✕

Eredità digitale: che fine farà quel che abbiamo riversato online quando non ci saremo più?

L’immagine che illustra la copertina del libro. Alexander Krivitskiy su Unsplash 

Ascolta l'audio

Foto, chat, account... In che mani andranno a finire dopo di noi? Senza una legge, pochi pensano a un simile “testamento”. Ma la soluzione c’è
3 minuti di lettura

La morte improvvisa di Anna in un incidente stradale getta Valerio in un lutto aggravato da un muro invalicabile: il cellulare della moglie è sigillato e inaccessibile e a custodirne i segreti è un ignoto “erede digitale” da lei segretamente nominato. Valerio inizia così a scavare nel passato della loro vita di coppia, consulta amici e avvocati, studia sentenze e tenta rischiose scorciatoie illegali per capire che cosa Anna gli ha nascosto. Un tradimento? Una vita parallela? Qualcosa di indicibile e oscuro?

Paolo Ricchiuto, 56 anni, romano, avvocato che si occupa di privacy, racconta questa storia nel romanzo Non sai niente di me, pubblicato da Giunti, la casa editrice che tre anni fa ha sostenuto il suo esordio con il thriller Le chiavi di casa. È un libro che indaga le sfumature e le ambivalenze dei sentimenti e affronta il tema ancora poco esplorato dell’eredità digitale.

La morte improvvisa di Anna in un incidente stradale getta Valerio in un lutto aggravato da un muro invalicabile: il cellulare della moglie è sigillato e inaccessibile e a custodirne i segreti è un ignoto “erede digitale” da lei segretamente nominato. Valerio inizia così a scavare nel passato della loro vita di coppia, consulta amici e avvocati, studia sentenze e tenta rischiose scorciatoie illegali per capire che cosa Anna gli ha nascosto. Un tradimento? Una vita parallela? Qualcosa di indicibile e oscuro?

Paolo Ricchiuto, 56 anni, romano, avvocato che si occupa di privacy, racconta questa storia nel romanzo Non sai niente di me, pubblicato da Giunti, la casa editrice che tre anni fa ha sostenuto il suo esordio con il thriller Le chiavi di casa. È un libro che indaga le sfumature e le ambivalenze dei sentimenti e affronta il tema ancora poco esplorato dell’eredità digitale.

Patrimonio

Con personal computer, tablet e smartphone produciamo continuamente documenti, acquistiamo ebook e prodotti, comunichiamo sui social, gestiamo il conto corrente e gli investimenti. Le nostre autobiografie si riversano in spazi virtuali dando vita a un’opera frammentata, composta da post, tweet, foto online, blog, conversazioni su YouTube, come nel caso della scrittrice Michela Murgia, morta a Roma nel 2023, la cui produzione digitale e social è raccolta in una pagina della piattaforma Zephorum.

Smartphone e server remoti si trasformano così in registri che conservano ricordi affettivi e account aziendali, archivi professionali e criptovalute. I confini tra vita fisica e digitale sfumano, analogico e digitale si sovrappongono.

«Ma cosa accadrà ai dati memorizzati nel nostro smartphone quando non ci saremo più? Siamo così sicuri di voler lasciare ai nostri familiari la possibilità di aprire quel cassetto senza alcun limite?», si interroga Ricchiuto.

Il patrimonio digitale si scontra con un quadro giuridico ancora incerto. In Italia e in Europa non esiste una legislazione specifica dedicata alla successione digitale e questa eredità viene gestita per lo più post-mortem tramite ricorsi ai tribunali da parte degli eredi.

Uno dei primi casi di regolamentazione è avvenuto in Germania, dove la Corte di cassazione federale di Karlsruhe nel 2018 ha stabilito che i genitori di una ragazza morta quattro anni prima avevano diritto di accedere al suo profilo Facebook e ai suoi messaggi privati nonostante l’opposizione del social network, deciso a tutelare la privacy della giovane.

Sulla scia del modello tedesco, e per la prima volta in Italia, nel febbraio 2021 il Tribunale di Milano ha riconosciuto ai genitori di un giovane chef morto in un incidente il diritto ad avere accesso ai contenuti del suo smartphone Apple, la stessa sentenza alla quale si appella inutilmente il protagonista del libro di Ricchiuto, che deve fare i conti con l’anonimo erede digitale designato dalla moglie.

«Con l’evoluzione tecnologica e una vita online sempre più sviluppata sfumano i confini della successione, che oltre ai canonici immobili, conti bancari, manoscritti comprende risorse digitali come file, software immagini, audio, video, siti web per non parlare di posta elettronica, social network, blog, account finanziari, e tanto altro», spiega lo scrittore. «Ma di questo abbiamo tutti ancora poca consapevolezza».

In assenza di un registro ufficiale, non si conosce il numero degli italiani che hanno pianificato la loro eredità digitale; si può tuttavia stimare che sia molto basso, in linea con la propensione a fare testamento (l’8 per cento della popolazione). Per gestire la successione digitale ci si affida a norme del Codice Civile, al Codice della Privacy e, soprattutto, ai termini di servizio delle singole piattaforme. Molte, ma non tutte, sono organizzate per rimuovere o memorizzare le pagine dei defunti. Alcune indicano procedure per la chiusura dell’account, altre consentono di rimuoverlo o di crearne uno commemorativo, altre ancora intervengono solo dopo un periodo di inattività.

Ci vorrebbe un amico

Affidarsi unicamente alle impostazioni predefinite delle piattaforme rischia tuttavia di non tutelare adeguatamente il patrimonio, specialmente quando sono in gioco asset di valore economico considerevole. «Una soluzione esiste ed è appunto la nomina di un erede digitale», spiega Ricchiuto.

«Una norma di legge permette di rendere intoccabile il nostro spazio digitale mentre da un notaio specializzato si può designare come erede digitale anche una persona che con l’eredità vera e propria non ha nulla a che fare».I social network non hanno solo trasformato le nostre vite, ma anche il modo di pensare la morte e di elaborare il lutto. «Quando non ci saremo più rimarranno le tracce digitali che abbiamo lasciato e dovremo scegliere tra diritto all’oblio e desiderio di immortalità tecnologica». Per sopravvivere in rete. O, al contrario, scomparire del tutto e per sempre.

Sul Venerdì del 24 luglio 2026

Leggi i commenti