Gli influencer del calcio che mettono il pallone in Rete
di Lucio LucaIl giorno in cui si spaccò il ginocchio, Sergio Cruz Pereira pensò che il calcio, cioè tutta la sua vita, gli aveva definitivamente voltato le spalle. Non lo sapeva ancora ma, paradossalmente, in quel momento la ruota stava per girare e lui, in qualche mese, sarebbe passato dalle trasferte a Carpenedolo e Lumezzane agli eventi in mezzo mondo per girare video da postare ai suoi follower, più di un milione e mezzo tra Instagram, TikTok e YouTube. Sergio Cruz, infatti, è uno dei più famosi content creator di calcio d’Italia – anche se lui, come rivela il nome, è brasiliano di Rio de Janeiro – e ogni giorno i suoi racconti di vita, legati sempre alla palla che gira, sono letteralmente divorati da frotte di adolescenti che non riescono proprio a staccarsi da tablet e telefonini.
Celebrità a modo loro
Sergio è solo uno dei tanti, perché la Rete da qualche anno è popolata dagli influencer del calcio, di solito ex giocatori che non hanno sfondato ma si sono riciclati nell’era dei reel. Un gir…
Il giorno in cui si spaccò il ginocchio, Sergio Cruz Pereira pensò che il calcio, cioè tutta la sua vita, gli aveva definitivamente voltato le spalle. Non lo sapeva ancora ma, paradossalmente, in quel momento la ruota stava per girare e lui, in qualche mese, sarebbe passato dalle trasferte a Carpenedolo e Lumezzane agli eventi in mezzo mondo per girare video da postare ai suoi follower, più di un milione e mezzo tra Instagram, TikTok e YouTube. Sergio Cruz, infatti, è uno dei più famosi content creator di calcio d’Italia – anche se lui, come rivela il nome, è brasiliano di Rio de Janeiro – e ogni giorno i suoi racconti di vita, legati sempre alla palla che gira, sono letteralmente divorati da frotte di adolescenti che non riescono proprio a staccarsi da tablet e telefonini.
Celebrità a modo loro
Sergio è solo uno dei tanti, perché la Rete da qualche anno è popolata dagli influencer del calcio, di solito ex giocatori che non hanno sfondato ma si sono riciclati nell’era dei reel. Un giro d’affari non facile da quantificare ma non inferiore a diverse centinaia di milioni di euro all’anno. Perché ai tradizionali click – Cruz ha superato trenta milioni di visitatori sui suoi canali – bisogna aggiungere le sponsorizzazioni e, soprattutto, i generosi cachet che i volti più noti riescono a intascare quando girano le piazze per giocare e concedersi ai selfie con i loro fan. Quest’estate a Riccione, per esempio, piazzale Roma è stato letteralmente invaso fin dalle prime ore del pomeriggio malgrado temperature non proprio rilassanti. “The Cage”, il grande evento di street football in gabbia dove si gioca in tre contro tre, ha ospitato proprio tutti: Cruz, per l’occasione capitano del Brasile, i PirlasV, Off Samuel, Simone Crispo, Gilbert Nana e molti altri.
Nomi che ai più, forse, diranno poco ma che nel magico mondo dei content creator del calcio sono delle celebrità. Ognuno con una storia che merita di essere raccontata. Sergio, per esempio, viene dalle favelas e soltanto grazie al calcio non è finito in una delle tante gang criminali che si affrontano a Rio. Bomber di razza, viene notato a 17 anni dalla Lazio che lo porta in Italia dopo averlo visto giocare nelle giovanili del Flamengo e del Vasco da Gama, due delle squadre più forti del Brasile. La sua, però, non è proprio una favola: galleggia tra serie C e D, da Guidonia a Campobasso, e poi Catanzaro, Ischia e il salto al Nord tra Darfo Boario e Colle di Val d’Elsa. L’incidente al ginocchio interrompe la sua carriera: «Quante notti ho pianto perché mi ero fatto male, quante notti chiedevo a Dio perché avevo così tanta sfortuna nello sport», racconta. «Nei momenti in cui stavo per esplodere calcisticamente tornavano sempre i problemi fisici ma, nonostante tutto, non ho mai smesso di credere. E oggi capisco che Dio aveva in serbo qualcosa di più grande per me: far innamorare milioni di ragazzi di un pallone».
Chi ci mette la testa
Anche per Gilbert Nana Mbateck la vita non è stata affatto una passeggiata di salute. Fuggito dal Camerun a 17 anni a causa della guerra e della povertà, ha affrontato un viaggio drammatico attraverso il deserto e la Libia, dove ha subito la prigionia e la schiavitù. Dopo essere arrivato in Italia con una delle tante zattere che solcano il Mediterraneo, Gilbert ha lavorato come bracciante per pochi euro, dormendo per mesi in strada. Il riscatto è arrivato grazie al calcio e a una straordinaria forza di volontà. Perché anche lui, come Cruz, è stato fermato da un grave infortunio con conseguente diagnosi impietosa: «Mi dissero che avrei dovuto smettere di giocare. Una mazzata, con i soldi che mi davano in Promozione aiutavo i miei genitori in Camerun. Allora mi sono detto: visto che non posso usare i piedi, perché non mi alleno con la testa?». Migliaia e migliaia di palleggi, la sfera che non vuole proprio saperne di cadere a terra. I primi video e i follower che crescono e lo incitano. Fino al record finito nel Guiness: 20.400 tocchi di testa consecutivi in 2 ore e 15 minuti.
Adesso Gilbert Nana ha fondato una scuola calcio e insegna ai ragazzi a non mollare mai: «Il calcio mi ha salvato la vita. Tutto quello che ho e che sono lo devo a questa passione. Ora il mio più grande sogno è far arrivare i miei genitori in Italia e aiutare mio padre, che purtroppo non sta benissimo, e farlo operare qui».
Largo alle donne
E poi c’è Antonio Coella, il “boss del freestyle”, capace di palleggi che sfidano la fisica e “rabone” da centrocampo che si stampano sulla traversa con precisione geometrica, l’ucraino Sergej Piccirillo che para nella Nazionale italiana dei creator, il capitano Simone Crispo, punto di riferimento della squadra, Samuele Mandarò e Andrea Fratino, il “portiere di strada” Ragnar GK (che sta per goalkeeper) al secolo Andrea Stigliani, diventato famoso grazie a video virali in cui affronta sfide di tiri e rigori contro ex bomber di serie A.
Da qualche tempo ci sono anche alcune calciatrici che hanno fiutato il trend e si sono buttate sui social: Sofia Balzani e Giada Sabellico, per esempio, raccontano storie nei loro salotti virtuali e nel frattempo hanno fondato l’Eva Milano, la prima squadra social femminile. E infine CR7, ma non quello vero che malgrado l’età continua a viaggiare su ben altre galassie. Il “finto Ronaldo” è invece italianissimo, di Orbassano, ed è diventato famoso sui social per la somiglianza con il fuoriclasse portoghese. Si chiama Luca Sperandio, online si firma CRSPERA, ha giocato nelle giovanili di Juventus e Pro Vercelli prima di capire che era più semplice sfruttare i tratti somatici e trasformarli in un lavoro: «È nato tutto per caso, mi capitava spesso che per strada qualcuno mi fermasse per dirmi che assomigliavo a Cristiano. Una mattina mi sono svegliato e mi sono detto: gioco a calcio, somiglio a lui, perché non buttarmi in questo mondo? Così ho deciso di iniziare a giocare con il mio aspetto, con i capelli, le sopracciglia».
Sul suo futuro, però, Sperandio ha le idee chiarissime: «Nella vita, quella fuori dai social, sono un ragazzo con una laurea in Scienze motorie. Alleno i bambini perché voglio trasmettere loro la mia passione, sperando che un giorno possano arrivare dove io, nella mia carriera, non sono arrivato». Anche se, alla fine, “il finto Ronaldo” le sue soddisfazioni è riuscito a togliersele lo stesso.