Il Venerdì

Il voto (e il volto) nuovo di New York

Zohran Mamdani in una tappa della sua campagna elettorale (Hiroko Masuike/The New York Times)
Zohran Mamdani in una tappa della sua campagna elettorale (Hiroko Masuike/The New York Times) 

Il 4 novembre la città non sceglie soltanto il sindaco. Il favorito, infatti, non è “il solito democratico”, ma un 33enne tendenza left e Pro Pal. Qui, una sua futura vicina di casa ci spiega perché Zohran Mamdani potrebbe vincere comunque. Diventando l’anti Trump

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NEW YORK. Vivo a New York da venticinque anni e da sedici abito vicino a Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco di questa città. Su questa strada, nel tempo, è passata la Storia. Nel 2020, durante le proteste per la morte di George Floyd, sono arrivati qui migliaia di giovani: manifestavano contro la brutalità della polizia e chiedevano al sindaco di allora di tagliare i fondi per le forze dell’ordine. Nel 2024, invece, le proteste erano indirizzate all’attuale primo cittadino, Eric Adams, accusato di aver preso una tangente dal governo turco – in cambio gli avrebbe concesso di costruire il consolato di fronte alle Nazioni Unite. Il processo per corruzione contro Adams non si è mai celebrato. Il presidente Trump ha impedito ai pubblici ministeri di istruirlo. Per sdebitarsi, il sindaco ha lasciato che la polizia migratoria conducesse retate a volto coperto contro i migranti illegali.

Il prossimo 4 novembre, a New York, si celebrano le elezioni municipali. Adams, che inizialmente sperava di essere rieletto, a fine settembre si è ritirato dalla corsa. A convincerlo è stato Donald Trump: a quanto pare, gli avrebbe promesso la nomina di ambasciatore in Arabia Saudita. Da tempo, il presidente cerca di influenzare il risultato delle elezioni del sindaco: vorrebbe vincesse Andrew Cuomo, ex governatore democratico, caduto in disgrazia per aver nascosto il numero di morti di Covid nelle case di riposo, e per aver molestato sessualmente alcune sue collaboratrici. Il sostegno di Trump a Cuomo non deve stupire. Il tycoon lo appoggia solo per evitare che vinca Zohran Mamdani, il giovane politico che, a sorpresa, ha trionfato nelle primarie del Partito democratico a giugno.

Goal!

New York è una città di otto milioni e mezzo di abitanti. Più di un terzo della popolazione è nato all’estero, proprio come Mamdani, che è diventato cittadino americano solo nel 2018 – è nato in Uganda da genitori indiani ed è arrivato qui a sette anni. Devo ammettere che, fino a poche settimane prima del voto di giugno, non sapevo chi fosse. A parlarmene sono stati i miei figli, che qui a New York frequentano l’università. Zohran, come lo chiamano loro, è stato votato dai giovani grazie a uno stile comunicativo innovativo e accattivante. In un video su Instagram si destreggia con il pallone su un campetto in erba e poi tira in porta. L’ha girato per denunciare il fatto che gli abitanti di questa città non potranno permettersi di andare allo stadio durante i Mondiali di calcio del prossimo anno: la Fifa chiede cifre proibitive per i biglietti.Uno dei temi principali della campagna elettorale di questo trentatreenne è proprio il fatto che i prezzi qui sono insostenibili e le disuguaglianze economiche rampanti. New York è la città più costosa degli Stati Uniti, la sesta del mondo. La crisi abitativa morde: potersi permettere un affitto vuol dire, in media, investire più del 60 per cento del reddito in un appartamento. Le tasse municipali sono alte e, nonostante questo, la qualità della vita lascia a desiderare. Le metropolitane sono vecchie, il prezzo del biglietto per i mezzi pubblici sfiora i tre dollari, e il traffico è costantemente congestionato. Il costo del carrello della spesa continua a lievitare – a Manhattan si spendono 8 dollari per un litro e mezzo di latte e 7 per una dozzina di uova. Alcune aree, le cosiddette food desert, lontane dal centro, non hanno neppure un numero sufficiente di negozi per comprare beni di prima necessità. Il giovane Mamdani sostiene di avere una soluzione per tutto: linee di autobus gratis, supermercati gestiti dalla città con prezzi abbordabili e edilizia popolare. Come farà? Ha promesso di aumentare le tasse dal 7 all’11 per cento per le imprese, e del due per chi ha un reddito superiore al milione di dollari. La sua ricetta piace a molti newyorchesi, ma Wall Street gli fa la guerra – i milionari minacciano di trasferirsi altrove – Trump lo chiama «comunista» e persino i leader del Partito democratico non lo sostengono. Pensano sia troppo radicale. Zohran è un socialista democratico. Ma i detrattori dicono che, da sindaco, abolirà la proprietà privata.

Il primo musulmano

Anche la sua religione è un problema. Se venisse eletto sarebbe il primo sindaco musulmano di questa città, per giunta particolarmente vicino alla causa palestinese. In diverse interviste ha dichiarato che, se Netanyahu venisse a New York nel prossimo futuro, lo farebbe arrestare per crimini di guerra. Queste dichiarazioni gli sono costate l’accusa di essere antisemita. Persino la senatrice democratica dello stato di New York, Kirsten Gillibrand, ha affermato (prima di doversi scusare) che Mamdani è favorevole all’Intifada globale.In questa città vivono un milione e mezzo di ebrei (la più grande popolazione ebraica fuori Israele) e un milione e mezzo di musulmani. Dal 7 ottobre 2023, la tensione tra le due comunità è cresciuta. Dopo le proteste nei campus a favore di Gaza, il Presidente ha ordinato l’arresto di alcuni studenti e negato i fondi federali alle università che ritiene antisemite. Recentemente, però, il clima è cambiato: l’opinione pubblica è diventata più sensibile verso i palestinesi. Nelle ultime settimane gli ebrei ortodossi di Williamsburg hanno manifestato a favore della popolazione di Gaza, mentre i rabbini e gli studenti delle scuole ebraiche hanno occupato il ponte di Brooklyn per dire “No al genocidio.” In città si è anche costituito un gruppo di ebrei che sostiene la corsa di Mamdani a sindaco. Non manca chi considera Zohran figlio dell’élite e quindi molto lontano dai problemi della gente. Suo padre è professore alla Columbia University: i suoi libri sul colonialismo sono considerati dei classici della letteratura accademica sul tema. Sua madre, Mira Nair, è una famosa regista. Ha diretto Monsoon Wedding, con il quale ha vinto il Leone d’oro a Venezia nel 2001.

Il futuro dell’opposizione

Da sempre le elezioni del sindaco di New York suscitano interesse in tutto il mondo. Quest’anno, però, sono più importanti del solito. Il partito democratico, a livello nazionale, è sceso ai minimi storici da trent’anni. La possibile vittoria di Mamdani, che è primo nei sondaggi, potrebbe inviare segnali importanti, indicare che è tempo che il partito si doti di una nuova classe dirigente e che forse, visti anche gli ampi consensi della deputata newyorchese Alexandria Ocasio Cortez, il futuro dei democratici non è al centro ma a sinistra. Per ora, i leader del partito sono scettici: credono che Zohran finirebbe per dare a Trump più munizioni da usare contro di loro. Il primo martedì di novembre si capirà dove andrà l’opposizione di questo Paese e dove andrà New York. Io, in attesa di votare, aspetto impaziente di sapere chi sarà il mio nuovo vicino.

(Sul Venerdì del 24 ottobre 2025)

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