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La chef misteriosa dolce e un po’ acida

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C’è stato un tempo, assai lungo, in cui era quasi inconcepibile che un cuoco o una cuoca scrivesse un’autobiografia raccontando il proprio mestiere. Poi c’è stato Anthony Bourdain, e per un po’ di anni c’è stato praticamente solo lui. Un’intera generazione di cuochi è cresciuta leggendo Bourdain, e alcuni di loro hanno provato a raccontare ciò che vedevano e vivevano in cucina tutti i giorni. Naturalmente faccio io stesso parte di questa piccola comunità sparpagliata in giro per il mondo, e quindi ho letto con interesse e curiosità il memoir (Crostata alla crema. Disavventure di una chef senza nome, traduzione di Aurelia di Leo, Mondadori, 312 pagine, 20 euro) dell’autrice nota come Slutty Cheff, con due F, di cui seguivo già i divertenti post su Instagram e la rubrica sulla versione inglese di Vogue. L’autrice è anonima, non ne conosciamo né il viso né le generalità, e ha scelto di abbandonare il suo posto fisso nel marketing per andare a lavorare in cucina. Il libro è piacevole da l…

C’è stato un tempo, assai lungo, in cui era quasi inconcepibile che un cuoco o una cuoca scrivesse un’autobiografia raccontando il proprio mestiere. Poi c’è stato Anthony Bourdain, e per un po’ di anni c’è stato praticamente solo lui. Un’intera generazione di cuochi è cresciuta leggendo Bourdain, e alcuni di loro hanno provato a raccontare ciò che vedevano e vivevano in cucina tutti i giorni. Naturalmente faccio io stesso parte di questa piccola comunità sparpagliata in giro per il mondo, e quindi ho letto con interesse e curiosità il memoir (Crostata alla crema. Disavventure di una chef senza nome, traduzione di Aurelia di Leo, Mondadori, 312 pagine, 20 euro) dell’autrice nota come Slutty Cheff, con due F, di cui seguivo già i divertenti post su Instagram e la rubrica sulla versione inglese di Vogue. L’autrice è anonima, non ne conosciamo né il viso né le generalità, e ha scelto di abbandonare il suo posto fisso nel marketing per andare a lavorare in cucina. Il libro è piacevole da leggere, e soprattutto sensuale, femminile e selvatico. Per esempio: “Magari scoprirò che lavorare in cucina è troppo, ma temo che una vita senza ristoranti sarebbe comunque troppo poco. Per me fare la chef è più di un lavoro: è il modo in cui combatto contro l’ansia che si agita nel mio corpo, è come tengo a bada il desiderio che mi porta verso l’eccesso. (…) Se all’orizzonte si profila una tempesta, non voglio che si presenti come un semplice acquazzone; voglio essere svegliata dal rombo di un tuono mostruoso e da un fulmine di proporzioni bibliche”.Il titolo originale è Tart, che vuol dire molte cose: crostata, donna promiscua, ma anche qualcosa di molto acido.

Crema bruciata al limone

Che cosa serve

Per 6 persone.100g di burro a temperatura ambiente, 3 uova, 110g di zucchero, 120g di succo di limone, dopo aver grattato la scorza, zucchero a velo

Come procedere

Preriscaldate il forno a 140°. Versate tutti gli ingredienti nel frullatore o nel bicchiere del minipimer, quindi frullate fino a ottenere una crema omogenea. Versate la crema in 6 ciotole adatte al forno e infornate per 15 minuti. Raffreddate completamente, cospargete di zucchero a velo e bruciate col cannello e servite.

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