Potente e fiabesco.Di muschi, radici e candele; le mani sporche di terra e d’inchiostro; il genio della comunità familiare e quello della solitudine compositiva. Ci sono più modi di guardare Hamnet di Chloé Zhao, già regista di Nomadland e, prima, di The Rider, che mi folgorò. Per me è un film sul lutto tra perdita dell’esperienza naturale ed elaborazione nell’esperienza creativa. La terra e la carta, la selva e il teatro, il villaggio e la città,il mondo arcaico e quello nuovo. Ha preso il Golden Globe come Miglior film del 2025, ma spero che la sera degli Oscar si farà valere (anche perché 16 nomination per Sinners, che all’inizio ti cattura ma alla lunga ti annoia, sono troppe).
Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, il film è intitolato alla figura del…
Potente e fiabesco.Di muschi, radici e candele; le mani sporche di terra e d’inchiostro; il genio della comunità familiare e quello della solitudine compositiva. Ci sono più modi di guardare Hamnet di Chloé Zhao, già regista di Nomadland e, prima, di The Rider, che mi folgorò. Per me è un film sul lutto tra perdita dell’esperienza naturale ed elaborazione nell’esperienza creativa. La terra e la carta, la selva e il teatro, il villaggio e la città,il mondo arcaico e quello nuovo. Ha preso il Golden Globe come Miglior film del 2025, ma spero che la sera degli Oscar si farà valere (anche perché 16 nomination per Sinners, che all’inizio ti cattura ma alla lunga ti annoia, sono troppe).
Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, il film è intitolato alla figura delicata di Hamnet Shakespeare, figlio di Agnes e William, falciato a undici anni dalla pestilenza ma anche magicamente offertosi in sacrificio sull’altare dell’amore gemellare per la sorella Judith. Il cambio di una consonante, una emme che diventa elle, e il vuoto lasciato dal bambino, l’interrogarsi lacerato sull’adesso dov’è, diventa una delle opere più grandi dell’ingegno umano: Hamlet, cioè Amleto. Poche o tante le corrispondenze con la biografia comunque misteriosa del Bardo, qui non interessa la fedeltà storica. Anzi.
Hamnet, un film che si apre, si esprime e si rinnova in due tempi – che sono due mani, due ali, due occhi, due emisferi cerebrali – è anche un film sull’amore. Tra una donna, Agnes (Jessie Buckley), che ama nella comunione della generatività creaturale, e un uomo, William (Paul Mescal) che ama nel tormento della generatività immaginale. Dunque un film sulla bellezza, la fecondità, il dolore e la potenza metamorfica di ogni creazione. Sulla forza salvifica dell’arte, quando riesce a raccogliere le lacrime di uno e poi di tutti. Un film popolare molto autoriale. Il cinema.
Sul Venerdì del 27 febbraio 2026