Sayf: “Noi figli del 2000 stiamo diventando dei buoni adulti. Abbiamo coscienza politica e morale”
di - Mattia InsoliaNon è facile definire Sayf. È la nuova voce del cantautorato urbano, è l’autore di testi intimi e politici, è l’artista che può cucire insieme mondi in apparenza lontani: i vicoli della Liguria e la Tunisia, il rap e la tradizione italiana.
Nato a Genova nel ’99, Adam Viacava, in arte Sayf, ha fatto della sua identità italo-tunisina uno dei motori creativi di un bel percorso in ascesa. Dagli esordi a oggi ha dimostrato versatilità rara, intrecciando vibrazioni trap a una scrittura che attinge ai grandi maestri. Il 2025 e il 2026 sono stati gli anni della svolta: dal successo di Sto bene al mare con Marco Mengoni e Rkomi al secondo posto al festival di Sanremo con Tu mi piaci tanto. Santissimo è il suo primo vero album, uscito a maggio: tra collaborazioni (Geolier, Bresh, Tedua), brani intimi, personali (Ricordi, Parlar d’amore) e altri politici, l’album è un mosaico coloratissimo e molto ben riuscito.
Sayf quest’anno girerà per il Santissimo tour, e la data principale è quella del San…
Non è facile definire Sayf. È la nuova voce del cantautorato urbano, è l’autore di testi intimi e politici, è l’artista che può cucire insieme mondi in apparenza lontani: i vicoli della Liguria e la Tunisia, il rap e la tradizione italiana.
Nato a Genova nel ’99, Adam Viacava, in arte Sayf, ha fatto della sua identità italo-tunisina uno dei motori creativi di un bel percorso in ascesa. Dagli esordi a oggi ha dimostrato versatilità rara, intrecciando vibrazioni trap a una scrittura che attinge ai grandi maestri. Il 2025 e il 2026 sono stati gli anni della svolta: dal successo di Sto bene al mare con Marco Mengoni e Rkomi al secondo posto al festival di Sanremo con Tu mi piaci tanto. Santissimo è il suo primo vero album, uscito a maggio: tra collaborazioni (Geolier, Bresh, Tedua), brani intimi, personali (Ricordi, Parlar d’amore) e altri politici, l’album è un mosaico coloratissimo e molto ben riuscito.
Sayf quest’anno girerà per il Santissimo tour, e la data principale è quella del Santissima Fest, festival ideato da Sayf: il 18 luglio all’Arena del Mare di Genova, già sold out. Tra le date, poi: il 31 luglio a Bari, il 6 agosto a Lignano Sabbiadoro e il 15 agosto a Olbia.
Sayf, lei è cresciuto a Santa Margherita Ligure, una piccola città. Il primo ricordo felice che le viene in mente di quel posto? «Le estati. Le estati della mia adolescenza sono luoghi che inseguo ancora oggi. Ma, in generale, crescere lì è stato fantastico. Ho avuto una bella infanzia, una bella adolescenza. E ho avuto buoni amici. Mi sono divertito, ecco».
Tornerebbe indietro? «Ognuno ha le sue foto preferite, e le mie ritraggono quelle estati. Non intendo dire, però, che tornerei indietro, no. È bello il momento in cui mi trovo oggi. Piuttosto che con la mente, nei miei ricordi, mi piace rivederli, quei momenti».
Era cosciente fosse una periferia? «Avevo delle zie a Genova e a volte quando io e i miei amici saltavamo la scuola andavamo lì, per cui capitava che bazzicassi la città. E rispetto al paese mi affascinava. Però, se quello che vuol sapere è se a Santa Margherita mi sia mancato qualcosa, direi di no: avevo tutto ciò di cui un ragazzino potesse aver bisogno».
Vale a dire? «Le amicizie, anzitutto. A quell’età sono spettacolari. Semplicissime. Conosci un tuo coetaneo, magari vive vicino casa tua e cercate entrambi qualcuno con cui giocare, ed è fatta. La naturalezza dei rapporti dell’infanzia è magica. Non capita più, poi, di legarsi a qualcuno con quella facilità».
Della scuola che mi dice? Nessuna nostalgia di quella? «Non mi piaceva granché. Come a tutti gli adolescenti, credo. Le medie sono state un periodo pessimo, mentre le superiori sono state incredibili. Negli anni del liceo mi sono divertito parecchio».
È stato il suo periodo d’oro, quello? «È stato un bel periodo. Il periodo d’oro è stato quello delle elementari, forse. Era tutto molto semplice, come dicevo prima. Poi sono arrivato alle medie, e ho scoperto la pressione sociale. E quella l’ho sofferta».
Però mi ha appena detto di essersi divertito, al liceo. «Perché allora le cose sono cambiate di nuovo. Non ero più quello silenzioso, introverso. E, soprattutto, avevo degli amici, persone con cui stavo bene e che mi hanno aiutato a tirarmi fuori da me stesso, per certi versi. Insomma, sono cresciuto. Ho iniziato anche a far cose che prima non mi sognavo neanche».
Per esempio? «Non so, capitava che con gli insegnanti discutessi».
Era tra i monelli della classe. (ride) «No, non la metterei così. Avevo uno spirito sociale spiccato, ecco».
“Uno spirito sociale spiccato”. «Mi facevo carico delle battaglie degli altri della classe. Se c’era un alterco con un professore, se credevo non si stesse comportando in modo giusto con un compagno, reagivo. Di fronte alle ingiustizie sentivo di dover fare qualcosa».
C’è ancora, questo senso di giustizia? Crede di portarlo nelle canzoni? «Suppongo di sì. Il mio è uno sguardo da artista, per cui non ho soluzioni: cerco solo di far notare un problema. Qualcosa che riguarda la collettività, di solito».
Pensa che gli artisti debbano schierarsi? «Ognuno ha la sua linea, ed è giusto che la segua. Non sono nessuno per poter impartire delle lezioni. Ho dei principi, mi muovo in base a quelli. Credo nella giustizia sociale, nell’equità. E credo molto nelle comunità, nelle relazioni».
Finora nelle sue risposte ha parlato spesso di relazioni, in vari modi. «Senza le persone a cui voglio bene io non esisterei. Ne sono convinto. Per me la condivisione è uno dei sensi della vita».
Si fida facilmente di chi ha accanto o è diffidente? «La mia porta è sempre aperta ma il mio “cerchio magico” è stretto».
Parliamo del suo cerchio magico, allora. «Alcune delle persone che ci sono dentro sono nella mia vita fin dall’infanzia. Altre le ho incontrate lungo la strada. E per me sono fondamentali: a loro sono molto legato. Ci siamo tenuti stretti anche in momenti complicati, dolorosi. Li abbiamo attraversati assieme».
Che momenti? «Il mio migliore amico, che era parte di quel gruppo, quello della mia infanzia, è morto quando eravamo attorno ai vent’anni. È stato un colpo durissimo, terribile. Penso a lui costantemente, e mi manca. È strano, è come se fosse cristallizzato nel tempo. Noi iniziamo a essere adulti, e non posso fare a meno di chiedermi: chi sarebbe oggi?, chi sarebbe diventato?».
È credente, lei? «In qualche modo. Ho delle abitudini musulmane; non mangio il maiale, faccio il Ramadan. Ma non mi sono mai definito. Ho una mia spiritualità e la coltivo».
Parliamo di famiglia, ora. In Ricordi, una canzone di Santissimo, il suo album, scrive: “Mi dava un bacio mamma se chiedevo di papà”. «È un momento molto preciso della mia infanzia, quello. I miei si sono separati che io ero piccolo e mio padre per qualche tempo non è stato granché presente. Non vorrei sembrasse sia stato del tutto assente, però. Non è mai mancato in modo pratico, c’era sempre se avevo bisogno di qualcosa».
Sua madre? «Lei c’era. All’epoca lavorava tantissimo, però c’era. È una persona speciale. Con lei ho molti bei ricordi, un legame stupendo».
Ancora su Ricordi. “Mamma Italia mamma Africa” canta. Sono parti che convivono pacificamente? «Mio padre è italiano, mia madre tunisina. E la reputo una fortuna. Ho un pezzo di famiglia da una parte e un pezzo dall’altra. E sì, convivono in pace. Sono dei rapporti che nel tempo si sono anche evoluti, assieme a me».
Il rapporto con i suoi, invece, come si è evoluto? Sia crescendo sia con ciò che è successo negli anni, con l’arrivo della fama. «Si è modificato come capita a tutti i rapporti genitori-figli, immagino. Quello che accade è una sorta di capovolgimento dei ruoli. È un processo non lineare e lento, ma accade. Ha a che fare con un senso di responsabilità nuovo. Senti di dovertene prendere cura, come hanno fatto loro con te, anche se magari le cose non sono state facili».
In un’intervista ha detto che bisogna ricordarsi che anche i genitori vivono per la prima volta. «È utile per essere più clementi e meno giudicanti. Credo molto in questa cosa».
Lo ha realizzato presto? «Al momento giusto».
In Buona domenica, altro brano di Santissimo, canta: “Mi mancava tanto papà, dovevo andarlo a cercare”. «Quand’ero bambino con mio padre guardavo È domenica papà, e il pezzo è sul rispecchiamento tra quel periodo e quello in cui non lo guardavamo più, dopo la separazione dei miei; da qui il titolo. Lì ricordo pure il nostro rapporto, per molti anni turbolento».
Non abbiamo ancora parlato di amore. «Parliamone».
Da ragazzino? «Avevo la tendenza a idealizzare le ragazze di cui mi invaghivo. Mi legavo a figure con cui non avevo neanche vere relazioni. L’unica è stata con una ragazza che mi piaceva dai tempi del liceo, a vent’anni. Siamo pure andati a convivere, pensi, abbiamo fatto tanti errori».
Oggi? «Fidanzato da qualche mese».
Io e lei abbiamo quasi la stessa età, apparteniamo alla stessa generazione. Crede che la Gen Z viva le relazioni diversamente? «Internet è alienante, in questo senso ci fa del male. Ti fa credere ci sia sempre di meglio. Per cui sentirti soddisfatto di quel che hai, goderti la felicità quando la incontri è sempre più difficile».
Che sogni ha, su questo fronte? «Vorrei una famiglia. Tutto qui».
Sempre sulla Gen Z: che adulti stiamo diventando? «Dei buoni adulti. Abbiamo coscienza politica, morale, visione delle cose. Pure se non facciamo una vita da adulti, come i nostri genitori a quest’età, abbiamo un giusto approccio alla vita».
Lei quindi per il futuro è ottimista. «Il mondo è enorme, ma impegnarsi per la propria comunità è comunque molto importante e fa la differenza; i cambiamenti si allargano a macchia d’olio. Ci possiamo sempre aiutare a vicenda. Come dicevamo all’inizio: le relazioni, a prescindere dalla loro natura, sono fondamentali. E ci salvano».
Sente d’esser stato più salvato o salvatore, finora? «Entrambi. E in egual misura. Tutto torna, nella vita».
Sayf, l’ultima domanda. Sanremo: il ricordo più bello? «Cantare sul palco con mia madre. Lo porterò per sempre nel cuore, quel momento».