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La metamorfosi del topinambur

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Servirebbe una giornata intera, e forse anche una notte, per raccontare tutte le volte che un poeta ha parlato di girasoli. Nelle Metamorfosi di Ovidio la ninfa Clizia si innamora del dio del sole, Apollo, e benché non ricambiata trascorrerà tutta la vita a seguirlo in cielo, finendo trasformata in fiore. Un sonetto che alcuni attribuiscono a Dante la omaggia: “Nè quella ch’a veder lo sol si gira, / e ‘l non mutato amor mutata serba, / ebbe quant’io già mai fortuna acerba”.
Il sonetto verrà poi ripreso, secoli dopo, da Eugenio Montale, che dietro il nome di Clizia celava quello di Irma Brandeis, dantista e critica letteraria americana che amò a lungo: “Guarda ancora / in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi, / fino a che il cieco sole che in te porti / si abbacini nell’Altro e si distrugga / in Lui, per tutti”. Ci si chiedeva in questi giorni, con i colleghi al ristorante, il perché del nome inglese del topinambur, e cioè Jerusalem Artichoke: abbiamo s…

Servirebbe una giornata intera, e forse anche una notte, per raccontare tutte le volte che un poeta ha parlato di girasoli. Nelle Metamorfosi di Ovidio la ninfa Clizia si innamora del dio del sole, Apollo, e benché non ricambiata trascorrerà tutta la vita a seguirlo in cielo, finendo trasformata in fiore. Un sonetto che alcuni attribuiscono a Dante la omaggia: “Nè quella ch’a veder lo sol si gira, / e ‘l non mutato amor mutata serba, / ebbe quant’io già mai fortuna acerba”.
Il sonetto verrà poi ripreso, secoli dopo, da Eugenio Montale, che dietro il nome di Clizia celava quello di Irma Brandeis, dantista e critica letteraria americana che amò a lungo: “Guarda ancora / in alto, Clizia, è la tua sorte, tu / che il non mutato amor mutata serbi, / fino a che il cieco sole che in te porti / si abbacini nell’Altro e si distrugga / in Lui, per tutti”. Ci si chiedeva in questi giorni, con i colleghi al ristorante, il perché del nome inglese del topinambur, e cioè Jerusalem Artichoke: abbiamo scoperto che è il risultato di un curioso malinteso linguistico fra anglofoni e italiani. Il topinambur appartiene al genere Helianthus, che è lo stesso dei girasoli. A lungo, pare, in Italia è stato chiamato carciofo girasole, perché il gusto somigliava al carciofo e il fiore al girasole: ma a orecchie americane “girasole” suonava come “Gerusalemme”. Mi è venuto in mente di provare a condirlo con dell’olio di semi di girasole vergine che, a differenza di quello che usiamo per friggere, ha un sapore. Accostare vegetali dello stesso genere o anche solo della stessa famiglia in un piatto è spesso una buona idea, secondo una teoria per cui ciò che manca all’uno si è espresso nell’altro, e riavvicinandoli non potranno che andare d’accordo.

Che cosa serve
Per 4 persone, come contorno 300 g di topinambur; succo di limone;3 cucchiai di olio di girasole vergine; (si trova online o nei negozi bio); sale.

Come procedere
Pelate i topinambur e immergeteli in acqua fredda, con qualche goccia di succo di limone. Scolateli e bolliteli in acqua salata per 10 minuti o poco più, o in ogni caso fino a quando saranno teneri. Scolateli e conditeli con l’olio di girasole.

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