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Il Vajont della giustizia

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A differenza del disastro del Monte Toc si spera che gli italiani vedano le crepe prima del crollo
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Caro Giannini, voterò no al referendum perché penso che i governi non debbano modificare la Costituzione. Questa modifica somiglia alla crepa sul monte Toc: non si può rimanere inerti mentre qualcuno si adopera per provocare una frana. L’inerzia è quella dei desueti orecchi, dei pigri cuori, degli animi giacenti: coloro che non vanno a votare perché: “tanto non cambia niente”. Ma se siamo passati da De Gasperi a Meloni qualcosa è cambiato. Poi ci sono coloro che non si sentono rappresentati dai partiti; al referendum, però, conta il parere degli elettori, non quello dei partiti. Infine, ci sono coloro che non sanno e quindi non sono in grado di scegliere. Spero che questi ultimi restino aggrappati alla Costituzione così com’è… Noi elettori dobbiamo rappresentare anche i nostri figli e nipoti: la Costituzione è anche loro.

Maria Zauli

Cara Maria, la Costituzione si può anche cambiare, ma a certe condizioni. La prima è che non lo faccia l’esecutivo a colpi di maggioranza: come diceva Ca…

Caro Giannini, voterò no al referendum perché penso che i governi non debbano modificare la Costituzione. Questa modifica somiglia alla crepa sul monte Toc: non si può rimanere inerti mentre qualcuno si adopera per provocare una frana. L’inerzia è quella dei desueti orecchi, dei pigri cuori, degli animi giacenti: coloro che non vanno a votare perché: “tanto non cambia niente”. Ma se siamo passati da De Gasperi a Meloni qualcosa è cambiato. Poi ci sono coloro che non si sentono rappresentati dai partiti; al referendum, però, conta il parere degli elettori, non quello dei partiti. Infine, ci sono coloro che non sanno e quindi non sono in grado di scegliere. Spero che questi ultimi restino aggrappati alla Costituzione così com’è… Noi elettori dobbiamo rappresentare anche i nostri figli e nipoti: la Costituzione è anche loro.

Maria Zauli

Cara Maria, la Costituzione si può anche cambiare, ma a certe condizioni. La prima è che non lo faccia l’esecutivo a colpi di maggioranza: come diceva Calamandrei, quando si parla di regole del gioco i banchi del governo devono restare vuoti. La seconda è che le modifiche condivise migliorino il funzionamento dello Stato e aumentino i diritti dei cittadini. La “riforma della giustizia” di Nordio non risponde a nessuna delle due condizioni. Speriamo solo che gli italiani vedano davvero la crepa sul Monte Toc. E votino di conseguenza. n

Aiutare il Mezzogiorno si può assumendo diplomati e laureati

Salve Massimo, l’annoso problema del Sud va affrontato attraverso la cultura. Come? Garantendo agli studenti del Sud, che abbiano frequentato e concluso il ciclo di studi in scuole o università, diplomati o laureati col massimo dei voti, un posto nelle amministrazioni statali. Nessun costo iniziale per lo Stato, che col tempo acquisirebbe personale qualificato. Non ci sarebbe l’esodo a Nord, si incrementerebbero strutture, corsi di laurea, docenti, con ulteriore sviluppo economico e aumento di posti di lavoro qualificato. Aldo Iacobini

Salve Aldo, non so se la sua sia la soluzione giusta. So quello che ha detto in un convegno a Messina il governatore di Bankitalia Fabio Panetta: un giovane laureato italiano guadagna l’80 per cento in meno del suo omologo tedesco e il 30 in meno del suo omologo francese. E un 30enne laureato guadagna solo il 20 per cento in più del suo coetaneo diplomato, “premio salariale” più basso di quello garantito negli altri Paesi Ue. Questa distruzione di capitale umano sì che è un’emergenza, non la separazione delle carriere tra giudici e pm. n

Le regole della polizia Usa: se non ti fermi, ti sparo

Gentile Giannini, a proposito della tragedia di Minneapolis, uno zio che ha vissuto negli Usa mi ha spiegato che «in America, quando la Polizia ti ferma, non ci sono santi, ti devi fermare, lo sanno anche i bambini. Se un fermato scappa il poliziotto si gioca la reputazione tra colleghi e superiori… e anche la sua carriera professionale». Questo vale sia per la polizia distrettuale che per quella federale, figuriamoci per quella specie di Ss che è l’Ice... La signora uccisa non era ignorante, era americana, quindi mi domando come mai non conoscesse le regole di ingaggio della polizia. Naturalmente questo non giustifica il comportamento omicida del poliziotto, ma in America ragionano così, purtroppo. Enzo Rosso Gentile Enzo, suo zio avrà sicuramente ragione, ma Renee Good oggi (come George Floyd ieri) è stata “giustiziata”. E in nessuna democrazia degna di questa formula le forze dell’ordine ammazzano la gente per strada. Se succede, è perché l’America di Trump non è ancora un’autocrazia, ma non è più una democrazia. n

Da noi gira molta droga, non è che Trump ci bombarda?

Caro Giannini, considerato che dall’Italia proviene un gran flusso di droga ad opera di organizzazioni criminali e mafie, pensa possibile un bombardamento di Roma e il rapimento di Mattarella? Non abbiamo petrolio, ma chissà, qualcuno dei nostri patrioti potrebbe considerarla legittima difesa. Germana Andriani

Cara Germana, ormai tutto è possibile. Come ha scritto Lucio Caracciolo su Repubblica, noi siamo fortunati perché non siamo un serbatoio di materie prime come il Venezuela, ma nella lucana Val d’Agri, dove un piccolo giacimento di petrolio c’è comunque, stanno già mettendo sacchi di sabbia alla finestra. n

C’è chi rimpiange il Cavaliere cantando sulle piste da sci

Caro Giannini, mia figlia, 19 anni, mi ha fatto vedere oggi un video girato sulle piste del Passo San Pellegrino, tra Trentino e Veneto: una distesa di giovani e meno giovani, in alta quota, seguono le note di Si stava meglio quando c’era Silvio, ripetendo a gran voce questa che sembra la hit del momento, un testo raccapricciante. Non mi capacito. Povera montagna, poveri tutti. Angela Trevisin

Cara Angela, la nostalgia del Cavaliere è un virus che si sta diffondendo in fretta. Qualche sera fa, a un evento torinese dell’Anm, l’ho sentito dire persino dal grande Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Consulta. E le confesso che anch’io, ogni tanto, sento in me qualche sintomo inquietante. Se conosce un vaccino, mi faccia sapere, ormai tutto è possibile. n

Quando Prodi disse no alla Russia nella Ue

Caro Giannini, un mio amico professore di Storia in pensione mi ha detto che alcuni anni fa, quando Prodi era tra i dirigenti dell’Unione, fu interpellato da Putin se fosse possibile che la Federazione Russa potesse accedere alla Ue, e Prodi imbarazzato non rispose, se non in modo generico e diplomatico. Se fosse vero, il popolo russo avrebbe perso una possibilità storica di creare la tanto vagheggiata Eurasia . Vincenzo Miceli

Caro Vincenzo, perdoni l’autocitazione, ma la verità l’abbiamo raccontata Romano Prodi ed io, nel libro Il dovere della speranza (Rizzoli). A Mosca, fine 2004, in una conferenza di Putin e Prodi, allora presidente della Commissione Ue, fu un giornalista a chiedere: «Quando prevederete che la Russia entri nella Ue?». Prodi rispose: «Questo è uno scenario impossibile, la Russia è troppo grande, e unendola all’Europa avremmo due capitali, Mosca e Bruxelles… ma continueremo a lavorare insieme, come whisky e soda». Putin lo corresse: «No, come vodka e caviale». E questo è tutto. Allora i rapporti erano buoni. Poi ci furono la Cecenia, la Georgia e ora l’Ucraina. Non Eurasia, ma il delirio imperiale dell’uomo del Cremlino. n

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