicò Revolutionary Dream (e il singolo I Man a Grasshopper, il primo boom di questa fantastica voce genderless) era uno degli artisti di punta dell’isola, ma dall’altra parte c’erano schierati Bob e i Wailers che tr…

Questa per ribadire che il reggae non è solo Bob Marley, come il rock & roll non è solo Elvis. Ma la Giamaica è una piccola isola, il folk che la identifica uno soltanto, e la popolarità di Marley così schiacciante da aver relegato tutti gli altri alla periferia del reggae. Peter Tosh è morto giovane e il pioniere Jimmy Cliff (81 anni), che aveva esportato negli Usa la musica giamaicana nei primi anni Settanta, fu costretto a capitolare di fronte al carisma e al magnetismo di Skipper (uno dei molti nomignoli di Bob).

Tutti gli altri, e sono molti, anche geniali, sono rimasti relegati a livello regionale; incisioni per appassionati del genere, che sono comunque moltissimi nel mondo. Prendiamo Pablo Moses (che ha compiuto 77 anni lo scorso 28 giugno): quando nel 1975 pubblicò Revolutionary Dream (e il singolo I Man a Grasshopper, il primo boom di questa fantastica voce genderless) era uno degli artisti di punta dell’isola, ma dall’altra parte c’erano schierati Bob e i Wailers che tra il ‘73 e l’80 del secolo scorso spararono sul mercato otto capolavori uno via l’altro.

Chi avrebbe notato Pablo Moses che nel 1980 pubblicava il suo magnifico e quieto e poetico A Song mentre il mondo era infiammato dalle canzoni di Rastaman Vibration, Exodus e Kaya? Eppure, la sua credibilità nell’isola era enorme: nel disco sono impegnate alcune delle menti migliori del reggae, alcune anche dell’entourage dei Wailers (Geoffrey Chung, Sly Dunbar, Robbie Shakespeare, Mikey “Mao” Chung, Rita Marley, Judy Mowatt e Prilly Hamilton, il primo cantante dei Third World) e quel dub sarebbe stato saccheggiato da centinaia di musicisti e produttori, da Serge Gainsbourg a Grace Jones, UB40 e Police).

A Song è una preghiera ipnotica, una breve meditazione, un mantra, un offertorio a Jah. Perché Pablo Moses è un rastafariano devoto e mai e poi mai avrebbe tradito le radici per un posto in classifica. «Noi siamo gli apostoli di Jah, portiamo avanti il lavoro dei vecchi rasta, la musica e i dischi sono solo un mezzo per amplificare il messaggio».

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