Le quattro libraie pazze di Madrid sono italiane
di Valerio GiacoiaIsabel spiega che occorre passare dal portone del palazzo accanto perché la saracinesca è rotta e si riesce a sollevarla, pure a fatica, soltanto dall’interno. Attendo così dietro la vetrina contemplando i titoli dei libri e una Olivetti Lettera 32 con foglio sul rullo, finché non la rivedo spuntare da una porticina riverniciata di celeste brillante. Sa di quinta teatrale, e fa anch’essa la sua bella parte in questo miracolo a Madrid: al 47 di Calle Modesto Lafluente, grazie alla «follia visionaria» di quattro donne, mamme, amiche, dopo «secoli» – tali sono sembrati ai clienti che l’avevano frequentata per decenni, prima che cadesse nell’oblìo, tra ragnatele, cartelli “torno subito”, muffe – ha riaperto la storica Libreria Italiana, vecchia di quasi cinquant’anni.
Dai tempi della scuola
«Le pazze libraie», si definiscono. Due italiane, di Napoli e Torino, Marcella Caccavale, insegnante, Barbara Scarrone, traduttrice, e le spagnole Isabel García-Zarza, giornalista, un po’ a capo delle …
Isabel spiega che occorre passare dal portone del palazzo accanto perché la saracinesca è rotta e si riesce a sollevarla, pure a fatica, soltanto dall’interno. Attendo così dietro la vetrina contemplando i titoli dei libri e una Olivetti Lettera 32 con foglio sul rullo, finché non la rivedo spuntare da una porticina riverniciata di celeste brillante. Sa di quinta teatrale, e fa anch’essa la sua bella parte in questo miracolo a Madrid: al 47 di Calle Modesto Lafluente, grazie alla «follia visionaria» di quattro donne, mamme, amiche, dopo «secoli» – tali sono sembrati ai clienti che l’avevano frequentata per decenni, prima che cadesse nell’oblìo, tra ragnatele, cartelli “torno subito”, muffe – ha riaperto la storica Libreria Italiana, vecchia di quasi cinquant’anni.
Dai tempi della scuola
«Le pazze libraie», si definiscono. Due italiane, di Napoli e Torino, Marcella Caccavale, insegnante, Barbara Scarrone, traduttrice, e le spagnole Isabel García-Zarza, giornalista, un po’ a capo delle pubbliche relazioni, risponde alle e-mail, si occupa dei social e parla un ottimo italiano («ecco a cosa è servito aver sposato un friulano», sorride) ed Eva Alonso, consulente, che abita fuori Madrid. Si conoscono dai tempi in cui i figli frequentavano la scuola materna. E poi fino a quel “mitico” liceo italiano a due passi da qui, spalla a spalla col nostro consolato, in Calle Agustín De Betancourt.
Siamo nel barrio Chamberí – il nome viene dagli antichi casali e fattorie della zona, i campari o caseríos – esteso ed elegante quartiere residenziale sorto a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo con la sua accurata architettura, le sue belle case e strade che si intersecano larghe e silenziose.
In cammino
Prima di andare in libreria l’appuntamento con le pasionarie che fecero l’impresa – perché è temerario resuscitare una libreria, in un tempo in cui un testo di carta è diventato quasi un oggetto d’antiquariato (da anni la Spagna è agli ultimi posti nella classifica europea dei lettori) – è per un espresso al Mercato Italiano. Un noto ritrovo nella Little Italy madrilena, nei pressi della fermata della metropolitana di Rios Rosas, dove già ero entrato in atmosfera letteraria potendo ammirare, e leggere, le pareti della metro tappezzate delle pagine di Fortunata y Giacinta, iconico romanzo di Benito Pérez Galdòs, scrittore e drammaturgo dell’Ottocento secondo per importanza soltanto a Cervantes e autore chiave per comprendere questa città. «Non dormiamo da un anno, ma il sogno lo abbiamo realizzato», dicono bevendo il caffè, intrecciando ricordi di quelle notti insonni e dei momenti in cui «abbiamo anche pensato di gettare la spugna». Isabel, Marcella, Barbara ed Eva hanno ancora scritta in faccia la fatica di mesi di trattative col vecchio titolare.
Il señor Carlos voleva disfarsi della libreria, pretendendo tuttavia una cifra impossibile. Almeno per loro. «Abbiamo provato di tutto, prima di cedere lui ci ha dato picche su picche». Mesi di capriole, la storia perfetta per una sceneggiatura cinematografica: nessuna è del mestiere ma si danno da fare, studiano il mercato, fanno conti, consumano litri di caffè. «Di libri morirete, farete la fame, ci dicevano. Noi andavamo avanti» racconta Barbara «senza l’aiuto di nessuno. Se non quello delle nostre famiglie». Mariti e figli si sono lasciati precettare. «Anche per spazzare e sistemare gli scaffali», ricorda Marcella. Da film.
Niente frigorifero
All’inaugurazione i ragazzi hanno fatto la spola tra le case delle amiche nelle vicinanze e la libreria per le bibite, visto che le mamme non possono ancora permettersi un frigo («con trecento euro preferiamo acquistare libri…»). Peripezie, sacrifici. Pur di racimolare la cifra Isabel ha rinunciato all’aria condizionata a casa («abbiamo messo i ventilatori»), Marcella ha lasciato semivuoto il salone, Eva ha rinunciato a parte delle vacanze estive. Hanno raccattato sedie nella spazzatura; c’è chi ha depredato mobili antichi dai genitori e chi si è fatta chilometri nella notte col marito per andarsi a caricare il tavolo ovale dove ora sono in mostra le ultime uscite. Tra gli scaffali, le passioni delle quattro neolibraie. Dal Pavese di Dialoghi con Leucò, alla Ginzburg di Tutti i nostri ieri. Leggiamo con Isabel in spagnolo l’incipit, e quel “il ritratto della madre era appeso nella stanza da pranzo: una donna seduta, con un cappello a piume e un lungo viso stanco e spaventato” diventa un emozionante “el retrato de la madre colgaba en el comedor: una mujer sentada, con un sombrero de plumas y un rostro largo, cansado y asustado…”; e poi Calvino, Moravia, Fenoglio, fino a Camilleri o Stefano Benni. La nostra grande letteratura del 900, e gli autori anche recentissimi. Tra questi il vincitore dello Strega 2025, Andrea Bajani, con il suo Anniversario nella traduzione spagnola e la dedica durante un incontro all’Istituto Italiano di Cultura: «Per il fortunato lettore/lettrice della libreria italiana!».
Regali eccellenti
A poco più di un mese dall’apertura è già un punto di riferimento. «La gente viene e ci ringrazia», raccontano. La signora Angela, per esempio, una 75enne che tutta sola ha preso il treno da Guadalajara pur di donare qualche libro. Non c’è solo lei: la vedova ottantenne di Mario Vargas Llosa, Patricia, ha regalato l’intera collezione dei testi del Nobel per la Letteratura e autore di Conversazione nella Catedral tradotti in italiano. Come disse Jorge Luis Borges delle biblioteche, per Isabel, Eva, Barbara e Marcella questo è un paradiso. Adesso, però, c’è da affrontare il quotidiano: pagare in anticipo gli ordini ai distributori italiani («un peso, perché siamo agli inizi»), l’elettricista da chiamare («costa tanto»), la saracinesca da riparare e così la crepa esterna nel marmo. Non se n’è accorto nessuno, è coperta da un bellissimo alberello di limoni.
Sul Venerdì del 7 novembre 2025