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Natalia Aspesi: viva la mamma (e l’ufficiale inglese)

Mojmir JeŽek www.core-edizioni.it 

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QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Gentile e cara Natalia, maggio è il mese delle madri e voglio ricordare la mia. Lei, napoletana, e mio padre, della provincia, si sposarono nel 1929. Ebbero cinque figli: io sono l’ultimo dei maschi ancora in vita. La voglio ricordare così: antesignana della dignità e dei diritti della donna. Era il 1950. Frequentavo la quinta elementare e spesso, nel pomeriggio, mi aiutava nei compiti. Ricordo i nostri pomeriggi in cucina, mentre lei preparava la cena e mi raccontava episodi della sua vita. Una volta mi disse che, quando l’esercito alleato – nell’ottobre del 1943 – entrò a Napoli e nei paesi vicini, requisì alcune abitazioni per alloggiare i soldati. Dove abitavamo noi fu requisito l’intero primo piano, mentre per l’ufficiale comandante fu requisita una camera del nostro appartamento. Era un ufficiale inglese. La mattina, entrava in cucina, preparava il caffè e lo condivideva con lei. Non mi disse altro, né io chiesi. Aggiunse solo che era un uomo gentile. Mia madre aveva trentacinqu…

Gentile e cara Natalia, maggio è il mese delle madri e voglio ricordare la mia. Lei, napoletana, e mio padre, della provincia, si sposarono nel 1929. Ebbero cinque figli: io sono l’ultimo dei maschi ancora in vita. La voglio ricordare così: antesignana della dignità e dei diritti della donna. Era il 1950. Frequentavo la quinta elementare e spesso, nel pomeriggio, mi aiutava nei compiti. Ricordo i nostri pomeriggi in cucina, mentre lei preparava la cena e mi raccontava episodi della sua vita. Una volta mi disse che, quando l’esercito alleato – nell’ottobre del 1943 – entrò a Napoli e nei paesi vicini, requisì alcune abitazioni per alloggiare i soldati. Dove abitavamo noi fu requisito l’intero primo piano, mentre per l’ufficiale comandante fu requisita una camera del nostro appartamento. Era un ufficiale inglese. La mattina, entrava in cucina, preparava il caffè e lo condivideva con lei. Non mi disse altro, né io chiesi. Aggiunse solo che era un uomo gentile. Mia madre aveva trentacinque anni: bella, leggermente in carne, una pelle bianca che odorava di buono… Ora che ho ottantasei anni, ricordandola, mi sembra di rivedere nei suoi occhi una luce che le illuminava ancora di più il viso. Ho custodito questa sua confidenza, preservandola da contaminazioni e da possibili ammiccamenti. Ora mi viene da pensare, con tenerezza, a quell’ufficiale inglese dai modi tanto gentili… nella grande cucina di casa, con mia madre, da soli… Chissà… io capirei. Raffaele

Credo che in un’altra lettera, se non sbaglio, lei non abbia espresso lo stesso amore per suo padre che forse voi bambini a ogni ceffone amavate sempre meno. Tanto da desiderare, lei e gli altri ragazzini, che la paffuta bella signora, avendo in casa un bell’ufficiale inglese dai modi “tanto gentili”, pur non dovendo salvarsi dagli schiaffi del marito, già che c’era, un piccolo corno lo abbia fatto. Stando immagino benissimo. Forse lei lo ha inventato giusto per vendicarsi un po’.

Campo largo, no alle primarie e ai toni troppo alti

Buongiorno Signora Aspesi, questa volta mi sono permesso di scriverle per rivolgere un piccolo appello al “Campo Largo” in vista delle politiche del prossimo anno, non appena il risultato del Referendum Costituzionale è stato chiaro: credo sia determinante cercare di coinvolgere e non disperdere l’interesse di queste persone. Premetto che io sono sempre andato a votare e continuerò a farlo. Spesso, negli anni passati, ho votato alle primarie del Pd, pur non essendo mai stato iscritto ad alcun partito. Io credo che l’ordine delle priorità sia: per prima cosa, definire un programma condiviso e definito (il campo largo non è coeso sulla visione e sulla soluzione di tutti i problemi che ci stanno affliggendo e quindi serve individuare dei punti chiave totalmente condivisi). Per scegliere il candidato premier non farei le primarie. Le primarie aperte a tutti, NON sono uno strumento “democratico” se la platea degli elettori non è definita. Diventano terreno di caccia per chi vuole fare solo “casino”. Io preferirei che i rappresentanti dei vari partiti, dopo avere definito il programma, individuassero una candidata o un candidato premier per la coalizione. Mio piccolissimo e personale parere: a proposito della sindaca di Genova, Silvia Salis. I segretari dei due maggiori partiti hanno toni e risposte, sempre, da campagna elettorale. Anche il tono della voce è sempre troppo alto quando parlano o rispondono. La sindaca di Genova risponde sempre in modo circostanziato, pacato, chiaro, non solo su quesiti riguardanti la sua città. Inoltre, cosa non da poco, non è espressione di un singolo partito. Per intercettare i voti dei delusi, degli astenuti cronici ritengo ci sia bisogno di questo. Silvia Salis o altra persona. Parlare chiaro di cose concrete, senza proclami. Ed essere appoggiata/o da tutte le forze politiche. Avevo bisogno di comunicare la mia idea a qualcuno. Torno nel mio silenzio e continuerò a leggere i suoi scritti sempre con interesse e grande piacere. Giovanni Rossi

Dopo la vittoria, e la chiamo tale, sul referendum che credo abbia spiazzato letteralmente gli avversari facendo loro pensare nervosamente che avrebbero dovuto fare subito le elezioni, davvero mi è sembrato strano che nessuno della destra se lo aspettasse. Comunque capisco meno che lei si rivolga a me, e non al Pd, per dire cosa a lei piacerebbe. Accenna alla Salis (Silvia) o a qualcuno come lei. E poi torna “nel suo silenzio”. Su, sia più preciso, chiami il Pd o invii una lettera e le ragioni per cui lei preferirebbe la signora Salis. Però su questo vada piano: a me sembra che Elly Schlein, buona e innocente, potrebbe benissimo essere fregata da Conte.

Ancora sui dibattiti tv e sul politico meno peggio

Mi permetto di intervenire in merito alla lettera di Lanfranco Mancini sul Venerdì del 1° maggio, per suggerire di non vedere la Tv ma di sentire la radio e vedere il Tg Zero (Vittorio Zucconi, poi Giannini e ora Buffoni). Perché essere il più bravo dei peggiori non vuol dire essere bravi, ma i meno peggio (e mi riferisco a Bocchino). Come per esempio per il ministro della Salute anche lui tra i meno peggio. E non è valido il concetto di Voltaire con questa gente, è come fare il disarmo unilaterale. Cordiali saluti, Franco Mereghetti, Milano

Per farla breve, a me invece fa un poco pena il povero Bocchino che si difende dagli altri intrepidi giornalisti ma soprattutto sempre interrotto e tacitato dalla erinni Gruber. Che poi io non sia mai d’accordo con lui è un altro discorso. Affettuosi saluti. Mauro Maria Colombo, professore al dipartimento di Biologia e biotecnologie all’università di Roma La Sapienza

Metto insieme due lettere che si occupano del povero Bocchino, chiamato sempre in televisione per essere un po’ ridicolo. Occhi spalancati, viso sorridente, e una gran capacità di lasciarsi malmenare dai giornalisti più feroci: io personalmente non l’avevo mai sentito nominare e invece eccolo sempre gentile e capace di farsene dire di tutti i colori. Mauro Maria Colombo prova addirittura una pena bonacciona, “sempre interrotto e tacitato dalla erinni Gruber”. Eppure, che sorpresa, ha litigato con Berlusconi e altre nequizie, restando sempre dentro la labile fama della vita, di destra, politica. È stato deputato alla Camera dal 9 maggio 1996 al 14 marzo 2013, per quattro legislature, prima con An poi con PdL. Poi volendo, è appassionato di gastronomia, viaggi, letteratura francese dell’800 e musica classica. Insomma, ci sono ancora molte cattiverie da ricordare parlando di lui.

Sul Venerdì del 15 maggio 2026

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