Professione moroso: come riconoscere (ed evitare) gli inquilini che non pagano
di Federico FormicaPrendono le chiavi di casa, pagano i primi mesi, poi inventano mille scuse e infine spariscono. È il tipico percorso dei morosi di professione: quelli che hanno fatto degli affitti a scrocco uno stile di vita, quasi un’arte. E contro i quali i proprietari degli immobili possono fare – nella maggior parte dei casi – molto poco. Inattaccabili o quasi. E, in virtù dell’impunità, recidivi. Gli strumenti per prevenire il fenomeno, così come per sanzionare i responsabili, sono armi giocattolo in confronto ai mille trucchi e sotterfugi che ci si possono inventare per alloggiare gratis e poi svanire nel nulla. Dalla Spezia un lettore del Venerdì, Giovanni, ci ha raccontato la sua vicenda: un inquilino presentato dall’agenzia immobiliare, con partita Iva, entra nel suo appartamento da cento metri quadrati a 600 euro al mese. Poi i primi ritardi, quindi lo stop ai pagamenti, con la scusa di un divorzio che gli stava costando un occhio della testa. «Non voleva lasciare la casa, ogni volta faceva…
Prendono le chiavi di casa, pagano i primi mesi, poi inventano mille scuse e infine spariscono. È il tipico percorso dei morosi di professione: quelli che hanno fatto degli affitti a scrocco uno stile di vita, quasi un’arte. E contro i quali i proprietari degli immobili possono fare – nella maggior parte dei casi – molto poco. Inattaccabili o quasi. E, in virtù dell’impunità, recidivi. Gli strumenti per prevenire il fenomeno, così come per sanzionare i responsabili, sono armi giocattolo in confronto ai mille trucchi e sotterfugi che ci si possono inventare per alloggiare gratis e poi svanire nel nulla. Dalla Spezia un lettore del Venerdì, Giovanni, ci ha raccontato la sua vicenda: un inquilino presentato dall’agenzia immobiliare, con partita Iva, entra nel suo appartamento da cento metri quadrati a 600 euro al mese. Poi i primi ritardi, quindi lo stop ai pagamenti, con la scusa di un divorzio che gli stava costando un occhio della testa. «Non voleva lasciare la casa, ogni volta faceva nuove promesse» scrive Giovanni, che nel frattempo contatta un avvocato ‒ anch’egli imbonito dall’inquilino con frottole per allungare i tempi ‒ fin quando non si arriva allo sfratto, con il cambio di serratura e la sorpresa di una casa devastata. Risultato: 15 mila euro tra affitti non pagati, spese legali e riparazioni.
Mal comune
«Chiedendo in giro ho scoperto che il mio problema è molto comune. Allora, è mai possibile che questo comportamento non sia identificabile come reato perseguibile penalmente?» chiede Giovanni. Davvero le cose stanno così? «Sì, la morosità rientra nell’ambito civile e non si può parlare propriamente di reato» spiega Valerio Armandola, avvocato esperto in locazioni, «a meno che l’inquilino non abbia fornito informazioni false, ad esempio una busta paga contraffatta, per stipulare il contratto: in tal caso si tratta di truffa». Esattamente ciò che è successo a Barbara, che ha perso 11 mila euro a causa di un inquilino «che si presentò impeccabile, con moglie e figlio sedicenne. Per firmare il contratto arrivarono in Mercedes» che però, ma questo si è saputo solo tempo dopo, era a noleggio. Dopo due mesi di affitti non pagati («Mi raccontava che la banca gli aveva sospeso il conto corrente perché il figlio aveva perso la carta di credito all’estero») e lo sfratto, si scoprì che la busta paga era il risultato di un collage al computer e che il posto fisso non c’era mai stato. Nel frattempo, il solito copione: l’uomo mandava ricevute di bonifici che, però, non si materializzavano; addirittura una lettera ‒ rivelatasi fittizia ‒ della banca che confermava la sospensione del conto. Fino allo sfratto, che l’avvocato del moroso accettò chiedendo però il “termine di grazia”, due mesi di tempo per lasciare l’appartamento. «Una volta ripresa la casa, dovetti spendere parecchio denaro per capire perché l’appartamento sottostante si era riempito di infiltrazioni. Si scoprì alla fine che l’inquilino, come “regalo di addio”, aveva smontato il sifone della doccia». Nel frattempo l’uomo dalle ricerche condotte da Barbara, risulta nullatenente. Praticamente inattaccabile.
Meglio la fideiussione
«Il proprietario che si ritrova con somme non pagate e, magari, danni alla casa, nella maggior parte delle volte non può fare nulla» spiega Fabio Pucci, presidente nazionale di Uppi, l’Unione dei piccoli proprietari immobiliari. «L’unico modo per tutelarsi è quello di chiedere garanzie all’inizio, ad esempio una fideiussione bancaria, assicurativa, o un garante che abbia qualcosa da perdere, spesso un parente stretto dell’inquilino che firma il contratto». Armandola spiega che, di recente, si è aggiunto un nuovo strumento a tutela dei proprietari: «La possibilità di fare una richiesta, autorizzata dal tribunale, a Guardia di finanza o Agenzia delle entrate per avere un accesso rapido ad alcune informazioni relative al moroso. Ad esempio è possibile scoprire se ha un posto di lavoro o un conto corrente non dichiarato», così da potersi rivalere per recuperare il denaro perduto. Utile, ma non decisivo se lo scroccone di professione risulta nullatenente e disoccupato. Anche per questo, periodicamente le associazioni dei piccoli proprietari chiedono l’istituzione di un elenco di cattivi pagatori, un po’ come si fa con i clienti di banche e finanziarie che, prima di concedere un prestito, consultano gli elenchi per capire se il richiedente abbia già un passato di rate non pagate. Una soluzione che però dovrebbe evitare di mettere nello stesso calderone i furbi di professione e gli inquilini onesti ma oggettivamente non in grado di onorare la pigione, magari perché nel frattempo sono rimasti senza lavoro.
A mali estremi
Barbara è convinta di non essere la prima, né l’ultima vittima del suo inquilino moroso: la meticolosità con cui aveva falsificato busta paga e ricevute e il fatto di non essersi intestato neanche uno spillo fanno pensare a una precisa strategia. Come lui, tanti. Nel frattempo, in Italia gli sfratti calano, seppure di poco. Secondo i dati del ministero dell’Interno, i provvedimenti di sfratto emessi nel 2024 sono stati 40 mila. Mentre quelli avvenuti con la forza pubblica sono stati 21 mila. Vero è che gli imbroglioni sono una cosa, e i casi di povertà autentica e magari sopravvenuta dopo la stipula sono un’altra. Ma per chi conta su questa entrata per andare avanti la morosità è una piaga. Il consiglio dell’avvocato: «Appena un inquilino smette di pagare e non ha beni su cui rivalersi, molto spesso dico ai miei clienti di arrivare a un compromesso: rinunciare ai mesi non pagati e riprendersi l’immobile il più presto possibile» spiega l’avvocato Armandola. Un modo per limitare i danni che dice molto su quanto sia elevato il “rischio di impresa” di chi affitta una casa.
Sul Venerdì del 16 gennaio 2026