Colin Farrell: “In Sugar sono un alieno. E solo così capisco di più gli umani”
di Roberto Croci«Los Angeles è una grande città, ma ci si sente soli. Devo tenermi occupato». Queste le parole dell’irlandese trapiantato in California Colin Farrell durante la presentazione della seconda stagione della serie neo-noir Sugar, in cui lo ritroviamo nei panni dell’investigatore privato dal carisma chandleriano John Sugar. Questi nuovi otto episodi riprendono il colpo di scena principale del finale della prima – ovvero che il detective privato è in realtà un alieno – rivelando che il protagonista è alla ricerca della sorella scomparsa. Ritrovarla rappresenta dunque la motivazione principale dietro le azioni di Sugar sulla Terra.
Prossimamente Farrell, che nel 2025 ha vinto Golden Globe e Sag Award come miglior attore protagonista per la serie tv The Penguin, rivestirà anche i panni del nemico dell’uomo pipistrello nel film The Batman Part II, la cui uscita è prevista per ottobre 2027.
Cosa succede nella seconda stagione di Sugar? «Lui è sempre a Los Angeles e continua a lavorare come inve…
«Los Angeles è una grande città, ma ci si sente soli. Devo tenermi occupato». Queste le parole dell’irlandese trapiantato in California Colin Farrell durante la presentazione della seconda stagione della serie neo-noir Sugar, in cui lo ritroviamo nei panni dell’investigatore privato dal carisma chandleriano John Sugar. Questi nuovi otto episodi riprendono il colpo di scena principale del finale della prima – ovvero che il detective privato è in realtà un alieno – rivelando che il protagonista è alla ricerca della sorella scomparsa. Ritrovarla rappresenta dunque la motivazione principale dietro le azioni di Sugar sulla Terra.
Prossimamente Farrell, che nel 2025 ha vinto Golden Globe e Sag Award come miglior attore protagonista per la serie tv The Penguin, rivestirà anche i panni del nemico dell’uomo pipistrello nel film The Batman Part II, la cui uscita è prevista per ottobre 2027.
Cosa succede nella seconda stagione di Sugar? «Lui è sempre a Los Angeles e continua a lavorare come investigatore privato. Il suo incarico questa volta consiste nel trovare il fratello scomparso di Jin Ha, un pugile emergente. Nel cast, tutto nuovo, abbiamo lo sceriffo Tony Dalton, il famoso Lalo Salamanca di Better Call Saul, Laura Donnelly, una donna misteriosa che sembra essere del tutto immune al ben noto fascino di Sugar, e l’agente governativo Shea Whigham. Non vi rivelo quanto spazio avrà questa volta la trama secondaria sugli extraterrestri».
La serie è girata tutta a Los Angeles. Perché L.A. è il luogo perfetto per questa storia? «Perché il personaggio ha un’inclinazione romantica verso il mondo del cinema. In particolare, attraverso la lente del cinema noir viene rievocato un immaginario americano tipico della metà del Novecento. Questa è una città che ha ancora un grande fascino cinematografico. Abbiamo esplorato zone molto diverse di Los Angeles, dove si avverte l’ombra dei grandi predecessori di Sugar, da Philip Marlowe a Sam Spade. Alcuni set sono stati costruiti nel leggendario studio della Paramount, ma molte riprese sono state fatte in esterna. Adoro girare in location reali: vecchi locali, bar, ristoranti, luoghi storici... Abbiamo girato molto di notte e per me che non sono mai stato un gran dormiglione è stata una gran cosa. Anche perché di notte Los Angeles è magica. Io vivo vicino a Griffith Park che è un posto davvero speciale, immerso nella natura, dove si possono incontrare coyote e persino puma: è bellissimo».
Come Sugar, anche lei ama i film classici. C’è un noir che le sta particolarmente a cuore? «L.A. Confidential. Tutto quello che Curtis Hanson ha inserito nel film è semplicemente perfetto. La fotografia, la musica, l’atmosfera che si respira. Tutti gli attori: Kim Basinger, David Strathairn, Kevin Spacey, Guy Pearce, Russell Crowe e James Cromwell (che ho voluto nella prima stagione di Sugar e appare un po’ anche nella seconda). Adoro quel film, è semplicemente un capolavoro».
In Sugar si parla di umanità. Da dove ha tratto l’ispirazione per approfondire questo tema in un mondo che sembra sempre meno umano? «Viviamo in un’epoca un po’ deprimente. Sugar, nel profondo, è un personaggio davvero corretto, che ha una fede incrollabile nella bontà degli esseri umani, e questa, come tutti sappiamo, è una convinzione piuttosto difficile da mantenere viva quando ci guardiamo intorno e vediamo ciò che accade su questo pianeta. Eppure lui riesce a districarsi in mondi caratterizzati da violenza, caos e ipocrisia. Interpretare un personaggio onesto e integro come lui è bellissimo, mi lascia sempre positivo e di buonumore. Esattamente il contrario del Pinguino: bellissimo personaggio, ma di certo non tornavo a casa la sera pensando di essere davvero Oz, e spesso ero molto cupo e irritabile. C’era un tale veleno nel suo trauma interiore e nel rapporto che aveva con gli altri che sono stato felice di poterlo mettere da parte, almeno per un po’. Attenzione, non mi sto lamentando, ho vinto dei premi grazie a quel ruolo e sono anche stato pagato più del dovuto! Ma per Sugar firmerei un contratto per altre tre stagioni».
Come vede il legame tra Sugar e la vita aliena? «Di recente un informatore del governo statunitense ha affermato che l’amministrazione Usa è a conoscenza dell’esistenza di forme di vita aliene tra di noi. Steven Spielberg stesso ha appena dichiarato che, se qualcuno ne è davvero a conoscenza, dovremmo saperlo tutti e per questo ha realizzato il suo Disclosure Day. Di sicuro scoprirlo mi renderebbe felice, credo che piacerebbe a tutti. E non mi piace che le autorità ci trattino come bambini che devono essere protetti dalla verità, mi sembra un modo molto paternalistico di gestire il potere e le conoscenze che dovrebbero essere patrimonio di tutti».
Sugar ha la capacità di apprendere in fretta, come si vede quando impara a giocare a biliardo semplicemente guardando un film con Paul Newman. C’è qualcosa che vorrebbe imparare velocemente come lui? «Sì, vorrei smettere di avere paura di volare. E non mi dispiacerebbe imparare a fare snowboard: so sciare bene, ma lo snowboard è davvero tosto. Ma forse sono troppo pigro per cominciare e magari inizio anche ad avere qualche anno di troppo».
Ha appena compiuto 50 anni, comincia a sentire l’età? «Non puoi aver fatto tutta la terapia che ho fatto io nella mia vita e poi pensare di poterti sottrarre all’introspezione. Sarebbe del tutto ipocrita. Effettivamente, nella settimana che ha preceduto il mio cinquantesimo compleanno mi sono ritrovato a riflettere sulla mortalità, che diventa più evidente e innegabile. La morte è quell’unica grande certezza che tutti condividiamo. Quando siamo giovani la neghiamo e naturalmente non ci pensiamo. Ma quando la strada davanti a te diventa più breve di quella che hai già percorso, comincia a diventare una cosa molto più reale anche se rimane enigmatica e misteriosa».
Qual è stato l’elemento del suo passato che ha alimentato di più la grande sensibilità che infonde nei suoi personaggi? «Il trauma e la solitudine sono sicuramente un terreno fertile per la sensibilità. Da bambino sei una spugna. Guardi il modo in cui i tuoi genitori interagiscono tra loro, osservi tutto. Tutto sommato ho vissuto in condizioni fortunate nella mia vita, nel senso che non ho mai dovuto lottare contro la fame e, non ancora, contro una malattia ma anche io ho avuto le mie difficoltà, di natura più esistenziale, che sono poi diventate delle risorse a cui attingo quando devo interpretare un personaggio».
Un regista con cui ha lavorato e che ammira in modo particolare? «Oliver Stone. Grazie al mio lavoro di attore, ho avuto la fortuna di incontrare uomini e donne davvero brillanti, tutti più intelligenti di me, dato che non ho nemmeno finito il liceo, ma Oliver vola più in alto di tutti. È un vero intellettuale oltre che un patriota sfegatato, ed è per questo che è così critico nei confronti di certi aspetti della politica estera americana attuale. Crede davvero nel sogno e nell’onestà che dovrebbero essere parte integrante – e che sono state parte integrante – di ciò che è l’America. È straordinario, tiene davvero al benessere di questo Paese e per me è un esempio da seguire».