Damned: come rimanere giovani, stupidi e molto felici
di Alba SolaroNei libri di storia della cultura pop i Damned sono ricordati come la prima band del punk inglese ad aver pubblicato un disco. New Rose, singolo adrenalinico, pietra miliare del punk, uscì nell’ottobre 1976. Sono passati 50 anni e la band londinese è ancora viva. «Onestamente, non pensavo che saremmo durati tre settimane, figuriamoci 50 anni». Dal Portogallo dove vive da una decina di anni – «perché sono vecchio e non sopporto più il freddo» – Captain Sensible, all’anagrafe Raymond Burns, 71enne bassista del gruppo, riesuma i suoi ricordi accanto al suo cagnolone bianco, Oki. «Una volta l’ho anche portato sul palco, con un bel basco in testa». Rosso, naturalmente. È da sempre il contrassegno del Capitano: «Ne ho avuti diversi negli anni. Tutti presi in un negozio di souvenir a Parigi che ne vende dieci per 30 euro».
Ce l’aveva anche quando nel 2024 è andato su Rai 1 a I migliori anni per cantare Wot, uno dei tormentoni anni 80 (“He said Captain, I said wot?”). Un pezzo rap inciso nell…
Nei libri di storia della cultura pop i Damned sono ricordati come la prima band del punk inglese ad aver pubblicato un disco. New Rose, singolo adrenalinico, pietra miliare del punk, uscì nell’ottobre 1976. Sono passati 50 anni e la band londinese è ancora viva. «Onestamente, non pensavo che saremmo durati tre settimane, figuriamoci 50 anni». Dal Portogallo dove vive da una decina di anni – «perché sono vecchio e non sopporto più il freddo» – Captain Sensible, all’anagrafe Raymond Burns, 71enne bassista del gruppo, riesuma i suoi ricordi accanto al suo cagnolone bianco, Oki. «Una volta l’ho anche portato sul palco, con un bel basco in testa». Rosso, naturalmente. È da sempre il contrassegno del Capitano: «Ne ho avuti diversi negli anni. Tutti presi in un negozio di souvenir a Parigi che ne vende dieci per 30 euro».
Ce l’aveva anche quando nel 2024 è andato su Rai 1 a I migliori anni per cantare Wot, uno dei tormentoni anni 80 (“He said Captain, I said wot?”). Un pezzo rap inciso nell’estate ’82 durante una pausa dai Damned. «Non pensavo che saremmo durati perché eravamo davvero teste calde che prendevano fuoco facilmente, litigavamo di continuo. Il frontman era Dave (Vanian), ma volevamo tutti la nostra fetta di riflettori, anche io, anche Rat (Scabies, il batterista rientrato nella band due anni fa, ndr)». Ma il vero leader del gruppo, ammette Captain, era il chitarrista Brian James, morto lo scorso maggio. Not Like Everybody Else, album di cover in uscita oggi, è un tributo a lui.
Il titolo viene da un celebre pezzo dei Kinks. In che cosa i Damned non sono come tutti gli altri?
«In studio di registrazione ci piaceva sperimentare, per esempio picchiare sulle corde del pianoforte con le bacchette, facevamo cose che i gruppi punk non si sognavano di fare. E non ci piaceva ripeterci. Abbiamo attraversato punk, dark, psichedelia, garage. Non facevamo mai quello che le case discografiche si aspettavano da noi, per questo a volte ci buttavano fuori dopo un solo album».
Yardbirds, Animals, Rolling Stones, Pink Floyd, avete scelto solo cover anni 60, come mai?
«Perché sono le prime canzoni che Brian James aveva comprato da bambino, i singoli che lo avevano fatto appassionare alla musica. Confesso che mi ha stupito scoprire che gli piacesse See Emily Play dei Pink Floyd, lo facevo troppo ruvido per quel tipo di psichedelia. Ma c’è qualcosa di straordinario nel modo in cui la chitarra di Syd Barrett e il farfisa di Rick Wright creavano quel suono. Nel 1967 nessuno aveva mai fatto niente del genere. Dopo Syd ho smesso di seguire i Pink Floyd, erano diventati lenti e noiosi».
Tra Beatles e Kinks chi sceglie?
«I Kinks senza dubbio. Il lato dark di Ray Davies mi ha sempre intrigato».
Tra i Sex Pistols e i Clash?
«Gli Stranglers. Perché mi piacciono le tastiere e non c’erano molte punk band con le tastiere».
Cos’è stato per lei il punk?
«La scelta di fare qualcosa per se stessi. Appena finita la scuola la gente mi diceva: “Volete tutti fare i musicisti, allora chi svuoterà i bidoni della spazzatura? Chi pulirà i bagni?”. Beh, non io, volevo suonare e non avrei mai accettato un no come risposta».
Cosa non le manca di quegli anni?
«Nel ’77 i giornali stavano fomentando un tale furore contro di noi che girare vestiti da punk era rischioso. Camminavi per strada e all’improvviso da un pub usciva una folla con le stecche da biliardo in mano che ti inseguiva per picchiarti. Correvo come una lepre. Non erano anni facili, eravamo sempre al verde».
La musica non pagava?
«Non avevamo nemmeno il furgone per trasportare gli strumenti. Per andare alle prove caricavamo chitarre e batteria sul bus, sudati come maiali. L’estate del ’76 fu torrida. Dormivo sul pavimento a casa di Brian e avevo un unico cambio di abiti, dovevo puzzare parecchio perché non riuscivo mai a lavarli, e poi ai concerti mi tiravano la birra… è così che è nato il nome Captain Sensible. Era ironico, perché non ero capitano e non ero sensibile. Ero un teppista ubriaco che si divertiva un mondo».
È stato un gesto punk anche fondare nel 2006 il Blah Party?
«Colpa di Tony Blair, o come lo chiamavo io, “blah blah Blair”. Il partito nacque per protesta. Qui non cambia mai nulla. Le guerre ci sono ancora, i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri, la vita sempre più stupida. E destra e sinistra alla fine non sono che due chiappe dello stesso sedere».
Ci racconta come nacque l’incontro con Lemmy dei Motörhead?
«Ci conoscevamo perché frequentavamo i pub di Portobello Road dove lui viveva. E sapevamo in quale pub andava, perché c’era una slot machine dove passava tutto il pomeriggio. Gli chiedemmo se poteva suonare il basso per un’emergenza, si prestò senza chiedere nulla, un vero amico. A volte quando perdevo l’ultimo autobus per Croydon, restavo a dormire sul suo sofà. Il contrappasso era che lui stava sveglio tutta la notte a guardare film sulla Luftwaffe. Se mi addormentavo mi scuoteva: “Ti stai perdendo il meglio”. E così fino alle 10 di mattina quando diceva, ok, andiamo al pub, è ora di colazione. Era un tipo molto divertente con cui parlare, Lemmy, anche perché era un uomo di poche parole».
Una volta ha detto che il segreto per durare in una band è mantenere la stessa età mentale di quando ci sei entrato. Qual è ora la sua età mentale?
«La stessa di quando lasciai scuola. Mi diverto, bevo birra, guardo il Crystal Palace giocare a calcio. In una punk band non è richiesto essere responsabili. Ho tirato su tre figli, li ho lasciati crescere a modo loro, e siamo felici. Il corpo invecchia, l’udito è debole, cammino col bastone. Ma di testa sono giovane e stupido come allora».