Con La città dei viviEdoardo Gabbriellini fa una scelta estetica e politica. In tempi ossessionati dal true crime e dal delitto-spettacolo, lui cambia inquadratura: lascia sullo sfondo la cronaca e segue le giornate semplici di quella che sarà la vittima, fino all’appuntamento fatale. Le immagini del cinema si guardano, quelle della letteratura si leggono: motivata, dunque, la scelta di orbitare intorno ai ventitré anni di Luca Varani, mentre il romanzo di Nicola Lagioia entrava nella testa buia dei due assassini. Di Luca vediamole incertezze, le aspirazioni,la scuola serale frequentata con malavoglia, il lavoro in carrozzeria, la ragazza Marta Gaia, i genitori.E più indietro, l’orfanotrofio di Sarajevo, dove è stato abbandonato e poi scelto. La forza del film è nel togliere: i dettagli agghiaccianti, il sadismo,il realismo macabro. Togliendo l’inenarrabile, ma non occultando, lo sgomento esce dallo schermo per entrare nello spettatore.Il massimo del dolore col minimo di sensazione. P…
Con La città dei viviEdoardo Gabbriellini fa una scelta estetica e politica. In tempi ossessionati dal true crime e dal delitto-spettacolo, lui cambia inquadratura: lascia sullo sfondo la cronaca e segue le giornate semplici di quella che sarà la vittima, fino all’appuntamento fatale. Le immagini del cinema si guardano, quelle della letteratura si leggono: motivata, dunque, la scelta di orbitare intorno ai ventitré anni di Luca Varani, mentre il romanzo di Nicola Lagioia entrava nella testa buia dei due assassini. Di Luca vediamole incertezze, le aspirazioni,la scuola serale frequentata con malavoglia, il lavoro in carrozzeria, la ragazza Marta Gaia, i genitori.E più indietro, l’orfanotrofio di Sarajevo, dove è stato abbandonato e poi scelto. La forza del film è nel togliere: i dettagli agghiaccianti, il sadismo,il realismo macabro. Togliendo l’inenarrabile, ma non occultando, lo sgomento esce dallo schermo per entrare nello spettatore.Il massimo del dolore col minimo di sensazione. Più che un delitto, La città dei vivi racconta una vita come tante quando incontra l’incomprensibilità del male.È un film sui margini, sui legami che non attecchiscono: radici che non trovano nutrimento nel terreno. Un tardo adolescente in bilico. Il padre, la madre, la ragazza, la scuola, il lavoro, gli amici:tutto si interrompe, tutto potrebbe esserci e non c’è. I genitori lo adorano, eppure. Il futuro è un’idea senza consistenza. Poi la città: gli autobus lenti, le piazzette spelacchiate. Roma come una madre incapace di holding, di contenimento e sostegno. Se dimentichiamo l’orrore finale, potrebbe essere un film sull’adolescenza: l’immaturità necessaria, l’indecifrabilità,lo spaesamento, il pericolo e la convinzione dell’invulnerabilità. «Un cinema italiano adulto»,hanno scritto. L’adulto che Luca non è riuscito a diventare.
Sul Venerdì del 16 ottobre 2026