Questa, Scrivimi, cantata nel 1990 dal napoletano Nino Buonocore nell’album Sabato, domenica e lunedì, aveva l’arduo compito di sovrascrivere un brano dallo stesso titolo – un classico della canzone italiana di cui Mina ha regalato una versione sublime – lanciato nel 1935 dal fiorentino Carlo Buti (1902-1963). Non se ne preoccupò, o forse, dopo oltre mezzo secolo, neanche la conosceva. Ma non ne avevano contezza neanche i contemporanei – la canzone fece breccia nei cuori di chi soffre il mal d’amore e diventò all’istante un Italian standard. Era l’epoca dei Festivalbar e dei Cantagiro: Buonocore – erre moscia alla Arbore – ne uscì a testa alta con quella ballata acustica, malinconica e contagiosissima (Sergio Castellitto la inserì nella colonna sonora del film Non ti muovere).
Scrivimi dev’essere stata croce e delizia per Nino, perché quando acchiappi il successo con una canzone così intensa e intrigante diventa difficile inseguirlo recuperando la stessa magia; è la condanna degl…
Questa, Scrivimi, cantata nel 1990 dal napoletano Nino Buonocore nell’album Sabato, domenica e lunedì, aveva l’arduo compito di sovrascrivere un brano dallo stesso titolo – un classico della canzone italiana di cui Mina ha regalato una versione sublime – lanciato nel 1935 dal fiorentino Carlo Buti (1902-1963). Non se ne preoccupò, o forse, dopo oltre mezzo secolo, neanche la conosceva. Ma non ne avevano contezza neanche i contemporanei – la canzone fece breccia nei cuori di chi soffre il mal d’amore e diventò all’istante un Italian standard. Era l’epoca dei Festivalbar e dei Cantagiro: Buonocore – erre moscia alla Arbore – ne uscì a testa alta con quella ballata acustica, malinconica e contagiosissima (Sergio Castellitto la inserì nella colonna sonora del film Non ti muovere).
Scrivimi dev’essere stata croce e delizia per Nino, perché quando acchiappi il successo con una canzone così intensa e intrigante diventa difficile inseguirlo recuperando la stessa magia; è la condanna degli one hit wonder, anche se l’artista è troppo tenero e per dirla alla Brel, “trop maigre pour être malhonnête”, troppo magro per essere disonesto.
Intendiamoci, il cantautore, che ora ha 67 anni (esordio nel 1978), ha avuto una carriera brillante anche se non monumentale (l’album Yaya, del 1982, fu prodotto da Simon Boswell), ottimi i brani presentati in vari Sanremo, pregevole l’abbondante mezza dozzina di album pubblicati, piacevole l’approccio jazzistico che l’ha condotto fino a M.I.S.L.A., uscito l’anno scorso. Ma Scrivimi rimane insuperabile: una torch song che non finisce di commuovere, con quella strofa finale assassina (“Scrivimi / Anche quando penserai / Che ti sei innamorata / Tu scrivimi”).
Nessuna cover gli rende giustizia, se non quella di Fabio Concato con Fabrizio Bosso (quella di Mango troppo sintetica, quella di Anna Oxa troppo accorata, quella di Laura Pausini… Pausini di cover non ne azzecca una).