Il “grande serbatoio vegetale, le provvide riserve cui tutti attingevano, erano pur sempre le erbe di campo, di fosso, di brughiera, di orto: coltivate o selvatiche esse davano cibo e salute a buon mercato nei giorni sereni e in quelli delle tempeste annonarie aiutavano a sopravvivere o a ritardare la morte. Le insalate, cotte o crude, erano al centro di un sistema alimentare e terapeutico che trovava nel verde universo delle erbe delizie e raffinate composizioni, piacere e salute, cibo e farmaco”. Le righe che ho ricopiato qui sopra sono estratte da un grosso libro intitolato La miniera del mondo. Artieri, inventori, impostori. È l’ultimo arrivato fra i molti che l’editore sta ristampando da alcuni anni. È piuttosto difficile leggere i libri di Piero Camporesi dall’inizio alla fine, come se fossero romanzi o saggi normali: trovo invece che siano perfetti e quasi senza eguali da leggere come grimori, come libri di incantesimi della curiosità, e in un certo senso come erbari, in cui in…
Il “grande serbatoio vegetale, le provvide riserve cui tutti attingevano, erano pur sempre le erbe di campo, di fosso, di brughiera, di orto: coltivate o selvatiche esse davano cibo e salute a buon mercato nei giorni sereni e in quelli delle tempeste annonarie aiutavano a sopravvivere o a ritardare la morte. Le insalate, cotte o crude, erano al centro di un sistema alimentare e terapeutico che trovava nel verde universo delle erbe delizie e raffinate composizioni, piacere e salute, cibo e farmaco”. Le righe che ho ricopiato qui sopra sono estratte da un grosso libro intitolato La miniera del mondo. Artieri, inventori, impostori. È l’ultimo arrivato fra i molti che l’editore sta ristampando da alcuni anni. È piuttosto difficile leggere i libri di Piero Camporesi dall’inizio alla fine, come se fossero romanzi o saggi normali: trovo invece che siano perfetti e quasi senza eguali da leggere come grimori, come libri di incantesimi della curiosità, e in un certo senso come erbari, in cui in realtà le piante o i fiori recensiti e raccontati sono storie e pezzi di remoti passati della cultura europea. Vale la pena di citare ancora lo scrittore e antropologo che proprio quest’anno avrebbe compiuto cent’anni: “La ricetta è in fondo sempre un segreto il cui valore o la cui virtù vanno gelosamente custoditi; la figura del cuoco si confonde nelle nebbie magiche con quella dello stregone”. Leggendo queste pagine mi è venuta immediatamente voglia di sentirmi un po’ stregone anch’io, e appena mi sono trovato fra le mani i primi mazzi di tarassaco mi è apparsa, come in sogno, una piccola strategia per ammorbidire quest’erba amara: l’odore dei fiori di lavanda.