Quarantuno metri, dalla Casa di riposo Lyda Borelli, in via Saragozza a Bologna, al bar Billi 1833, sotto l'arco del Meloncello. Questo breve tragitto è stato, negli ultimi anni della sua vita, tutto l'universo di uno scrittore che di universi ne aveva creati tantissimi: Stefano Benni, morto martedì scorso a 78 anni. Ricoverato da tempo alla "Casa di riposo per artisti e operatori dello spettacolo" per una grave malattia che gli aveva tolto persino la parola, lo scrittore riusciva ogni tanto a spingersi fino allo storico bar/pasticceria/edicola, vero monumento della bolognesità a cui forse, decenni prima, si era ispirato per il suo immortale Bar Sport – quello che in vetrina aveva l'altrettanto immortale Luisona, " brioche paleolitica condannata a un’esposizione perenne in attesa del suo consumatore". O almeno così racconta chi gli è stato vicino fino alla fine, e così ci piace immaginarlo, ridendo e piangendo con lui come ci aveva insegnato a fare con i suoi libri ("tu, amica dei comici, sola vera ispiratrice, sguardo severo, spleen, tragedia, serietà, tu, o Morte...").
E siccome Benni ci ha anche insegnato che le biografie si possono inventare, come faceva lui con la sua, ecco allora che mi piace immaginare che lungo quel breve tragitto gli arrivassero alle orecchie anche le voci e gli schiamazzi di ragazzi che giocavano a pallone, nel complesso sportivo del vicino stadio Dall'Ara o in una delle ville del quartiere Saragozza o chissà, proprio per strada. E qui finalmente smetto di scrivere io e lascio la parola a lui, a quel Regolamento del gioco della pallastrada, tratto da La Compagnia dei Celestini, che è una delle pagine più esilaranti tra le centinaia di esilaranti pagine di Stefano Benni che hanno accompagnato la mia vita, e di cui non smetterò mai di essergli grato.
REGOLAMENTO UNICO E SEGRETO DEL CAMPIONATO MONDIALE DI PALLASTRADA
1. Le squadre sono di cinque giocatori senza limiti di età, sesso, razza e specie animale.
2. Il campo di gioco può essere di qualsiasi fondo e materiale a eccezione dell’erba morbida, deve avere almeno una parte in ghiaia, almeno un ostacolo quale un albero o un macigno, una pendenza fino al venti per cento, almeno una pozzanghera fangosa e non deve essere recintato, ma possibilmente situato in zona dove il pallone, uscendo, abbia a rotolare per diversi chilometri.
3. Le porte sono delimitate da due sassi, o barattoli, o indumenti, e devono misurare sei passi del portiere. È però ammesso che il portiere restringa la porta, se non si fa scoprire, e che parimenti l’attaccante avversario la allarghi di nascosto fino a un massimo di venti metri. La traversa è immaginaria e corrisponde all’altezza a cui il portiere riesce a sputare.
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7. Sono ammessi gli sgambetti, il cianchetto, la gambarola, il ganascio, il pestone, il costolino, il raspasega, il poppe, il toccaballe, il calcinculo, il blondin, l’attaccabretella, il placcaggio, il ponte, la cravatta, il sandwich, l'entrata a slitta, l’entrata a zappa, il baghigno, la cornata, il triplo Mendelbaum, il colpo dell’aragosta, lo strazzabregh, il cuccio, il papa, lo squartarau, la trampolina e il morsgotto. Sono proibiti i colpi non dianzi citati e le armi di ogni genere.
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