Canzoni stonate
Gentile Giannini, non le scrivo di cose politiche (uffa!), ma di “cose che vanno oltre”. Per me, una di queste era la canzone di Paolo Conte Vieni via con me. A ogni ascolto un dolore, una nostalgia, una illusione, un rimpianto. Questa canzone non è una canzone, ma un luogo dell’anima. Quell’accappatoio azzurro ci ha riscaldato. Ebbene da un po’ di tempo è il jingle di una catena di supermercati. È stata una ferita e non posso concepire come il nostro amatissimo Paolo Conte possa aver permesso una cosa simile. Vieni via con me non è più una “cosa che va oltre”, ma una cosa che va al supermercato.
Silvana Cabrini
Gentile Silvana, anch’io come lei soffro ogni volta che uno spot pubblicitario si appropria, snaturandola, di qualche grande canzone che ha accompagnato “i migliori anni della nostra vita” (tanto per restare in tema di citazioni canore…). Vieni via con me è solo l’ultima di una lunga serie, e Paolo Conte è solo l’ultimo di tanti cantautori sublimi che prestano la voce e la music…
Gentile Giannini, non le scrivo di cose politiche (uffa!), ma di “cose che vanno oltre”. Per me, una di queste era la canzone di Paolo Conte Vieni via con me. A ogni ascolto un dolore, una nostalgia, una illusione, un rimpianto. Questa canzone non è una canzone, ma un luogo dell’anima. Quell’accappatoio azzurro ci ha riscaldato. Ebbene da un po’ di tempo è il jingle di una catena di supermercati. È stata una ferita e non posso concepire come il nostro amatissimo Paolo Conte possa aver permesso una cosa simile. Vieni via con me non è più una “cosa che va oltre”, ma una cosa che va al supermercato.
Silvana Cabrini
Gentile Silvana, anch’io come lei soffro ogni volta che uno spot pubblicitario si appropria, snaturandola, di qualche grande canzone che ha accompagnato “i migliori anni della nostra vita” (tanto per restare in tema di citazioni canore…). Vieni via con me è solo l’ultima di una lunga serie, e Paolo Conte è solo l’ultimo di tanti cantautori sublimi che prestano la voce e la musica al marketing. Mi viene in mente Lucio Dalla che intona le lodi dell’ennesima automobile che ruggisce sull’asfalto con “il motore del duemila/ sarà bello e lucente/ sarà veloce e silenzioso…”. Oppure, cosa che mi ha prostrato ancora di più, quel poeta di Francesco De Gregori che “sacrifica” ai tralicci dell’Enel il capolavoro “la Storia siamo noi/ siamo noi padri e figli/ siamo noi Bella Ciao che partiamo/ la Storia siamo noi/ siamo noi questo piatto di grano”. O ancora la mitica Fiorella Mannoia che alla nuova campagna del medesimo colosso elettrico regala la commovente “tu chiamali come vuoi/ io li chiamo soltanto eroi…”. Insomma, il fenomeno purtroppo è assai diffuso. Capisco che le liriche intimiste di Paolo Conte tra gli scaffali della Conad non se le aspettava. Io sì, ormai. Ma mi piace l’idea che ci siano ancora persone che non si rassegnano alla mercificazione della poesia, delle emozioni, dei ricordi.
E se a non votare fossero gli evasori fiscali?
Caro Massimo, recentemente sono stati divulgati i dati sugli italiani che non pagano l’Irpef: 48 per cento di evasori totali. Io confronto questo dato con quello di chi si astiene dal voto: 45 per cento, pressoché uguale. Questi astenuti, secondo me, sono nella stragrande maggioranza quelli che non pagano l’Irpef. Perché devono scomodarsi ad andare a votare, con il pericolo che la loro pacchia finisca? Non pare anche a lei che sia proprio così?
Tullio Farello
Caro Tullio, per quanto l’Italia sia il Paese dei santi, dei poeti e degli evasori, col 48 per cento di evasori totali saremmo già da un pezzo in bancarotta irreversibile. Non so dove ha reperito questo dato. Le ultime statistiche dicono che su 58,9 milioni di residenti a versare almeno 1 euro di Irpef sono solo 33,5 milioni. Non tutti si possono considerare evasori totali, ma è certo che tra questi si annida un’evasione enorme. Secondo l’Istat, l’economia sommersa da “sotto dichiarazione” e da lavoro irregolare è salita a 185,3 miliardi. C’è un altro Pil, in nero, che la destra fa finta di non vedere. Forse, più che astenersi, i contribuenti infedeli la votano?
Dopo quello di Benito il Ventennio di Giorgia
Caro Giannini, si rassegni perché con questa opposizione (?) la “nipotina” di Almirante governerà per altri 20 anni, superando quindi anche il ventennio del “bisnonno” Benito.
Salvatore Del Vecchio (Napoli)
Caro Salvatore, come ha detto qualche giorno fa Romano Prodi - l’unico e l’ultimo che ha portato il centrosinistra al governo, nel 2006 – i leader e i leaderini dell’opposizione non vogliono vincere le prossime elezioni. Infatti, passano il tempo solo a spartirsi i posti per le candidature. I bisnonni del Duce e i nipotini di Almirante ringraziano.
Per il leader ungherese euro non olet
Caro Massimo, una domanda semplicissima: ma perché se quell’essere di Orbán dice che la Ue è inutile non ne esce? Nessuno lo rimpiangerebbe, almeno non io e non penso di essere il solo. Forse dipende dai soldi che riceve? Vero il detto pecunia non olet.
Sebastiano Sanguigni
Caro Sebastiano, Orbán è stato il protagonista assoluto dell’italian tour di una settimana fa, quando ha condiviso con i compari Meloni e Salvini il de profundis per l’Europa, il peana per Putin e la prece per Trump. Più che “uscire dalla Ue”, questi allegri sovranisti la sfasciano dall’interno, lucrandone i fondi (per l’Ungheria ne sono stati appena scongelati 10 miliardi). Il solito “chiagni e fotti”.
Ma smettetela di attaccare Francesca Albanese
Gentile Giannini, la sua risposta alla lettera L’ingiusto linciaggio di Francesca Albanese mi ha lasciato di stucco. Quindi secondo lei è un linciaggio esagerato, meglio un linciaggio “moderato”? E che vorrebbe dire “linguaggio ideologico”? La signora Albanese sa di cosa parla, per studio ed esperienza diretta, ed è stata sottoposta, nel suo Paese, a infiniti attacchi. Compreso il suo, ahimè. Se non sempre risponde a tono è comprensibile, può essere capita e perdonata. Invece no, diamole addosso! E trovo insopportabili i sofismi se è o non è genocidio a Gaza, per cui se l’è presa con Liliana Segre. Sulle cui opinioni sembra che non si possa dire parola. Perché? Quanto al sindaco di Reggio Emilia, si è scusata. Che doveva fare di più? A lei certo non importerà, ma sono molto deluso.
Stefano Grandi
Gentile Grandi, sono molto deluso dalla sua delusione. Come ho scritto più volte, considero Francesca Albanese una valida giurista. Ho apprezzato (e l’ho detto più volte) il suo Rapporto sull’economia genocidaria di Israele. Non apprezzo il linciaggio (né esagerato, né moderato) al quale è stata sottoposta. Ma allo stesso modo a volte non apprezzo i suoi toni e i suoi giudizi. Perché mai dovrebbero essere “comprensibili”? E perché mai, quando li formula, dovrebbe essere “capita e perdonata”? Io non sono dio, non dispenso perdoni. Osservo, ascolto ed esprimo la mia opinione. Quello che Albanese ha detto su Liliana Segre è semplicemente assurdo: con lo stesso ragionamento, dovremmo considerare “non obiettivo” il racconto del genocidio fatto da un palestinese che vive a Gaza. Anche lui è “emotivamente coinvolto”. Capisce il cortocircuito?
Sul Venerdì del 7 novembre 2025