Piero Meldini è autore di romanzi affascinanti e misteriosi, spesso ambientati alcuni secoli fa, fra profezie, formule alchemiche, oscuri manoscritti e furori religiosi. Qualche mese fa sono incappato in un suo minuscolo librino pubblicato dalle Edizioni Henry Beyle, che comincia così: “Come il maresciallo Jacques de Chabannes, signore di La Palice, era lontano dal pensare che sarebbe passato alla storia per l’ingenuo elogio funebre dei suoi soldati, così César de Choiseul, conte di Plessis-Praslin, eroico difensore dell’isola di Oléron dagli inglesi, vittorioso su Buckingham davanti all’isola di Ré, maresciallo di campo nel 1635, luogotenente generale nel ’42, maresciallo di Francia nel ’45, duca e pari del regno nel ’65, mai avrebbe immaginato che ad immortalarlo sarebbe stata la graziosa invenzione del suo cuoco o, secondo altri, di un suo domestico che, tostando delle mandorle nello zucchero, creò la praline” (Piero Meldini, L’invenzione della pralina, Henry Beyle, Milano). Le “pr…
Piero Meldini è autore di romanzi affascinanti e misteriosi, spesso ambientati alcuni secoli fa, fra profezie, formule alchemiche, oscuri manoscritti e furori religiosi. Qualche mese fa sono incappato in un suo minuscolo librino pubblicato dalle Edizioni Henry Beyle, che comincia così: “Come il maresciallo Jacques de Chabannes, signore di La Palice, era lontano dal pensare che sarebbe passato alla storia per l’ingenuo elogio funebre dei suoi soldati, così César de Choiseul, conte di Plessis-Praslin, eroico difensore dell’isola di Oléron dagli inglesi, vittorioso su Buckingham davanti all’isola di Ré, maresciallo di campo nel 1635, luogotenente generale nel ’42, maresciallo di Francia nel ’45, duca e pari del regno nel ’65, mai avrebbe immaginato che ad immortalarlo sarebbe stata la graziosa invenzione del suo cuoco o, secondo altri, di un suo domestico che, tostando delle mandorle nello zucchero, creò la praline” (Piero Meldini, L’invenzione della pralina, Henry Beyle, Milano). Le “praline” sono con ogni probabilità una delle definizioni più sfuggenti e confuse della pasticceria occidentale: oggi spesso indicano delle perle di cioccolato ripiene di frutta secca e altre cose, ma in origine si trattava di singoli frutti secchi caramellati nello zucchero. La breve ma avventurosa escursione di Meldini nella storia della pralina attraversa la monade di Leibniz, le indicibili affinità linguistiche con le pallottole e i proiettili, e la figura di un maestro pasticciere austriaco di cui si sono poi completamente perse le tracce. Il breve scritto si conclude con due ricette e una chiara esortazione a un consumo illimitato e inappagato, e tuttavia “rilassato e senza affanno”.
Praline di nocciole
Che cosa serve
Per un numero indefinito di persone: 400 g di nocciole tostate; 200 g di zucchero semolato; 50 g di acqua; 1 pizzico di sale in fiocchi
Come procedere
Versate in una padella antiaderente lo zucchero, il sale e l’acqua. Scaldate fino a raggiungere i 115°. Versate quindi le nocciole e togliete dal fuoco, mescolando.
Quando lo zucchero sarà come in foto, rimettete sul fuoco e caramellate, sempre mescolando. Sbarazzate su una placca e lasciate raffreddare.