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Cent’anni di incisioni per una ballata anglo-irlandese

La copertina di Hollywood Africans di Jon Batiste che contiene anche la sua versione di Saint James Infirmary 

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La canzone della settimana è Saint James Infirmary interpretata da Jon Batiste
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Questa ha attraversato la storia del folk, del blues, del jazz, del rock. La musica del primo Novecento è stracarica di versioni di Saint James Infirmary, a partire dalla prima, registrata nel 1928 da Louis Armstrong, a firma Don Redman (in realtà esistono diverse trascrizioni e rimaneggiamenti di una ballata che gli etnomusicologi fanno risalire alla tradizione anglo-irlandese del XVII secolo, entrata nel repertorio delle orchestre jazz via New Orleans).

Ma già prima della Seconda Guerra, Irving Mills, un volpone dell’editoria musicale e della discografia come ce ne sono stati tanti, se ne era attribuita la paternità usando lo pseudonimo di Joe Primrose. Deve aver accumulato una fortuna in diritti d’autore con le incisioni eccellenti di Cab Calloway (una delle mie preferite), Duke Ellington, Kid Ory, Artie Shaw, Snooks Eaglin – persino Joe Cocker, i Doors (dal vivo) e i francesi Joe Dassin e Colette Magny l’hanno cantata.

La versione più recente e blasonata è proprio di un artis…

Questa ha attraversato la storia del folk, del blues, del jazz, del rock. La musica del primo Novecento è stracarica di versioni di Saint James Infirmary, a partire dalla prima, registrata nel 1928 da Louis Armstrong, a firma Don Redman (in realtà esistono diverse trascrizioni e rimaneggiamenti di una ballata che gli etnomusicologi fanno risalire alla tradizione anglo-irlandese del XVII secolo, entrata nel repertorio delle orchestre jazz via New Orleans).

Ma già prima della Seconda Guerra, Irving Mills, un volpone dell’editoria musicale e della discografia come ce ne sono stati tanti, se ne era attribuita la paternità usando lo pseudonimo di Joe Primrose. Deve aver accumulato una fortuna in diritti d’autore con le incisioni eccellenti di Cab Calloway (una delle mie preferite), Duke Ellington, Kid Ory, Artie Shaw, Snooks Eaglin – persino Joe Cocker, i Doors (dal vivo) e i francesi Joe Dassin e Colette Magny l’hanno cantata.

La versione più recente e blasonata è proprio di un artista della Louisiana, il geniale, versatile, iperattivo e super dinamico Jon Batiste (cantante, pianista, bandleader e molto altro; 40 anni il prossimo 11 novembre; 5 Grammy su 25 nomination) che aspira al titolo di Black Mozart navigando a vista tra Beethoven e Thelonious Monk. Saint James Infirmary è il pezzo forte del suo Hollywood Africans (prodotto da T Bone Burnett, 2018; nel disco ci sono anche belle versioni di Wonderful World, The Very Thought of You e Smile).

Batiste scandisce col pianoforte e un coro sommesso l’atmosfera del funerale di New Orleans (la canzone racconta di una visita all’amante morta distesa sul marmo dell’obitorio; in origine, il testo parlava di un marinaio o di un soldato morente in un ospedale, che poteva essere il St. James’ Hospital di Londra o di Dublino).

Una mano tesa alle radici che lascia senza fiato. Ecco altri dieci fantastici interpreti di Saint James Infirmary: 1) Trombone Shorty e Booker T. Jones 2) Van Morrison 3) Bobby “Blue” Bland 4) Eric Burdon & The Animals 5) The White Stripes 6) Sly And The Family Stone 7) Cassandra Wilson 8) Josh White 9) Mark Lanegan 10) Rickie Lee Jones

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