EBBW VALE (Galles). La porta del montacarichi si chiude rumorosamente e inizia la discesa. Novanta metri sotto il suolo fanno paura se ti fermi a pensare a tutta quella terra sopra la testa. John, il nostro Caronte, minatore in pensione, allenta la tensione: «Qualunque cosa succeda niente paura, basta che abbracciate Kevin». Quest’ultimo è una ventenne montagna di muscoli, l’espressione di chi sente quella battuta tutti i giorni e riesce ancora a stiracchiare un sorriso. Stiamo scendendo nella miniera di Blaenavon, che dall’aprile 1983 è diventata museo, il Big Pit National Coal Museum.
Nel Sud del Galles questi pozzi sono la mitologia locale. Come a Pompei, tutto è rimasto uguale; sembra di entrare in un luogo dove si lavora ancora, non fosse che su una porta c’è l’insegna del bar, più in basso l’inevitabile shop con le tazze e i portachiavi ricordo. Il tour sottoterra è un racconto gotico fra Jane Austen e Ken Loach. Gallerie crollate, esplosioni, bambini fantasma, canarini asfissiati: John, che ha iniziato a 17 anni e a 67 è ancora qui come guida, ha un repertorio infinito di aneddoti. Si riemerge semiassiderati dopo 45 minuti che sembrano venti ore, e ti chiedi come ha fatto questa gente a lavorare laggiù per ore, giorni, settimane, anni? Com’è possibile aver trascorso una vita di fatica immensa, da sepolti vivi, e averne nostalgia? John sorride: «Un lavoro duro. Ma era il nostro lavoro».
«Che razza di mestiere» dice J. Willgoose Esq. con ammirazione. La notte prima lui e la sua band, i Public Service Broadcasting, erano sul palco dell’Ebbw Vale Institute, non lontano dal pozzo, in mezzo a una folla di ragazzi. Da queste parti non capita spesso una band di Londra, e per di più per presentare il nuovo disco. Every Valley (Pias), in uscita il 9 luglio, è un concept album che racconta ascesa e caduta dell’industria mineraria attraverso la storia di questa comunità gallese. Qui un tempo c’erano lavoro, carbone e anche acciaierie. Non è rimasto niente.
Sul palco J. Willgoose Esq. alterna chitarre e tastiere elettroniche, il suo socio Wrigglesworth è alla batteria. Hanno camicie, cravatte e papillon da hipster che poi non sono; il bassista JF Abraham li riprende e sullo schermo le immagini dei musicisti si confondono con gli zigomi scavati dei minatori di un secolo fa. Scorrono People Will Always Need Coal e Progress, con filmati d’archivio, a raccontare la promessa di lavoro per tutti. Ma dura poco, arrivano le scene degli scioperi dei minatori, le donne che picchettano, la polizia che carica; il Beaufort Male Voice Choir intona Take Me Home, ci sono anche le voci di qui che raccontano le lotte. Chissà che effetto fa guardare un concerto dove stanno cantando di te. Per singolare coincidenza, la sera dell’evento è anche quella delle elezioni. Every Valley è il terzo album, il più politico da quando si sono messi a «imparare la lezione del passato attraverso i suoni del futuro». I PSB sono una band retro-futurista: fanno elettronica, ispirazione Brian Eno & David Byrne, al posto del cantante registrazioni di archivi storici. I temi dei primi due dischi sono giganteschi, la conquista dell’Everest, la corsa spaziale tra Usa e Urss (Inform-Educate-Entertain e The Race of Space). «Ma non volevamo ripetere la formula. Cercavamo una storia a dimensione più umana. E a volte è la storia a trovare te».
Willgoose aveva due anni quando scoppiò lo sciopero dell’84, l’epica guerra tra i minatori e Margaret Thatcher, durata un anno e vinta dalla premier. Incuriosito dalle rievocazioni del quarantennale ha cominciato a scavare. E si è imbattuto in Ebbw Vale. Storia bella e triste. Qui il 62 per cento ha votato per la Brexit anche se, sbotta Willgoose, «non si capisce con quali stranieri ce l’abbiano: qui non ce ne sono più, e tutti hanno ricordi felici di quando lavoravano in galleria con polacchi e lituani. La prima volta che sono venuto qua, il maggio scorso, è stato per vedere dove avremmo registrato. Stavano costruendo una tangenziale per bypassare la città di Cwm, ma non era ancora finita, così sono uscito sulla vecchia statale. È stato come tornare indietro nel tempo. File di case a schiera, miniere, altre case a schiera. Edifici poveri, funzionali, senza nessuna bellezza. Tutto girava intorno all’industria, non alla vita delle persone». Poi Willgoose è arrivato all’Ebbw Vale Institute, dove è stato registrato il disco: «Per gli operai era il posto dove leggere, studiare, darsi quell’istruzione che erano determinati a ottenere. Con la chiusura delle fabbriche stava marcendo. Sono riusciti a recuperarlo con i fondi della Lotteria nazionale, ora è un hub culturale per la comunità».
La sera del concerto il posto è vivo come non succedeva da tempo. Due secoli fa qua c’era campagna, poi sono arrivate le miniere e un villaggio di 500 anime in pochi anni è diventato una città da 150 mila abitanti. E ora? «Con il lavoro è sparita la comunità. La miniera era faticare insieme e poi uscire, andare al pub, a cena, veder crescere i figli insieme. Significava ascoltare gli operai più anziani che ti raccontavano della Seconda guerra mondiale, i minatori che avevano combattuto in Spagna. Imparavamo più così che a scuola».
Ron Stoate è vecchio abbastanza da aver vissuto lo sciopero, anche se sembra il chitarrista di una band pub rock. Jeans, polo e tatuaggi, si aggira per il concerto con Wayne Thomas, militante del Num (il sindacato minatori) e biker. Le loro voci, registrate dai PSB, sono in Every Valley. «Ci hanno detto che le miniere erano improduttive, anche quella di Tower Colliery di Hirwaun, dove lavoravo io» dice Wayne. «Abbiamo raccolto due milioni di sterline e l’abbiamo comprata noi operai, trasformandola in cooperativa. È rimasta attiva altri 13 anni. L’Inghilterra non produce più carbone, ma in compenso ne importa trenta milioni di tonnellate. Qual è la logica?». Con gli anni la rabbia è diventata amarezza. «Qui è nato il National Health Service. Il ministro laburista che l’ha inventato si chiamava Aneurin Bevan, era stato minatore. Oggi è diverso: la politica è fatta da giovani che escono dalle università ed entrano in parlamento» dice Ron, la voce consumata da sigarette e dalle polveri della miniera. «E ci dicono che il welfare è morto» aggiunge Wayne. «A Bornemouth c’è un ospedale creato settant’anni fa per le vittime di incidenti o i problemi respiratori. È ancora là, per tutti».
Il rischio di cadere nella retorica per un mondo scomparso è enorme. La mattina dopo il concerto incontriamo J. Willgoose Esq. negli uffici del Big Pit Museum: «Mi sono posto il problema di come avrei spiegato questo progetto ai miei discografici, immaginavo già le loro facce. La verità è che questa è sì la storia di Ebbw Vale ma Every Valley è anche molto altro». Nel frattempo gli inglesi hanno votato, e il Labour ha riconquistato la regione. «Chissà come finirà» dice Willgoose. «Siete già stati in miniera? La cosa che più di tutto mi ha colpito sono le minuscole stalle dei pony. La vista di quei box con i loro nomi è straziante. Queste povere creature passavano tutta la vita laggiù al buio, a faticare. A volte li portavano su per due settimane, durante le ferie. Vedevano il cielo, i prati, impazzivano di gioia; poi li riportavano giù. Come condannati a morte».
(30 giugno 2017)