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Io e il mio bambino, sullo stesso foglio

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TIC TAC Da questo mese una rubrica di Andrea Bajani sul mestiere dello scrittore
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Tic Tac, come il rumore delle vecchie macchine da scrivere, è la nuova rubrica di Andrea Bajani (nostro collaboratore e vincitore dell’ultimo Premio Strega con L’anniversario, edito da Feltrinelli), che ospiteremo ogni terzo venerdì del mese. Si alternerà con Radici di Daria Galateria (primo venerdì), Brutte storie di Carlo Lucarelli (secondo) e Diario del mese di Alfonso Berardinelli (ultimo venerdì del mese).

Per una qualche misteriosa ragione, periodicamente nostro figlio, verso i tre anni, prendeva a voler scrivere e disegnare compulsivamente. Sono delle fiammate, che nella maggior parte dei casi poi si spengono poco dopo. Più incline alle corse furiose e gli urli a spada tratta, ogni tanto gli prendeva questa sorta di silenzioso estro riflessivo. La casa si silenziava e di colpo al tavolo c’era un bambino che si metteva a disegnare. Né io né mia moglie abbiamo alcun talento o predisposizione per il disegno, per cui pur sollecitati ci sedevamo accanto a lui con un senso di impoten…

Tic Tac, come il rumore delle vecchie macchine da scrivere, è la nuova rubrica di Andrea Bajani (nostro collaboratore e vincitore dell’ultimo Premio Strega con L’anniversario, edito da Feltrinelli), che ospiteremo ogni terzo venerdì del mese. Si alternerà con Radici di Daria Galateria (primo venerdì), Brutte storie di Carlo Lucarelli (secondo) e Diario del mese di Alfonso Berardinelli (ultimo venerdì del mese).

Per una qualche misteriosa ragione, periodicamente nostro figlio, verso i tre anni, prendeva a voler scrivere e disegnare compulsivamente. Sono delle fiammate, che nella maggior parte dei casi poi si spengono poco dopo. Più incline alle corse furiose e gli urli a spada tratta, ogni tanto gli prendeva questa sorta di silenzioso estro riflessivo. La casa si silenziava e di colpo al tavolo c’era un bambino che si metteva a disegnare. Né io né mia moglie abbiamo alcun talento o predisposizione per il disegno, per cui pur sollecitati ci sedevamo accanto a lui con un senso di impotenza (per il disegno) e gratitudine (per il silenzio ambientale che ne derivava). Lui disegnava ominidi e rettangoli, e noi ci chiedevamo come avremmo potuto contribuire alla sua creatività in una maniera che non fosse solo quella di presenziare e tamponare il momento di sconforto se l’arto sinistro dell’ominide non era simmetrico con il destro.

In realtà il mio vero contributo erano i fogli di riciclo. Li impilavo sul tavolo in sala senza soluzione di continuità, a una velocità più accelerata nei periodi in cui era la mia di creatività a dare la fiammata. Solo che la mia si vedeva meno di quella di mio figlio, incline com’ero e sono a celarmi mentre scrivo, schermandomi dietro le prime ore del mattino o nella chiusura stagna dell’ufficio nel campus dove insegno. Senza presenze di supporto, ma più o meno pure io a darmi da fare con ominidi asimmetrici e rettangoli sbilenchi. Insomma, fallendo da solo ma con analogo sconforto, e poi riprendendomi ogni volta peri capelli, cercando di passare il guado e arrivare alla fine della frase. Per concludere poi con quel gesto arrogante di stampare quel che ho scritto, e sbalordirmi alla vista di ciò che mi sta dentro, di solito inespresso. E poi portando a casa la stampata da rileggere, correggere, e poi trasformare in una risma buona per la prossima fiammata creativa di nostro figlio.

Quel fiancheggiamento, pur piuttosto impotente, della sua vena artistica, mi è sempre risultato fattibile in termine di soggetti (ovvero rispondere alla domanda:“e adesso che cosa disegniamo?”) e molto più ostico in termini di soluzioni pratiche (tendevo a risolverla con un “mi piace!” che non sempre però lo persuadeva del risultato che gli era uscito dalla matita). Ma c’era sempre quel momento, che mi trafiggeva, se così si può dire, quando, finito il primo disegno, toccava a me di voltare pagina e offrirgli quella nuova. E mentre lui riprendeva a far saltare figure fuori dal niente, io mi soffermavo su quel che c’era dietro il foglio, stampato dalla HP del mio ufficio, dove non di rado uomini e donne, scritti da me, soffrivano per come la vita si accaniva su di loro. E che poi voltavo per lui che ignaro - o al contrario trionfante – ci arabescava sopra, e a domanda di chi fossero gli ominidi spesso rispondeva: “io e te”.

Sul Venerdì del 15 agosto 2025

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