Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano
Gentile e cara Signora Aspesi, non so se riuscirò a descrivere la complessità delle strazianti emozioni che per giorni ho vissuto seguendo il decorso ospedaliero del piccolo Domenico, il bimbo che a Napoli è spirato per un trapianto sbagliato. Ho ottantacinque anni e questo tristissimo evento mi ha fatto rivivere un doloroso ricordo del 1947. Frequentavo la seconda elementare e una mattina, in un basso, intravidi disteso sul letto un bimbo morto. Si usava allora che le mamme, per lenire il loro dolore, quando passavano dei bambini, lanciassero loro qualche confetto bianco che veniva subito raccolto. Io, ricordo. restai impietrito e turbato e poi, sgomento, mi allontanai portandomi nell’animo quella lacerante visione che è ritornata, vivida, adesso a farmi soffrire come allora. È difficile accettare la morte di un esserino che si affaccia alla vita soprattutto quando è provocata da…
Per scrivere a Natalia Aspesi: n.aspesi@repubblica.it o il Venerdì, via Ferrante Aporti 8, 20125, Milano
Gentile e cara Signora Aspesi, non so se riuscirò a descrivere la complessità delle strazianti emozioni che per giorni ho vissuto seguendo il decorso ospedaliero del piccolo Domenico, il bimbo che a Napoli è spirato per un trapianto sbagliato. Ho ottantacinque anni e questo tristissimo evento mi ha fatto rivivere un doloroso ricordo del 1947. Frequentavo la seconda elementare e una mattina, in un basso, intravidi disteso sul letto un bimbo morto. Si usava allora che le mamme, per lenire il loro dolore, quando passavano dei bambini, lanciassero loro qualche confetto bianco che veniva subito raccolto. Io, ricordo. restai impietrito e turbato e poi, sgomento, mi allontanai portandomi nell’animo quella lacerante visione che è ritornata, vivida, adesso a farmi soffrire come allora. È difficile accettare la morte di un esserino che si affaccia alla vita soprattutto quando è provocata dall’imperizia umana, come in questo caso, o dalla crudeltà – come è stato e continua ad essere – per le decine di migliaia di bambini uccisi a causa delle guerre! Raffaele P.
Povero bambino. Un bel bambino nelle braccia della mamma, un bambino destinato a morire. Un bambino che per vivere bene aspettava un cuore nuovo. Così come lo raccontano, gli errori sono stati grandi. Ma come fai a superare quegli errori grandi e a non pensare che hanno tolto la vita a un bambino? Caro signor Raffaele, quella fine orrenda che ha spinto a morire quel piccolo uomo, a me pare cattiva, crudele. E quanti ne muoiono oggi, di bambini, nelle guerre attorno a noi? Guerre inutili, fatte, e lo dico convinta, giusto per mostrare le nuove potentissime armi e togliersi di torno, forse, troppi bambini che da grandi potrebbero essere dei nemici.
Una madre che chiede giustizia e non vendetta
Gentile Aspesi, c’è una significativa lezione di vita, dignità e coraggio che mi porta a riflettere, seguendo la terribile tragedia del piccolo Domenico. La società in cui viviamo è particolarmente impoverita di valori e sentimenti. La signora Patrizia, madre del piccolo Domenico, in queste settimane invece ha trasferito a noi uno spaccato importante di vita e comportamento. Lei non si è fatta divorare dalla rabbia, mantenendo una calma davvero unica e svolgendo silenziosamente una rivoluzione di civiltà e buon senso. È riuscita a reclamare giustizia per il suo bambino, senza lasciarsi andare a dichiarazioni di vendetta e di odio. Sarebbe stato forse più facile, ma non per Patrizia. Assistiamo a un comportamento che disarma, che indica una strada anche a chi non può comprenderla fino in fondo, perché accecato da un modo di reagire comune che è fatto di rumore, senza pietà, senza visione. Una mamma che vuole vedere oltre in nome e per conto di Domenico, mettendo su una fondazione in modo che casi simili non si ripetano. Nicola Campoli
Lei ha perfettamente ragione. La signora Patrizia, quando il suo bambino se ne è andato, si è subito rivolta a chi poteva fare una fondazione a nome di Domenico. Devo dire che io sono stanca, anzi stanchissima, degli haters, dei poveretti che non sanno cosa fare se non odiare, o meglio far finta di odiare. Tutto il loro comportamento, del resto sempre uguale, non fa più presa su quasi nessuno. Ma gli scemi continuano a inventarsi l’odio che credo, ormai, lascia indifferenti. La signora Patrizia amava il suo bambino, sa che la vendetta (quello che lei chiama rumore) non le ridarà il suo figliolino. E poi, vendicarsi con chi?
Un No convinto al di là della politica
Sono un assiduo lettore di Repubblica da oltre quaranta anni e seguo con interesse la sua rubrica. Nel Venerdì del 13 febbraio un onorevolissimo collega, dichiarandosi di sinistra, spiegava i motivi per cui bisognava votare il Sì al referendum sulla giustizia. Mi permetto, invece, di esprimere, quale avvocato penalista con oltre quarantacinque anni di attività professionale, tutta la mia contrarietà alle sue affermazioni, in quanto la riforma su cui ci si dovrà pronunciare, tutto riguarda meno che l’irrisolto atavico problema che la giustizia presenta. La prospettata riforma, che si badi bene incide su ben sette articoli della nostra Costituzione, ha l’unico scopo di punire i giudici, specialmente coloro che assumono decisioni giurisdizionali non gradite ai governanti. Certamente non risolve la lentezza dei processi né tantomeno la serenità nei giudizi. Motivo per cui il mio No, al di là della mia posizione politica, è un No di natura squisitamente tecnica. avvocato Ciro Balbo, Teano
Gentile avvocato, sette articoli della nostra Costituzione saranno cancellati, devo dire troppi. Io ho scritto: “Andrò a votare al referendum del 22-23 marzo e voterò No”. Aggiungendo “ma non convinta”. Oggi essendo passato un po’ di tempo, cancello l’ultima frase: sono convinta di votare No senza ripensamenti. Aggiungo: i sondaggi odierni danno il Sì di poco superiore al No, e la percentuale dei votanti sugli aventi diritto ad un miserabile 42 per cento. Occorre quindi fare proseliti per il No.
Con questa riforma rischiamo il ripetersi del caso Tortora
Cara Aspesi, ho pianto seguendo l’intervista rilasciata da Gaia Tortora a Corrado Augias su come visse, da bambina dodicenne, l’arresto del padre. Augias ha dichiarato di essersi vergognato per aver allora dubitato della innocenza di Tortora. Quello che però non viene rimarcato a sufficienza è che allora quasi tutta la stampa e la maggior parte degli italiani dubitarono, anzi ne affermarono la possibile colpevolezza. Gaia Tortora è per il Sì al referendum e non potrebbe essere diversamente dopo la terribile esperienza vissuta, “per colpa” dei pm e della magistratura. Confesso che anch’io, nell’83 giovane avvocato, ebbi a dubitare di Tortora e anch’io mi vergogno come si dovrebbero vergognare quasi tutti i giornalisti di allora. Se i media e il potere politico hanno un’influenza qualche volta decisiva sulle sentenze dei giudici, la riforma costituzionale proposta da questo governo favorirà il ripetersi di altri casi Tortora: la separazione delle carriere renderà i pubblici ministeri, allevati con cultura giuridica diversa da quella dei giudici, di fatto meno liberi. Credo che la giustizia vada riformata, ma non con questa legge. Andrea La Francesca, Novara
Gaia Tortora voterà Sì al referendum, ma io non capisco il perché. Come ricorda Andrea, sul nome di Tortora in tanti ci cascarono. Ma i tempi sono cambiati, sono diversi dall’83. Cosa c’entra allora votare Sì? Cambiare la nostra magnifica Costituzione per un gravissimo errore passato della magistratura che, come sottolinea chi ci scrive, con la riforma potrebbe anche ripetersi?
Sul Venerdì del 6 marzo 2026