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Natalia Aspesi: un No per difendere la Costituzione

(Disegno di Mojmir Ježek) 

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Gent.ma Natalia, intervengo nel dibattito che si è aperto nella sua rubrica per offrire un altro punto di vista sul referendum che non abbraccia né le ragioni del Sì né quelle del No. Voterò No, perché gli incapaci che abbiamo eletto non sono stati in grado di trovare un’intesa che coinvolgesse le opposizioni, quindi almeno i due terzi dei deputati, per la modifica costituzionale. Se i Padri costituenti, di tutt’altra levatura, in un periodo ancora buio e colmo di tensioni furono capaci di superare le rispettive contrapposizioni donandoci un testo che dopo 80 anni è ancora la guida della nostra legislazione, imponendo un quorum qualificato per la sua modifica condivisa, è quanto meno opportuno che i nostri rappresentanti si sforzino e impegnino per il raggiungimento di un’intesa, altrimenti vorrà dire che la modifica costituzionale non dovrà farsi. È comodo scaricare su di noi le loro responsabilità. Non può gettarsi in pasto al popolo la soluzione del dilemma sulla decisione con la s…

Gent.ma Natalia, intervengo nel dibattito che si è aperto nella sua rubrica per offrire un altro punto di vista sul referendum che non abbraccia né le ragioni del Sì né quelle del No. Voterò No, perché gli incapaci che abbiamo eletto non sono stati in grado di trovare un’intesa che coinvolgesse le opposizioni, quindi almeno i due terzi dei deputati, per la modifica costituzionale. Se i Padri costituenti, di tutt’altra levatura, in un periodo ancora buio e colmo di tensioni furono capaci di superare le rispettive contrapposizioni donandoci un testo che dopo 80 anni è ancora la guida della nostra legislazione, imponendo un quorum qualificato per la sua modifica condivisa, è quanto meno opportuno che i nostri rappresentanti si sforzino e impegnino per il raggiungimento di un’intesa, altrimenti vorrà dire che la modifica costituzionale non dovrà farsi. È comodo scaricare su di noi le loro responsabilità. Non può gettarsi in pasto al popolo la soluzione del dilemma sulla decisione con la sufficienza anche di un solo voto di scarto degli aventi diritto, piuttosto che introdurre un quorum qualificato come avviene per il referendum abrogativo. In sede parlamentare, dove si presume possa svilupparsi un dibattito consapevole, si chiede una maggioranza qualificata, invece la decisione si dà al popolo confuso e ignorante su quel tema così delicato e complesso. E lo si fa digerire con una maggioranza semplice e marginale? Anche No! Riflettiamoci. Luigi P. Scilinguo

Siamo in un momento abbastanza confuso alla guida di questo Paese, con la graziosa Meloni a capo dello stesso. Appassionata dell’orribile Trump, che voleva il Nobel per la pace e a poca distanza ha dichiarato guerra all’Iran assieme ad Israele, adesso mi pare piuttosto avvilita. Se le vengono a mancare i nomi che contano, se Trump se la prende anche con la Spagna, e dicono che abbia deciso di fare la guerra con i relativi morti per togliersi di torno chi vorrebbe saperne di più dei suoi rapporti con Epstein. Ecco, noi ci siamo in mezzo: lei comunque voterà No a causa degli incapaci da noi, non da me, eletti. Io pure voterò No, per difendere la Costituzione, ma ora il mio pensiero va soprattutto alla guerra che, in mano a Trump, potrebbe essere l’inizio di una vera carneficina. È un uomo che nulla sa, e pensa solo ai soldi.

Gentilissima dottoressa Aspesi, io voto No perché questo governo non mi rappresenta, per cui resterò in Francia finché non cambierà la musica! Grazie e continuerò a seguirla. Guidosky

Se però resta in Francia chi voterà il suo No? Se vuole “cambiare musica” il suo No, per cominciare, sarebbe necessario.

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La lettera che segue è integrale – scorrettezze comprese – e senza risposta, ma così mi è stato chiesto.

Ho letto la lettera del Sig. Chinellato sul Venerdì del 27 febbraio, dove afferma che voterà Sì, dopo ampie valutazioni di aspetto “non giuridico”. Nemmeno il sottoscritto è un giurista, pur avendo studiato Diritto ai tempi dell’università, tanti, ma tanti anni fa. Premetto che la riforma non mi piace, ben sette articoli della Costituzione cambiati (e sono tanti) per qualcosa che poteva essere fatto con legge ordinaria. Si è voluto colpire in verità il Consiglio superiore della magistratura trasformandolo in tre pezzi (un orrore, e una spesa che va valutata intorno ai 300 milioni di euro annui) con la risibile modalità del sorteggio. Allora formiamo anche il Parlamento per sorteggio come si fa nel calcio, nominiamo i primari ospedalieri per sorteggio, i professori universitari, il Consiglio di amministrazione della Rai che paghiamo tutti ed è divenuta proprietà della Famiglia Meloni. E non vado avanti per decenza. Come si fa a dire che non debba essere un referendum sul governo,direi meglio: ruolo del governo. I parlamentari hanno approvato 101 leggi emesse con decreti, e conseguente voto di fiducia per coartare la discussione, non permettere di divulgare eventuali osservazioni negative. Le leggi di iniziativa parlamentare mi pare siano solo 3 in tre anni e mezzo di governo. Quale lo scopo? Far divenire quei luoghi “Aule sorde e grigie” come le definì il loro riferimento spirituale. Se la servetta di cucina deve riferire al Parlamento utilizza i post (che non so nemmeno cosa siano) o reti tv dove si concede a una pseudointervista . Il Parlamento ancora escluso! Se si concede è solo per mentire spudoratamente, ignorando il ruolo che dovrebbe rappresentare, paragonando nei fatti una specie di riunione in un rissoso condominio. Ricordo al signor Chinellato che il fascismo arrivò in questo povero Paese quando il partito relativo era minoranza e le opposizioni, come quelle che vediamo oggi, frastagliate e non comunicanti o incompatibili tra di loro. Inoltre i vigliacchi moderati ritenevano che la buriana sarebbe presto passata, finita la sbornia. Sappiamo tutti come andò a finire. Lei lo sa signor Chinellato come finì? Allora, il dubbio significato di questa riforma lo sapremo solo a referendum vinto dal Sì, quando sarà troppo tardi per farsi qualche esame di coscienza. Quale occasione migliore si può invece dare al popolo per mettere un freno allo strapotere di questa maggioranza scalcagnata? La riforma è un pretesto per avere una prova generale sulla vivacità di questo sconquassato popolo per il prossimo referendum che riguarderà il premierato. Cioè la fine della democrazia e delle libertà come le abbiamo conosciute fino a oggi. Ricordo solo che questi pressapochisti, ignoranti, privi di ogni principio democratico come primo atto del nuovo governo fecero approvare una norma che prevede due anni di galera nei confronti di chi balla all’aperto. Attenzione, molta attenzione, meditate gente, meditate prima di sottoscrivere l’irreparabile. Ovvio che decida lei signora Natalia, non ho timore di querele, denunce, non ho nulla da perdere. Se dovesse pubblicare questa lettera la vorrei integrale, anche con le scorrettezze. La saluto con cordialità. Serafino Costantini

Sul Venerdì del 13 marzo 2026

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